LOCALE, NON GLOBALE. SMETTIAMO DI DELEGARE AD ALTRI IL COMPITO DI GOVERNARE.

 


LOCALE, NON GLOBALE.

 SMETTIAMO DI DELEGARE AD ALTRI IL COMPITO DI GOVERNARE.

Fermo restando che le manifestazioni di piazza assolvono la fondamentale funzione di  unirci in una moltitudine di persone con le quali condividere sentimenti e idee, farci capire che siamo milioni (tra il 20 e il 40 per cento della popolazione nazionale) e non singole schegge impazzite, si corre comunque il rischio di non raggiungere gli apprezzabili risultati pratici che le settimane di impegni ed energie profuse meriterebbero. 

Mentre dovremmo essere molto grati a tutti coloro che si spendono per organizzare le manifestazioni, è chiaro che senza il contributo di tutti non potranno continuare ancora per molto. Il rischio che l'entusiasmo inizi a scemare è alto.

La domanda è: ora, cos'altro possiamo fare per difenderci da questa follia collettiva? Siamo veramente decisi a lottare per il futuro nostro e quello dei nostri figli? 

Non c'è più tanto tempo: è il momento di passare dalle parole a fatti più concreti. 

Chiunque non abbia mezzi per incidere a livello nazionale, può sicuramente partecipare e attivarsi nella propria comunità.

Rilancio la proposta fatta lo scorso mese di agosto: riuniamoci in presenza in qualche locale per poter  parlare serenamente ed iniziare a mettere giù un programma condiviso. Ci sono oltre 220 iscritti alla chat "LiberaMente"in telegram ad Oristano, e circa 400 in quella di "Sa Defenza" a Cagliari; se anche solo la metà o un terzo degli iscritti intervenisse all'incontro, sarebbe un grande inizio. 

E' chiaro che non si tratta di virus o di green pass, ma della messa in atto di un capillare controllo sulle popolazioni attraverso il sistema di Credito Sociale e della nuova moneta digitale allo studio. Se vogliamo veramente opporci con decisione, dobbiamo mettere in atto risposte efficaci. 

Non ci siamo mai interessati di politica?   È un lusso che non possiamo più permetterci. 

Invece di subire passivamente gli attacchi che sempre più numerosi arrivano e arriveranno  da UN GOVERNO CHE NON PUO' FARE GLI INTERESSI DELLA POPOLAZIONE in quanto succube di centri di potere sovrastanti, possiamo organizzarci localmente in un comitato permanente di cittadini, da estendere in una rete regionale, per non farci cogliere impreparati e meglio difenderci. Dovremo, malvolentieri, sporcarci le mani con la politica, attivandoci inizialmente a livello locale, l'unico  nel quale possiamo esercitare una certa influenza con i pochi mezzi disponibili. 

Qualcosa che certamente non possiamo più fare è continuare a DELEGARE ad altri il compito di governare. È ormai chiaro che nessuno a Roma, a Bruxelles e purtroppo neanche a Cagliari, risolverà per noi i nostri problemi. L'Italia è un Paese militarmente occupato (ha perso l'ultima guerra), e il Governo italiano è da allora strumento di poteri superiori. Non ha nessuna autonomia decisionale, se non per faccende di secondaria importanza. 

Il Popolo non è sovrano né indipendente, perché altrimenti non ci ritroveremmo con tante basi militari americane. In Sardegna poi, la situazione è ancora più evidente dal momento che "accogliamo" oltre il 60% delle basi  e si parla di circa 35.000 ettari di territorio occupato da servitù militari. 

Servi anche in casa nostra. 

La Sardegna è colonia d'oltremare di un centro, Roma, che a sua volta dipende da Bruxelles, dove operano gli esecutori di ordini provenienti da una struttura di potere sovrastante ormai ben identificabile.

Perciò, una volta compresa la situazione in cui ci troviamo, dobbiamo iniziare a ritagliarci un nostro spazio autonomo, LOCALMENTE. Possiamo ripartire da una economia LOCALE, NON GLOBALE.

Saremo sorpresi da quali traguardi il Popolo sovrano può raggiungere se solo decide di esercitare consapevolmente e con intelligenza  la propria sovranità. 

Per ottenere risultati apprezzabili c'è bisogno di unire, in primo luogo, competenze professionali e numero di persone. Quindi, riuscire ad entrare nelle istituzioni, iniziando dal livello a noi più accessibile: quello comunale.

 Se noi non ci occupiamo di politica, la politica si occuperà di noi, è stato detto.

 L'alternativa è quella di restare occasionali manifestanti, emarginati e intenzionalmente ignorati, inutilmente umiliandoci a chiedere qualche secondo di visibilità sui media nazionali di nostra proprietà. In tale situazione, abbiamo scarse o nulle possibilità di incidere sulle decisioni da adottare che, come vediamo giorno per giorno, tanto  pesantemente stanno condizionando la vita di tutti noi. 

La politica non è il male in sé: il male sono gli oscuri personaggi che la manovrano a loro esclusivo vantaggio. Tante determinate caselle devono essere riempite nello scacchiere politico, e se la gente perbene, per quieto vivere o altri motivi, rinuncia ad attivarsi, quegli spazi vengono occupati da mediocri personaggi in cerca di sistemare la propria economia, non quella della comunità.

Smettiamo anche di addebitare comodamente ad altri ogni responsabilità:  noi stessi, con la nostra mancata partecipazione, siamo pienamente responsabili dell'allarmante situazione in cui ci troviamo. La libertà va difesa giorno per giorno.

 Siamo in tanti, dalla parte della ragione, e giustamente determinati nelle nostre convinzioni a giudicare dalla resistenza opposta alla propaganda e al terrorismo di Stato. 

Dobbiamo soltanto cercare serenamente giustizia e verità in confronti costruttivi e democratici, guidati dal buon senso, senza odio e senza paura. Anche per coloro che oggi ci sembrano nemici, ma non lo sono: sono vittime anche loro.

Non c'è alternativa, è una scelta obbligata: c'è in gioco la nostra vita.

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