SIAMO TERRITORIO COLONIALE DI UN POTERE CENTRALE, ROMA, A SUA VOLTA COLONIA DI POTERI INTERNAZIONALI CHE MIRANO APERTAMENTE ALLA SUA COMPLETA DISTRUZIONE


 

Fare dell’Indipendentismo Sardo un argomento di attualità nelle conversazioni quotidiane della gente comune


In tempi di supposte pandemie globali e conseguente dittatura sanitaria, non può sfuggire al mondo indipendentista il fatto che la posizione della Sardegna si sia fatta ancora più preoccupante. Siamo colonia di un potere centrale, Roma, a sua volta colonia di centri di potere internazionali che mirano alla sua completa distruzione. L’Italia e il suo Governo stanno assistendo da una trentina d’anni, senza alcuna volontà o capacità di opporsi, alla dissoluzione della propria economia e della propria identità nazionale. Questa distruzione programmata viene assecondata e facilitata da Governi che, tradendo apertamente il Popolo che dovrebbero rappresentare, obbediscono ad ordini che vanno palesemente contro gli interessi nazionali. Una posizione davvero poco dignitosa.


Noi Sardi non possiamo stare a guardare e farci cogliere impreparati. Abbiamo un ulteriore valido motivo per rivendicare il diritto all’autodeterminazione: non possiamo farci trascinare in questo baratro senza futuro. È un suicidio sociale che non ci riguarda e al quale non vogliamo prendere parte.


La strada verso l’Indipendenza della Sardegna si presenta lunga e tortuosa, costellata com’è di numerosi ostacoli.

É una strada comunque da percorrere, perché non c’è futuro per un popolo che non è padrone del proprio destino e continua a subire astruse direttive provenienti da centri di potere lontani, a beneficio di altrui interessi.


Anche un cammino di migliaia di chilometri inizia con un primo piccolo passo, e sarebbe bene individuare in anticipo quale tragitto sia più conveniente percorrere. Per avere una qualche possibilità di successo sarebbe bene immetterci su quel cammino iniziando col fare dell’Indipendentismo Sardo un argomento di attualità nelle conversazioni quotidiane della gente comune. Cosa che sicuramente al momento non avviene.


Per riuscire nell’intento di coinvolgere ampie fasce di popolazione, le pur fondamentali teorie su lingua e storia sarda e diritto di autodeterminazione non sono state fino ad ora sufficienti: c’è bisogno di passare dalle parole ai fatti e completarle con azioni coinvolgenti, partecipate, eclatanti.

Non essendo più percorribile, per ovvie ragioni, il ricorso alle armi, rimangono a disposizione sistemi pacifici e comunque efficaci nel lungo periodo. Una disobbedienza civile organizzata e continua per opporci alle numerose ingiustizie che noi Sardi siamo costretti a subire è il minimo che possiamo fare.

I diritti calpestati e le ingiustizie a cui opporci non mancano di certo.

Potremmo elaborare un piano d’azione con un programma permanente di contestazioni da portare avanti con assiduità. Mantenere viva la contestazione e il sentimento condiviso di lotta all’ingiustizia è un passo obbligato per un coinvolgimento costante della popolazione.


I numerosi movimenti indipendentisti sardi, divisi per questioni di secondaria importanza, possono sempre essere ricompattati attorno ai numerosi punti che li uniscono: le battaglie contro le basi militari, per il bilinguismo e l’insegnamento della storia sarda nelle scuole, l’opposizione alle cattedrali industriali nel deserto, all’inquinamento di raffinerie e territori minerari, alle fabbriche di armi, et cetera.


Ancora: la lotta per la proprietà pubblica dell’acqua, per l’inviolabilità della prima casa, per compagnie aeree e di navigazione di proprietà della Regione Sardegna, per il potenziamento (non lo smantellamento) del sistema sanitario regionale e altri motivi dettati dagli eventi del momento.

In sintesi, una presenza costante del popolo indipendentista sui temi più scottanti con azioni concrete, popolari, sempre in difesa degli interessi del nostro territorio e della popolazione.


Dopo anni di studio dei meccanismi di emissione della moneta e dell’inganno per mezzo della quale poche famiglie di banchieri internazionali apolidi controllano a piacimento le risorse e le popolazioni dell’intero pianeta, non ho potuto fare a meno di notare l’assenza della materia monetaria nel dibattito interno all’indipendentismo.

Un’assenza pesante e ingiustificata, dal momento che La Grande Truffa che si nasconde nella creazione dal nulla del denaro è all’origine di tutti mali materiali di cui siamo vittime inconsapevoli, con pesanti conseguenze anche in campo spirituale.


L’ emissione monetaria è un’azione che riguarda la politica prima che l’economia. In assenza di una precisa ed onesta volontà politica, non si potrà avere una corretta emissione di moneta che permetta di risolvere a beneficio delle popolazioni (quasi) ogni disagio di ordine materiale. Nell’attualità, la moneta è il miglior strumento di dominio e controllo sociale sulle nazioni da parte di quei centri di potere che detengono il monopolio della sua creazione dal nulla. Quindi, Indipendentismo ed emissione monetaria sono legati da uno stretto rapporto. Non c’è indipendenza senza moneta, e i Grandi Usurai internazionali creatori di moneta non gradiscono l’autogoverno di popoli indipendenti o Capi di Stato che non si piegano al loro volere. Favoriscono i cosiddetti Stati di Diritto, con Parlamenti solo formalmente democratici, più facili da condizionare grazie al potere invisibile del denaro.

Di qui l’esportazione della democrazia per mezzo delle missioni di pace e i missili intelligenti. Ogni nuovo corso democratico inizia inevitabilmente con il totale controllo della Banca Centrale del Paese occupato.


La globalizzazione, il Nuovo Ordine Mondiale, il Grande Reset e il clamoroso tentativo di instaurare una dittatura sanitaria mondiale al quale stiamo assistendo, sono tutti progetti di dominio che non potrebbero essere portati avanti senza l’illimitata disponibilità finanziaria garantita dal monopolio della creazione di moneta.


Il Progetto Nuraghes: soluzione parziale ma altamente efficace


In presenza di tale situazione geopolitica internazionale, apparentemente poco favorevole ad istanze indipendentiste e in attesa di momenti migliori, è bene comunque puntare almeno a soluzioni locali che permettano di alleggerire il disagio economico che si soffre nell’Isola.

Il Progetto Nuraghes è una soluzione altamente efficace contro la programmata scarsità monetaria imposta per i motivi appena ricordati; in secondo luogo offre all’Indipendentismo Sardo uno strumento che, producendo benefici immediati e concreti ai partecipanti e all’intera comunità isolana, può fungere da collante per unire ampie fasce di popolazione in una battaglia condivisa contro un potere ingiusto. Come spesso succede, uniti da un comune nemico.


Il Progetto Nuraghes che si vuole presentare, è un sistema economico di scambi di beni e servizi perfettamente legale che, senza entrare in contrasto con leggi nazionali e trattati internazionali, permette di eliminare per sempre la disoccupazione in Sardegna. Non è un’utopia o il sogno di un povero illuso come sarebbe forse portato a pensare chi non ha familiarità con i temi monetari: è semplicemente un circuito solidale tra soci all’interno di una Cooperativa Sociale facilmente realizzabile, sempre che ci sia la volontà politica di attuarlo.

Infatti, c’è da tenere presente che uno Stato (o la Regione Sardegna, nel nostro caso specifico) onestamente amministrato secondo ragione e a beneficio del Popolo, ha già la possibilità di raggiungere la piena occupazione, se solo lo volesse. Manca la volontà politica dei personaggi che stanno al vertice delle istituzioni: il benessere diffuso a tutta la popolazione non è esattamente nei programmi dei centri di potere sovranazionali che sovrastano gli italici governanti. Do per scontato che ogni indipendentista sardo sia consapevole di questa verità.


Noi, per mettere in moto il programma, non abbiamo comunque bisogno del consenso e della disponibilità di politici nazionali o regionali, i cui interessi purtroppo non coincidono più da tempo con quelli del Popolo: sarà sufficiente il coinvolgimento di qualche amministrazione comunale coraggiosa e sinceramente interessata al benessere dell’intera comunità isolana. Niente di meglio che rivolgermi alla ormai numerosa comunità di Sindaci e amministratori comunali indipendentisti sparsi in tutta la regione.


La felice scoperta dell’esistenza della Corona de Logu, assemblea recentemente costituita degli amministratori comunali indipendentisti della Sardegna, ha dato nuove energie alle mie speranze.


Il Progetto Nuraghes vuole offrire ai Sindaci della Sardegna (e a chiunque voglia attivarlo) uno strumento che consenta, eliminando la disoccupazione, un benessere minimo diffuso e solidale nel territorio comunale amministrato.

Tutto ciò, senza utilizzazione di euro: quindi, nessuna distrazione di fondi da differenti destinazioni nel bilancio comunale.

Dal singolo Comune il Progetto può facilmente assumere un carattere regionale, espandendosi in una rete di Comuni grandi e piccoli.


L’obiettivo è quello di offrire a tutti i disoccupati senza alcun reddito e in generale alle persone in gravi difficoltà economiche residenti nel Comune, un lavoro a tempo indeterminato retribuito in Nuraghes, Buoni cartacei ed elettronici.



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