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Paolo Maleddu

... farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti; 


dominerai su molte nazioni, ma esse non domineranno su di te.


                                                                  Deuteronomio (15,5)



21/10/2017, 05:45





 



EZRA POUND, ABC DELL’ECONOMIA, 1933

Lo scopo di questo opuscolo è di spiegare i fondamentali dell’economia ...
Userò il termine proprietà in senso distinto dal termine capitale.
"Capitale" per tutta l’estensione di questo trattato implica una sorta di rivendicazione sugli altri, una sorta di diritto a far lavorare gli altri. La proprietà no.
Per esempio. Il mio busto di Gaudier (scultore francese, NdR) è di mia proprietà. Nessuno è supposto possa farci nulla. La mia obbligazione della ferrovia X o Y è capitale. Qualcuno è supposto guadagnare almeno 60 dollari all’anno e pagarli a me perché io posseggo questa obbligazione.
Di conseguenza: sarebbe possibile incidere sui "diritti" o "privilegi" del capitale senza incidere sui diritti o privilegi della proprietà
La sovrapproduzione non è cominciata con il sistema industriale. La natura sovrapproduce abitualmente. Le castagne marciscono su in montagna, e questo non ha ancora mai causato una crisi mondiale.
Tecnici sensati e uomini saggi ci dicono che il problema della produzione è risolto. Lo stabilimento produttivo del mondo può dare tutto quello di cui il mondo ha bisogno. Non c’è la minima ragione per dubitarne.

Probabilmente il solo problema economico che ha bisogno di una soluzione di emergenza nella nostra epoca è quello della distribuzione. Ci sono merci a sufficienza, c’è una sovrabbondante capacità di produrre merci in sovrabbondanza. Perché si muore di fame?
La risposta è che nessuno dovrebbe. La "scienza", o studio dell’economia, è intesa a far sì che nessuno debba.

Ce n’è abbastanza.

Come fare a portare le cose da dove ci sono, o possono esserci, a dove non ci sono e se ne ha bisogno?

... pezzi di carta ... pegni ... carta inscritta con un "valore" ... metallo a peso ... assegni ... tutto serve o ha servito per spostare ricchezza, grano e carne da un posto all’altro, o per trasferire panni di lana dalle Fiandre all’Italia.

Chi deve avere questi pegni?

Quelli che coltivano il grano, quelli che fanno panni e finimenti, quelli che trasportano queste cose da dove sono in eccesso a dove ce n’è bisogno, con carretti a mano o aeroplani, etc..
E ANCHE COLORO che sanno dove le cose si trovano, o che scoprono sistemi nuovi e più agevoli per tirarle "fuori", carbone dalla terra, energia da una combustione di benzine.
E fin qui tutto sembra perfettamente semplice e idilliaco , ma adesso veniamo al nodo.
Alcune di queste persone che lavorano, o che potrebbero o vorrebbero lavorare, rimangono senza pegni cartacei.
Qualcun altro si è preso tutti i pegni; oppure qualcun altro ha fatto tutto il lavoro "necessario".
È TUTTAVIA INNEGABILE che se a nessuno fosse permesso di lavorare (in quest’anno 1933) più di cinque (5) ore al giorno, non ci sarebbe quasi nessuno senza lavoro, e nessuna famiglia senza pegni cartacei abbastanza cospicui da permettere loro di mangiare.

Sarei incline a statuire come semplice dogma che la riduzione della giornata lavorativa (la giornata di lavoro pagato) è il primo opportuno taglio da fare . Ammetto che questa non è tutta la risposta, ma contribuirebbe molto a mantenere il credito suddiviso fra una grande parte della popolazione (di qualsiasi paese), e quindi a mantenere i beni, i bisogni, i lussi, i comfort in circolazione e distribuiti.

Quando i beni sono prodotti, un qualche riconoscimento di questo fatto si deve dare, diciamo in certificati dei beni in essere.
Possiamo dire che la moneta perfetta consiste in certificati dei beni in essere?   Consiste la perfetta moneta in un ordine potente: consegnare questi beni?  

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Ogni economista deve partire da un punto. Io parto dalla proposta che ogni persona che sia abbastanza brava da voler lavorare per il suo mantenimento, o per quello delle persone che da essa dipendono senza risorse (immature o senescenti) dovrebbe avere la possibilità di svolgere un ragionevole ammontare di lavoro.

IL PRIMO PASSO è mantenere la giornata lavorativa abbastanza breve, in modo da evitare che una qualsiasi persona faccia il lavoro pagato di due o tre persone.
IL SECONDO PASSO è la distribuzione di adeguate certificazioni del lavoro svolto (beni prodotti, o trasportati, scoperte, servizi, etc.). A nessuno può essere consentito di riempire assegni con grandi cifre senza rapporto con i servizi resi.

Ma ci sono alcuni, purtroppo fratello mio, ci sono alcuni che possono scrivere assegni per grandi cifre per ragioni misteriose. Chi, fratello mio, controllerà la banca?

L’economista è quello che sa  CHE COSA il consiglio, ufficiale o non ufficiale, DOVREBBE fare per il duraturo benessere della nazione. In altre parole, dove e come suddividere le sue certificazioni del lavoro svolto o i suoi ordini di fare altro lavoro e di consegnare tale e tale prodotto.


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