INDIPENDENTZIA ! - C'E' VITA SENZA EURO ? CERTAMENTE Sì !

                                                        INDIPENDENTZIA !



C’è vita in assenza di euro?

Certamente sì !


Certo che c’è vita anche in assenza di euro.

L’euro è solo uno dei tanti sistemi di misurazione del valore e, sicuramente, il più subdolo e dannoso per le popolazioni che lo subiscono senza essere state interpellate.

La moneta è un mezzo fondamentale per un buon sviluppo della società civile, ma rimane solo uno strumento che può sempre essere migliorato, sostituito e utilizzato a beneficio o contro gli interessi delle popolazioni.

Il Progetto Nuraghes che iniziamo a presentare è un semplice circuito locale di scambi di beni e servizi all’interno del quale la contabilità tra chi deve dare e chi deve avere viene regolata da un sistema di buoni cartacei ed elettronici. Il circuito può essere attivato in singoli Comuni di medie dimensioni o in una Unione di Comuni, per poi espandersi a livello regionale, per portare benefici immediati e permanenti ad un gran numero di persone in difficoltà economiche.

Stiamo parlando di una economia di scambi inizialmente circoscritta ai membri partecipanti (che potranno essere solo mille o anche centomila e più persone) che opera in simbiosi con quella dei centri commerciali e della martellante pubblicità mediatica.

L’erogazione di questi Buoni come retribuzione del lavoro svolto sarà attivata in modo tale da assicurare a ciascun membro della comunità la possibilità di soddisfare pienamente le esigenze primarie di ogni Essere Umano: l’alimentazione quotidiana garantita per sé e per i propri cari, una dignitosa casa d’abitazione in cui vivere serenamente, un abbigliamento adeguato in ogni stagione dell’anno per mantenere una temperatura corporea ideale.

Dopo aver ripetutamente ed invano tentato di presentare il Progetto a qualche decina di Sindaci e amministratori comunali (in Sardegna e oltremare) limitati da vincoli a partiti e leader di Roma o Milano, ho pensato di concentrare le attenzioni su Sindaci e consiglieri comunali indipendentisti sardi, indubbiamente più sensibili ai problemi dei nostri conterranei più svantaggiati. La lieta scoperta dell'esistenza della Corona de Logu, una associazione che riunisce Sindaci e consiglieri di numerosi Comuni della Sardegna, ha dato nuove energie alle mie speranze. 

Il circuito monetario locale del Progetto Nuraghes, con i suoi benefici concreti ed immediati, potrebbe essere utilizzato come strumento utile ad unire quelle ampie fasce di popolazione necessarie a far diventare l'Indipendentismo Sardo estremamente popolare.

I pur fondamentali principi teorici di storia e lingua comune e il diritto di autodeterminazione dei popoli, non sono stati da soli sufficienti a trasformarsi in quel solido collante capace di unire e far vibrare i cuori dei sardi meno sensibili. Difficile parlare di storia e filosofia a chi non ha un tetto sicuro sopra la testa, ha la pancia vuota e figli da sfamare.

L’evidente vantaggio concreto, l’offerta di un impiego a tempo indeterminato, potrebbe essere l’elemento scatenante di cui si è sempre sentita la mancanza. Senza benefici immediati e facilmente riscontrabili come possono essere il lavoro, la casa e l’alimentazione quotidiana garantita, le teorie non riescono da sole a conquistare masse confuse dalla ingannevole narrazione dei Padroni del Discorso.

Con oltre 140 mila disoccupati sardi, ci ritroviamo (purtroppo) un’ampia fascia di potenziali utenti interessati a partecipare al Progetto.

Possiamo creare un mondo parallelo tutto nostro, non attraente ed ingannevole come quello quotidianamente rappresentato sugli schermi televisivi, ma sicuramente molto più etico e solidale, nel quale una vita dignitosa senza grandi privazioni è la certezza da cui ripartire.

Come sempre succede in presenza di palesi ingiustizie subite, in questi tempi di inammissibili e anticostituzionali restrizioni delle più elementari liberà individuali per chiari propositi di controllo delle masse, si stanno creando condizioni favorevoli per dare un nuovo impulso all’Indipendentismo Sardo. La guerra contro un nemico comune in difesa di diritti violati riesce ad unire un popolo diviso.

E’ un momento in cui è più facile prendere coscienza dell’importanza di poter prendere in completa autonomia le decisioni che riguardano il futuro della nostra meravigliosa Terra di Sardegna. La dittatura di un potere centrale lontano e oscuro sta prendendo forma, giorno dopo giorno, davanti ai nostri occhi increduli. Dopo aver letto di regimi dittatoriali nei libri di storia o in cronache di Paesi sempre lontani, mai avrei immaginato di dover assistere all’incredibile e temerario tentativo di instaurare una dittatura mondiale in piena regola nel cuore del mondo occidentale.

Ciò che è più sorprendente è la facilità con la quale poche migliaia di individui, neanche chiaramente identificabili, siano stati capaci, senza ricorrere alle armi, di privare dei più elementari diritti costituzionali le civili popolazioni del mondo occidentale col solo uso di Tv e giornali.

Dagli avvenimenti peggiori si possono però trarre preziosi insegnamenti. Senza volerci addentrare nell’analisi di eventi ancora in pieno svolgimento, noi indipendentisti sardi dovremmo fare tesoro di questa infelice esperienza.

Un popolo che non riesce all’interno del proprio territorio ad opporsi efficacemente a ingiustificate restrizioni riguardanti la libertà di movimento individuale e di scelta di cure sanitarie, piegandosi a poteri oscuri e lontani, è un popolo senza futuro.

Sarebbe stato bello vedere una reazione spontanea, decisa e consapevole dell’indipendentismo sardo e di tutta la popolazione a delle limitazioni inammissibili che violano i più elementari diritti dell’Essere Umano, ma tutto ciò non sta avvenendo.

Senza nessuna apparente volontà di combattere imposizioni che stanno stravolgendo valori fondamentali quali la libertà di movimento, parola e pensiero, la sacralità della famiglia tradizionale e l’educazione dei nostri figli, piegandosi a norme astruse provenienti da chissà dove a beneficio di altrui interessi, il Popolo Sardo sta rinunciando alla propria libertà.

Se a ciò aggiungiamo il fatto che non ha nessuna possibilità a livello nazionale e internazionale di far sentire la propria voce né rivendicare alcunché, ma può solamente subire il monopolio dell’informazione, dell’emissione di moneta, della somministrazione alimentare e dell’energia in mano ad una élite che continua indisturbata a dettare regole di comportamento in campo economico e politico, il nostro futuro è in grande pericolo.

Noi Sardi abbiamo la fortuna di vivere in un Paradiso Terrestre senza rendercene pienamente conto. Siamo ricchi, ma una fascia sempre troppo ampia di popolazione ha problemi con l’alimentazione quotidiana, la casa d’abitazione e il pagamento delle abituali bollette. Credo non sia tanto difficile porre rimedio a queste situazioni di disagio, sempre che ci sia la volontà politica di farlo. In assenza di tale volontà, noi Popolo Sovrano, dobbiamo smettere con le inutili lamentele e attivarci per contribuire a crearla, avviando un dialogo fruttuoso col livello istituzionale più vicino: le amministrazioni comunali.

È necessaria una reazione condivisa e molto partecipata per iniziare a riprenderci un minimo di autonomia decisionale.

Il Popolo Sovrano deve essere consapevole e ricordarsi di esercitare la propria sovranità, se non vuole perderla definitivamente. Gli amministratori comunali indipendenti da vincoli di partito e sinceramente interessati al benessere dei propri concittadini, non possono che rallegrarsi del contributo di una cittadinanza attiva e consapevole.

La collaborazione di Sindaci e amministratori comunali indipendentisti che utilizzino al meglio la loro autorità decisionale sul territorio è fondamentale.


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