Sardegna, un Paradiso Terrestre in cui si patisce la fame.

INDIPENDENTZIA !!


Sardegna, un Paradiso Terrestre in cui si patisce la fame


Come già affermato, noi Sardi viviamo in un autentico Paradiso Terrestre senza rendercene pienamente conto. È una mia  convinzione personale, credo condivisa da un gran numero di conterranei e non.


In una Terra ragionevolmente ricca di risorse, non è concepibile patire la fame, non riuscire ad eliminare i disagi economici e la sofferenza di ampie fasce di popolazione, essere incapaci di arrestare la disoccupazione e subire astruse direttive che provengono da chissà dove, mentre continuiamo ad assistere all’emigrazione, contro la loro stessa volontà, dei nostri figli.

La stessa considerazione può essere estesa, a maggior ragione (per l’abbondanza di risorse), all’intero pianeta.


Perché si muore di fame nel Pianeta dell’Abbondanza?


Ignoranza, mancanza di mezzi e avverse condizioni climatiche poteva forse essere una risposta sensata nei lunghi secoli che hanno preceduto la rivoluzione industriale. Al giorno d’oggi la carenza di alimenti non è più giustificabile. L’abbondanza di risorse del pianeta, unita alla illimitata disponibilità di denaro per produrre, distribuire e consumare i beni prodotti dal lavoro di trasformazione delle risorse naturali, consente di poter nutrire senza difficoltà gli oltre sette miliardi di abitanti il nostro mondo.

Invece, succede che le supposte ed ingannevoli carenze di denaro e di cibo propagandate da una Narrazione Unica interessata, vengono usate come strumenti di dominio e controllo sulle popolazioni mondiali.


Quindi, nell’attualità, la risposta è: si muore di fame per decisione politica. 

In presenza di abbondanti risorse da sfruttare in maniera intelligente e sostenibile, delle braccia di milioni di disoccupati vogliosi di guadagnarsi da vivere con un lavoro dignitoso, di una tecnologia che offre una varietà di soluzioni, non si può patire la fame o vivere in condizioni di grande disagio per la mancanza di un biglietto di carta che tenga la contabilità aggiornata tra chi deve dare e chi deve avere all'interno della comunità umana. È La più Grande Truffa di ogni epoca ai danni dell'Umanità: e non è più tollerabile.


Gestita in regime di monopolio, la moneta sottratta con l’inganno ad un Popolo inconsapevole, unico legittimo proprietario, consente a poche dinastie di banchieri apolidi internazionali di “comprare” e controllare tutte le principali risorse e la ricchezza prodotta con il loro sfruttamento.

 

L’emissione e la gestione in mano ai banchieri privati della moneta sono la causa principale della disoccupazione, emigrazione e del diffuso disagio sociale che viviamo in Sardegna, un territorio nel quale non mancano le risorse naturali e le condizioni di vita favorevoli. Per combattere lo spopolamento, in Sardegna si offrono a forestieri le case ad un euro con programmi incentivati dalle amministrazioni comunali, mentre intere famiglie sarde vengono buttate per strada nell’indifferenza e impotenza degli amministratori locali, in seguito al pignoramento delle loro abitazioni. Un incredibile paradosso.


Negli Stati Uniti veniamo identificati come Blue Zone, uno di quei pochissimi territori felici del mondo nei quali i principali indicatori della qualità della vita sono: la longevità di vita e la percentuale di centenari in rapporto alla popolazione, la sana alimentazione con consumo costante di vegetali e legumi, l’attività moderata ma praticamente quotidiana all’aria aperta, gli affetti, la sensazione di essere socialmente utili e parte di una comunità, con la famiglia come principale riferimento. 


Questa visione idilliaca della nostra realtà, quantunque piacevole conferma della buona sorte di vivere in Sardegna, sappiamo essere vera soltanto per una parte più fortunata della nostra comunità. Cosa possiamo quindi fare per migliorare le condizioni dell’altra parte, quella sofferente, della popolazione sarda?


Sicuramente, come meta finale, puntare all’Indipendenza dell’Isola per essere padroni del nostro destino, amministrare a beneficio della gente comune e non solo di pochi privilegiati, e poterci difendere da inopportune ingerenze esterne. Come traguardo immediato, limitare per quanto possibile i disagi materiali dei più svantaggiati, offrendo un lavoro dignitoso a tutti coloro che hanno difficoltà a provvedere a sé stessi e ai loro familiari.


Come ?

Creando un sistema di misurazione del valore tutto nostro, a costo zero, senza indebitarci con nessuno. Un mezzo di scambio che circoli esclusivamente in Sardegna in parallelo con i velenosi euro della Banca Centrale Europea, per sopperire alla loro programmata scarsità. É un programma al momento già attuabile, all’interno di una cornice normativa perfettamente legale.

L’euro non è una moneta emessa a beneficio delle popolazioni, ma è piuttosto un perverso strumento di espropriazione di ricchezza e di controllo sociale. Niente di buono può venire a noi popolo da una moneta di proprietà di oscuri usurai internazionali che ce la prestano ad interesse. Noi basiamo tutta la nostra vita su una moneta che non ci appartiene e non possiamo controllare:  ci viene ceduta solo in affitto, e i proprietari possono aumentare l’affitto a piacimento. 

Il debito generato dal prestito di denaro ad interesse è matematicamente inestinguibile perché il debito (capitale + interesse) è sempre maggiore del prestito (solo capitale). Dal momento che l’interesse non entra in circolazione, non ci sarà mai abbastanza denaro disponibile per ripagare tutti i debiti. Se qualcuno riuscirà ad estinguere un mutuo, lo farà impedendo a qualcun altro di fare altrettanto.


Queste poche righe stampate da migliaia di anni nel Vecchio Testamento ebraico dovrebbero essere sufficienti a chiarire, a chi ha volontà di intendere, quale sia il rapporto di sudditanza che si crea tra usuraio e debitore:


“…farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti; dominerai su molte nazioni, ma esse non domineranno su di te.“

                                                        Deuteronomio 15,6


L’interesse sul denaro, la retribuzione del capitale piuttosto che del lavoro e della Persona Umana, è il male da eliminare se vogliamo un futuro a misura d’uomo.

É chiaro che dobbiamo spezzare le catene che ci legano a poteri lontani, iniziando a costruirci uno spazio vitale di sempre più ampia autonomia decisionale e autosufficienza alimentare. 

Fino a quando noi Sardi continueremo ad eleggere un Governatore e un Consiglio Regionale che invece di rappresentare i Sardi a Roma rappresentano il potere centrale in Sardegna, non vedo molte possibilità. 

Come possiamo essere tanto ingenui da aspettarci che a Roma o a Bruxelles ci sia chi stia pensando a risolvere per noi i nostri problemi? 

Forse noi ogni mattina al risveglio pensiamo di risolvere i problemi dei romani o degli abitanti di Bruxelles? 

Se poi il Potere Centrale di Roma deve obbedire a burocrati dell’Unione Europea che sono a loro volta portavoce di poteri sovrastanti al cui vertice siedono saldamente le grandi dinastie di banchieri creatori di denaro dal nulla, beh, solo chi da questo sistema di potere vive e trae vantaggi economici può essere soddisfatto e rifiutare di vedere l’evidenza: siamo stati trasformati in consumatori e contribuenti di una lontana periferia. Come Popolo Sardo, nel panorama politico internazionale, contiamo meno di niente.


Il potere, quanto più distante e slegato dal territorio, tanto più dittatoriale e difficile da identificare. É un rapporto adulto-bambino, unidirezionale: disposizioni che viaggiano da loro a noi, senza alcuna possibilità di replica. Il potere centrale emana direttive che noi dobbiamo eseguire. Punto.


Pur con tutte le scusanti possibili e immaginabili, la responsabilità ultima e unica di questa incapacità di vivere realizzando il livello di benessere che la ricchezza del territorio consente non può che ricadere su di noi che lo abitiamo. 

Prendere consapevolezza della situazione in cui ci troviamo e pensare di intraprendere il lungo percorso che ci porti un bel giorno a prendere in mano il nostro destino, sarebbe già un buon inizio. 


Perché l’Indipendentismo non è un argomento d’attualità nelle conversazioni quotidiane di noi Sardi?


Le risposte possono essere differenti, ma tutte riconducibili all’imperialismo culturale al quale ogni impero centrale sottopone le popolazioni e i territori colonizzati nel tentativo di cancellarne l’identità. Troppi secoli sono trascorsi dalla scomparsa del Giudicato di Arborea, l’ultimo periodo di quell’epoca di gloriosa indipendenza. 

In assenza di armi e scontri cruenti, la mancata percezione della nostra condizione di colonia d’oltremare da parte di una fascia ancora troppo ampia di popolazione è la conseguenza più vistosa dell’opera di subdola cancellazione della nostra identità sarda.  

É una colonizzazione condotta da ormai troppi anni con i classici mezzi del  controllo della storia, dei media e della scuola dell’obbligo.  Una Narrazione che, in maniera soft, con tecniche collaudate, “forma l’opinione pubblica”  con opportune omissioni e indirizzando le conversazioni su temi di secondaria importanza. Riversa nelle menti delle masse una informazione opportunamente preconfezionata che impedisce di pensare altrimenti. 

Nessun soccorso può arrivare dalla classe politica al governo della Regione, essendo essa stessa parte del problema in quanto espressione dell’unico pensiero permesso. Non possediamo media che possano allargare gli orizzonti offrendo una visione alternativa degli eventi rilevanti: il controllo è praticamente totale e la  limitazione delle libertà personali  progredisce.

La sceneggiata mondiale ancora in atto attorno al Coronavirus ne è una eclatante conferma.

 Il Popolo, anestetizzato e non consapevole di dover costantemente vigilare e difendere la sovranità esercitandola concretamente, è sovrano solo a parole.

Di tutto questa condizione di sudditanza non c’è sufficiente consapevolezza.

D’altronde, poche colpe possono essere attribuite a chi è vittima inconsapevole sin dalla nascita di un superficiale bombardamento mediatico che trasmette illusioni e desideri che allontanano dai valori umani tradizionali. 


Siamo realisti. Per iniziare a contrastare gli oscuri personaggi che governano il mondo prescindendo dalle votazioni, dobbiamo ripartire dal primo gradino. Ripartiamo dall’amministrazione comunale e dalla partecipazione attiva alla politica locale per migliorare le nostre condizioni salvaguardando il bene più prezioso: il territorio che ci dà da vivere. Oltre a non avere alternative, è un ottimo punto di partenza. Molto si può fare a livello locale per migliorare le condizioni economiche delle nostre comunità.


Commenti