Ma poi, con l'Indipendenza della Sardegna, di cosa vivremo?

                                                                INDIPENDENTZIA !!




Di cosa vivremo?


Sono convinto che in ogni sardo ci sia un potenziale indipendentista. Ciononostante, gli indipendentisti dichiarati e consapevoli sono ancora una esigua minoranza della popolazione. C’è da chiedersi: come mai?


Io stesso sono arrivato con grande ritardo all’Indipendentismo Sardo. 

Partecipai, invitato, come curioso spettatore ad un primo incontro una decina di anni fa. L’incontro si tenne ad Oristano con la partecipazione dei principali leader dei vari movimenti indipendentisti del momento. Il livello degli argomenti trattati poteva non essere particolarmente entusiasmante, ma rimasi favorevolmente sorpreso dalla passione e dall’amore per la Sardegna che si apprezzavano negli interventi dei vari partecipanti.

Dopo quel primo incontro, iniziai a frequentare più assiduamente l’indipendentismo, col proposito di introdurre e far presente l’importanza della  moneta come strumento di libertà o, al contrario, di dominio sui popoli; argomento che brillava per la sua assenza negli sporadici incontri.


Ho frequentato per qualche anno il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu di Sergio Pes, per poi dover abbandonare l’ambiente indipendentista per risolvere problemi di carattere personale nel frattempo sopraggiunti. Ora che sono libero da preoccupazioni ed impegni, ho deciso di riprendere in mano il Progetto Nuraghes di cui già mi occupavo in precedenza. Il progetto ruota attorno a un sistema di misurazione del valore che consente di offrire un lavoro dignitoso e stabile alle migliaia di disoccupati sardi senza utilizzare euro e senza entrare in contrasto con leggi nazionali e trattati internazionali.


Sono diventato un indipendentista convinto quando ho iniziato ad intravedere una risposta accettabile alla domanda che, prima o poi, tutti i dubbiosi sulla convenienza o meno di staccarsi dallo Stato italiano si pongono. 


La domanda è: ma poi, con l’indipendenza, di cosa vivremo?


L’intera popolazione mondiale ha sempre vissuto e vive dei doni di Madre Natura. Anche noi Sardi continueremo a vivere dignitosamente delle risorse della nostra Terra, questa volta meglio ripartite per non permettere che nessun nostro conterraneo sia abbandonato a sé stesso nel bisogno e nella sofferenza. 


L’uomo è da sempre vissuto dei doni che questo Pianeta dell’Abbondanza ci offre dall’inizio dei tempi in maniera continua e del tutto gratuita. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere lo troviamo nell’ambiente in cui siamo immersi e di cui siamo parte. 


Qualcuno ha, in origine, risolto per noi ogni problema.


Il primo fondamentale insegnamento da trarre da questa verità è quindi il seguente: mai svendere ad estranei la Terra che ci dà da vivere.

Proveniente dallo studio della moneta e degli inganni che ne caratterizzano l’emissione, mi sono reso conto che con un sistema tutto nostro di misurazione del valore, in Sardegna potremmo eliminare per sempre la disoccupazione e raggiungere l’autosufficienza alimentare abbastanza facilmente.


Un popolo autosufficiente nell’alimentarsi è un popolo libero.


Perciò, la risposta alla domanda “Come vivremo?” è: vivremo, come ogni altra popolazione, dallo sfruttamento intelligente e sostenibile delle risorse della nostra Terra meravigliosa.


Sono perfettamente consapevole che in un mondo globalizzato e materialista, straripante di finte necessità indotte, l’autosufficienza alimentare potrebbe non essere una motivazione sufficiente per convertire all’Indipendentismo coloro che danno l’alimentazione quotidiana per scontata.

Il progetto però si rivolge inizialmente a una fascia piuttosto numerosa di persone svantaggiate, più sensibili e più interessate a farsi coinvolgere: gli oltre 140 mila disoccupati sardi. 

Inoltre, l’autosufficienza alimentare non rappresenta il traguardo finale, ma piuttosto un indispensabile punto di partenza verso traguardi più ambiziosi.


La disponibilità di risorse naturali e della forza lavoro necessaria a trasformare tali risorse in beni materiali utili, non sono però sufficienti a far decollare una normale economia di scambi di merci e servizi. Manca ancora qualcosa: un mezzo di scambio che permetta un fluido avvicendarsi delle tre fasi di produzione, distribuzione e consumo dei beni prodotti.

Dal momento che la cronica carenza di euro in circolazione è di proposito programmata e imposta dall’alto proprio per ostacolare e limitare la prosperità economica delle popolazioni mondiali, ci possiamo creare un sistema tutto nostro di misurazione del valore. Infatti, in presenza di risorse, persone desiderose di lavorare e prodotti da acquistare, non c’è nessun valido motivo per cui non si possa godere dei benefici di una semplice economia di scambi in ogni attiva comunità locale. 

Una buona disponibilità di risorse, unita ad una corretta emissione monetaria a vantaggio della popolazione per trasformare i progetti in opere, rappresenta un mix esplosivo che si traduce in una abbondante produzione di beni utili e in un benessere diffuso per tutta la comunità umana.

I Grandi Usurai internazionali hanno sempre temuto e cercato di impedire che nelle popolazioni  maturasse la consapevolezza di essere proprietarie delle risorse naturali e, di conseguenza, tutte potenzialmente ricche in questo Pianeta dell’Abbondanza. È il motivo per il quale nessuno mai in tanti anni di scuola dell’obbligo ci ha mai insegnato cosa sia la moneta e quale la sua funzione. Questo è il motivo per cui l’oligarchia di banchieri che stanno al vertice della piramide di potere non hanno esitato ad eliminare fisicamente capi di Stato e altri personaggi che potevano mettere in pericolo il sistema di emissione monetaria consolidato sin dal 1694 con la fondazione della Bank of England.


Prima di addentrarci nella conoscenza del Progetto Nuraghes, credo che una escursione sintetica e istruttiva su concetti quali ricchezza, economia e moneta sia più che opportuna. Sono concetti abbastanza semplici, ma resi intenzionalmente sfuggenti e complicati da una omertosa narrazione mainstream, resa intenzionalmente complessa e infarcita di vocaboli inglesi col proposito di confondere e allontanare i curiosi. Noi invece, mossi da interessi opposti, cercheremo di trattare la materia monetaria con un linguaggio quanto più chiaro e semplice possibile.

Anche perché è l’unico che conosciamo.


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