... civiltà di materia e di macchine ... esistono ancora uomini in piedi in mezzo a queste rovine?






 Mi sento di suggerire la rilettura di ORIENTAMENTI, questo piccolo grande libro di Julius Evola pubblicato per la prima volta nel lontano 1950, per ritrovare, ciascuno di noi dentro di sé, quella convinzione e quei valori morali che permettano una opposizione determinata e dignitosa all'imperversare di una disumana politica neoliberista apertamente contraria agli interessi delle popolazioni mondiali. 

Ciò che solo conta è questo: oggi ci troviamo in mezzo ad un mondo di rovine. E il problema da porsi è: esistono ancora uomini in piedi in mezzo a queste rovine? E che cosa debbono, che cosa possono essi ancora fare?


1. - E' inutile crearsi illusioni con le chimere di un qualsiasi ottimismo: noi oggi ci troviamo alla fine di un ciclo. Già da secoli, prima insensibilmente, poi col moto di una massa che frana, processi molteplici hanno distrutto in Occidente ogni ordinamento normale e legittimo degli uomini, hanno falsato ogni più alta concezione del vivere, dell'agire, del conoscere e del combattere. E il moto di questa caduta, la sua velocità, la sua vertigine è stata chiamata "progresso". E al "progresso" furono innalzati inni e ci si illuse che questa civiltà - civiltà di materia e di macchine - fosse la civiltà per eccellenza, quella a cui tutta la storia del mondo era preordinata: finché le conseguenze ultime di tutto questo processo furono tali da imporre, in alcuni, un risveglio. 

Dove, e sotto quali simboli, cercarono di organizzarsi le forze per una possibile resistenza, è noto. Da un lato, una nazione che, da quando era divenuta una, non aveva conosciuto che il clima mediocre del liberalismo, della democrazia e della monarchia costituzionale, osò riprendere il simbolo di Roma come base per una nuova concezione politica e per un nuovo ideale di virilità e di dignità.

Forze analoghe si svegliarono nella nazione, che, essa stessa, nel Medioevo aveva fatto suo il simbolo romano dell'Imperium, per riaffermare il principio di autorità e il primato di quei valori, che nel sangue, nella razza, nelle forze più profonde di una stirpe hanno la loro radice. E mentre in altre nazioni europee dei gruppi si orientavano già nello stesso senso, una terza forza si aggiungeva allo schieramento nel continente asiatico, la nazione dei samurai, nella quale l'adozione delle forme esteriori della civilizzazione moderna non aveva pregiudicato la fedeltà ad una tradizione guerriera incentrata nel simbolo dell'Impero solare di diritto divino. 

Non si pretende che in queste correnti fosse ben netta la distinzione fra l'essenziale e l'accessorio, che in esse alle idee facesse da controparte una adeguata persuasione e qualificazione delle persone, che vi fossero state superate influenze varie risententi delle forze stesse che si dovevano combattere. Il processo di purificazione ideologica avrebbe potuto aver luogo in un secondo tempo, risolti che fossero alcuni problemi politici immediati e improrogabili. Ma anche così era chiaro che stava prendendo forma uno schieramento do forze, rappresentante una sfida aperta alla  civiltà "moderna": sia a quella delle democrazie eredi della Rivoluzione francese, sia all'altra, rappresentante il limite estremo della degradazione dell'uomo occidentale: la società collettivistica del Quarto Stato, la civiltà comunista dell'uomo-massa senza volto. I ritmi si accelerarono, le tensioni si accrebbero fino all'urto armato delle forze. Ciò che prevalse fu il potere massiccio di una coalizione che non indietreggiò dinanzi alla più ibrida delle intese e alla più ipocrita mobilitazione ideologica pur di schiacciare il mondo che stava rialzandosi e che intendeva affermare il suo diritto. Se i nostri uomini furono o no all'altezza del compito, se errori furono commessi in fatto di tempestività, di completa preparazione, di misura del rischio, ciò sia lasciato da parte, ciò non è cosa che pregiudica il significato interno della lotta che fu combattuta. del pari, a noi non interessa che oggi la storia si vendichi sui vincitori, che le potenze democratiche, dopo essersi coalizzate con le forze della sovversione rossa per condurre la guerra sino all'estremismo insensato della resa incondizionata e della distruzione totale, oggi vedono ritorcersi contro di loro gli alleati di ieri come un pericolo ben più temibile di quello che volevano scongiurare. 

Ciò che solo conta è questo: noi oggi ci troviamo in mezzo ad un mondo di rovine. E il problema da porsi è: esistono ancora uomini in piedi in mezzo a queste rovine? E che cosa debbono, che cosa possono essi ancora fare?

        





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