Il dialogo tra Krishna e Arjuna


 


Il devoto deve adorare l'Immanifesto o un Dio personale?


Arjuna disse:

Fra i devoti che con dedizione costante Ti venerano in questo modo e quelli che adorano l'Incorruttibile, l'Immanifesto, quali sono più valenti nello yoga?

Il beato Signore rispose

Coloro che, concentrando la mente su di Me, Mi adorano, sempre uniti a Me con somma devozione, sono ai miei occhi i perfetti conoscitori dello yoga.

Tuttavia quelli che adorano l'Incorruttibile, l'Ineffabile, l'Immanifesto, l'Onnipresente, l'Inconcepibile, l'Immutabile, l'Immoto, l'Inalterabile; coloro che hanno soggiogato tutti i sensi, che restano equanimi in ogni circostanza e si dedicano al bene di tutte le creature, anch'essi in verità Mi raggiungono.

Coloro la cui meta è l'Immanifesto accrescono le difficoltà da affrontare; arduo è infatti il cammino verso l'Assoluto per gli esseri incarnati.

...

Immergi la tua mente in Me soltanto, concentra su di Me la facoltà percettiva del tuo discernimento; allora, al di là di ogni dubbio, dimorerai in Me in eterno.

O Dhanajaya (Arjuna), se non riesci a mantenere la mente del tutto assorta in Me, cerca allora di raggiungermi con la pratica assidua dello yoga.

E ancora, se non riesci a dedicarti a una pratica incessante dello yoga, impegnati nell'agire con il pensiero rivolto a Me. Anche compiendo tutte le tue azioni nel mio nome, raggiungerai la divina perfezione suprema.

Se neppure questo ti è possibile, allora, restando avvinto a Me come tuo Rifugio, rinuncia ai frutti di tutte le azioni, mentre continui ad adoperarti per conquistare il dominio del Sé.

In verità, la saggezza (che si ottiene con la pratica dello yoga) è superiore alla pratica (meccanica) dello yoga; la meditazione è più auspicabile della conoscenza (puramente teorica); la rinuncia ai frutti delle azioni è più importante (degli stadi iniziali) della meditazione. L'effetto immediato della rinuncia ai frutti dell'azione è la pace.

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