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Paolo Maleddu

... farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti; 


dominerai su molte nazioni, ma esse non domineranno su di te.


                                                                  Deuteronomio (15,5)



Il-Professor-Giacinto-Auriti

Giacinto Auriti

     In questa pagina dedicata al grande Giacinto Auriti, Professore all'Università di Teramo, Facoltà di Giurisprudenza, riporterò dei brani tratti dai suoi numerosi scritti, indispensabili per coloro che vogliano acquisire una conoscenza profonda della materia monetaria.  Come lo stesso Professore ci spiega chiaramente nel  brano che segue, essendo egli un giurista, ci presenta lo studio dei meccanismi di origine, emissione e funzione del valore monetario da un punto di vista giuridico prima che economico. La moneta ha valore per legge, come già ci aveva spiegato Aristotele oltre 2000 anni fa.      Il  valore le viene dato d'autorità dallo Stato, in rappresentanza del Popolo Sovrano, nell'atto di  dichiarare una determinata moneta valuta ufficiale del Paese.

     Gli economisti intervengono a giochi fatti, quando la moneta è già stata creata ed è già in circolazione. Questo, a mio avviso, spiega anche perché gli economisti mainstream  prezzolati parlano sempre di investimenti, interessi e debiti in riferimento a denaro già in circolazione, evitando accuratamente di parlare del momento dell'emissione nel quale si consuma La Grande Truffa ai danni delle popolazioni mondiali. La  contemporaneità di creazione e cessione  (da parte di banchieri privati che non ne hanno titolo) sotto forma di prestito con l'obbligo della restituzione con interessi, ci confonde tutti.  Tenuti di proposito ignoranti in materia, non riusciamo assolutamente a renderci conto che nel momento della  accettazione da parte nostra del simbolo monetario in prestito ad interesse, il disonesto banchiere privato ci trasforma da proprietari in debitori della moneta a cui noi diamo valore.

     Paghiamo un prezzo eccessivo per la nostra ignoranza in materia, ritrovandoci per sempre indebitati con i Grandi Usurai apolidi di un debito matematicamente inestinguibile.


     Ma il debito non è dovuto, così come non sono dovute le tasse che ne conseguono. Per molto che vogliano occultare e per quante carte false  (leggi e trattati internazionali) si producano nel tentativo di confonderci, noi riporteremo sempre l'attenzione del lettore al momento iniziale: la moneta è una fattispecie giuridica e nasce a titolo originario (un potere non procedente da altri) dall'autorità che il popolo sovrano conferisce al Governo in propria rappresentanza.

Inoltre, dal momento che dà valore al simbolo monetario accettandolo e facendolo circolare, la moneta non può che essere di proprietà del popolo. Tutto molto chiaro. La Verità, prima o poi, verrà alla luce.

     La precisazione dell'origine del valore monetario nell'ambito giuridico e non in quello economico, è una premessa chiarificatrice di fondamentale importanza. Lasciamo però la parola al Professore, riportando la Premessa della sua pubblicazione del 1987: 


                                          L'ORDINAMENTO INTERNAZIONALE DEL SISTEMA MONETARIO


PREMESSA


L'indagine che ci siamo proposti, oltre a colmare una lacuna della dottrina di diritto internazionale, presenta la novità di una ricerca di scienza monetaria svolta da un giurista anziché da un economista. Al fine di prevenire l'accusa di superficialità o di invasione di un campo d'indagine di altra disciplina, teniamo a precisare che non è possibile spiegarsi la struttura, la funzione e l'essenza stessa, quindi, dello strumento monetario, senza muovere da considerazioni strettamente giuridiche.


Come è noto, le definizioni finora proposte della moneta sono riconducibili tutte alle due ipotesi di "valore creditizio" e "valore convenzionale". Poiché, sia il credito che la convenzione sono delle fattispecie giuridiche, è ovvio che sfugge al controllo scientifico dell'economista ogni possibilità di una analisi approfondita della fattispecie. Se a ciò si aggiunge che la moneta si manifesta in quella forma particolare per cui il simbolo viene considerato di "corso legale", ci si accorge che l'istituzione e la rilevanza giuridica che il simbolo monetario assume nei confronti della coscienza sociale fanno sì che il valore monetario si oggettivizzi come bene in virtù di un procedimento creativo che è esclusivamente giuridico.


E' solo in un secondo tempo che l'economista può prendere in considerazione questo bene e valutarlo come protagonista di grande rilievo nelle vicende economiche. Ove mai non accettasse come punto di partenza dell'indagine monetaria la fenomenica giuridica da cui la moneta trae origine, la sua indagine si manifesterebbe come puro fatto empirico perché, mancando in lui la consapevolezza dei principi, verrebbe meno la possibilità di elaborare procedimenti conoscitivi di dignità scientifica.


Il grande rilievo che assume la precisazione delle premesse giuridiche, l'analisi dei procedimenti e delle strutture che al momento creativo della moneta si accompagnano, saranno dimostrati da questa indagine. Non si meravigli il lettore delle novità "scandalose" che dovessero emergere da questa ricerca, perché, una volta evidenziata la dimostrazione dell'assunto si realizza, vichianamente convinti del principio del verum et bonum convertuntur, soggiungiamo anche oportet ut scandala eveniant.

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