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Paolo Maleddu

... farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti; 


dominerai su molte nazioni, ma esse non domineranno su di te.


                                                                  Deuteronomio (15,5)



Johann Gottlieb Fichte

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Johann Gottlieb Fichte


LO STATO SECONDO RAGIONE

O LO STATO COMMERCIALE CHIUSO



Un primo post e un ampio spazio dedicato a Johann Gottlieb Fichte.

Perché Fichte?

Perché ci aiuta, come vedremo, a smascherare alcuni fondamentali meccanismi dei numerosi inganni dei quali siamo vittime. Si dimostra straordinariamente attuale, per più motivi, in quella che egli stesso considerava come la migliore delle sue opere,      "LO STATO SECONDO RAGIONE O LO STATO COMMERCIALE CHIUSO", pubblicata nell’anno 1800.


Intanto, propugnando uno Stato secondo ragione si schiera decisamente dalla parte del primato del Politico sopra l’Economico, in clamoroso contrasto con i Grandi Usurai internazionali che oggi ci impongono con carte false  (leggi e trattati internazionali) e Forza Militare l’odierno neoliberismo assassino, sacrificando milioni di vite umane sull’altare dela religione del Mercato Globale.


Poi perché, oltre duecento anni or sono, era già favorevole ad attribuire un reddito di Stato ad ogni padre di famiglia :


“Esso ( lo Stato, NdT) può, senza dar luogo ad inconvenienti e disordini, aumentare la somma di denaro circolante, con ciò solo che distribuisca ai padri di famiglia, senza esigere l’equivalente, quanto ne tocca a ciascuno secondo le sue relazioni. Esso non dà loro con ciò, se non quello a cui hanno diritto sulla cresciuta quantità del benessere di tutta la nazione“.


Quindi perché, altro illuminante contrasto con la situazione attuale, conferma che non ci può essere un unica moneta per più Stati, i quali devono essere chiusi commercialmente come lo sono giuridicamente. Non può esserci una Moneta Unica con regole (leggi, diritti, tassazioni, salari … ) differenti in ciascun Stato. La moneta dice molto del Paese che le dà origine: lo rappresenta, è il suo biglietto da visita.


“L’autore di questo scritto non pretende in alcun modo d’ aver composto un trattato perfetto di politica.                      Rispetto alla sua proposta fondamentale, quella dell’isolamento commerciale dello stato, come questo è isolato giuridicamente, e dei mezzi necessari a raggiungere questo scopo, cioè, l’abolizione della moneta comune, e l’introduzione di una moneta territoriale ...”.


Ancora, era per l’autosufficienza alimentare che rende liberi, al contrario di una globalizzazione che ci vuole invece dipendenti dal monopolio commerciale delle multinazionali e dal denaro dell’Alta Finanza apolide :


“L’acquisizione dei prodotti della natura è la base dello stato; la suprema misura su cui tutto il resto deve essere regolato. . . Solo quando la natura sia più benefica, e la prima delle arti, quella dell’agricoltura, faccia progressi, possono essere accresciuti e promossi gli altri mestieri.”


Infine, perché ci preannuncia che la funzione delle tasse è quella di dare valore alla moneta imposta, quella privata dei banchieri internazionali nel nostro triste caso:


“Lo Stato preleva le sue imposte in denaro per assicurare validità alla moneta territoriale”.


In questo primo post, introduciamo l’opera con le parole e di suo figlio, Immanuel Hermann Fichte, nella Premessa all’edizione del 1909, e, più avanti, con quelle di Francesco Ingravalle nell’introduzione dell’edizione di AR del 2009.


Dalla Premessa di Immanuel Fichte:


“Il pensiero fondamentale di tutta l’opera si può compendiare così:

Finora il compito dello stato si è inteso soltanto parzialmente; perché si è considerato lo stato come un istituto il cui ufficio sia di mantenere, mediante le leggi, il cittadino nel possesso di ciò che si trova di avere. Si è trascurato il più essenziale dovere dello stato, quello, cioè, di porre ciascuno in possesso di ciò che gli è dovuto.


Compito dello stato che si approssima alla ragione – di questo solo parla Fichte – è, dunque, di procurare a ciascuno il suo.


Egli è non fondato nel diritto che uno pretenda al superfluo, mentre un altro suo concittadino manchi del necessario; e mentre quello ha di che pagare il superfluo e gli oggetti di lusso, questo resti privo del necessario: ciò non può dirsi conforme al diritto, e, in uno stato conforme a ragione, il proprio di ciascuno.


Qui è mostrato esser compito dello stato … procurare tale condizione di cose per i suoi cittadini, che come tutti siano servitori della comunità, così tutti abbiano giusta parte dei beni di essa. Nessuno può in particolar modo arricchire, ma nessuno neanche impoverire. A ciascuno è assicurata una condizione durevole, e con ciò anche alla comunità una tranquilla stabilità.”



Dall’introduzione di Francesco Ingravalle,


    “La egemonia del politico sull’economico:


     Si è definita la filosofia di Fichte, “filosofia dell’Io”. E l’”Io” è la soggettività trascendentale, ovvero ciò che vi è di comune tra tutti gli “Io” individuali o empirici, l’”umanità” in quanto pratica dell’autodeterminazione o della libertà che fonda il processo conoscitivo.


     Nell’ultima fase del suo pensiero, Fichte affermerà che l’”Io” non è infinito, ma che lo è l’”Assoluto” di cui l’”Io” è un riflesso …


     … l’”Io mi libero” attraverso la lotta con il “non-Io”, la lotta con ciò che non è coscienza umana e che non è autodeterminazione, ovvero libertà.


     Condizione della libertà, della proprietà e della conservazione di ogni io empirico è necessariamente lo Stato, che sorge dalla formazione della “volontà generale” in cui siano unificate le singole volontà.


     Soltanto nello Stato i diritti dell’uomo e del cittadino hanno vigenza.


     … Fichte … aveva sostenuto il diritto fondamentale del popolo alla rivoluzione quando lo sviluppo spirituale del popolo stesso richieda nuove istituzioni e la classe politica dominante si ostini a non realizzare o a impedire opportune riforme.

     Lo Stato è strumento della libertà di tutti i cittadini e in questo suo carattere strumentale risiede la legittimazione della sua esistenza e la giustificazione della sovranità.


     … il diritto naturale cui fa riferimento Fichte parte dalla libertà di ogni individuo come diritto naturale e dalla conseguente uguaglianza di tutti gli individui.


     … non ha alcun senso che ceti non produttivi, come la nobiltà e il clero, siano titolari di diritti politici superiori a quelli dei produttori.


     In luogo della gerarchia per ceti, si configura una gerarchia per censo ... l’uguaglianza formale dei diritti e la diseguaglianza sostanziale … chi considera le classi subalterne oggetto di diritti … e chi vuole farle diventare soggetto dei diritti …


     Fichte sa bene che il povero non può essere libero, quali che siano i diritti formali che le carte costituzionali gli riconoscono.


     … lo “Stato minimo” non è un vero Stato … non è uno Stato “secondo ragione”, dato che non riesce a garantire la libertà attraverso una opportuna redistribuzione della ricchezza sociale.


     “Ufficio dello Stato sia prima di tutto di dare a ciascuno il suo, immetterlo nella sua proprietà, e poi proteggervelo.”


     Tutti hanno il diritto di vivere; ma ciascuno vuole vivere il più agiatamente possibile e se qualcuno vive meno agiatamente degli altri, ciò deve dipendere da lui solo, non da qualsivoglia altro, in alcun modo (come invece accade nello Stato irrazionale).


     L’uomo deve lavorare, certo, ma non come una bestia da soma, “che si addormenta sotto il peso che porta” … il benessere della nazione non può consistere soltanto nel benessere di alcuni individui.


     Ora, il primo e più importante “dovere dello Stato” è di mettere ciascuno in possesso di ciò che gli spetta …


     Ciascuno Stato deve chiudersi commercialmente …


     In ogni caso sarebbe necessario combattere il lusso, cioè la tendenza più ostile alla chiusura commerciale dello Stato.           Uno Stato ha il diritto a separarsi dal resto del mondo … l’autarchia economica e la netta delineazione dei confini sono garanzie della pace perpetua fra gli Stati.

     All’interno di ciascuno Stato l’oro e l’argento devono essere sostituiti da una moneta convenzionale che non possa costituire di per sé una ricchezza, ma che valga esclusivamente come mezzo di scambio …


     L’individuo può giustificare la propria esistenza soltanto come realizzazione empirica del genere “uomo”.


     La volontà generale esige la rinuncia alla libertà individuale … a vantaggio della libertà collettiva. Libertà individuale e libertà collettiva collidono … “neminem laedere” …


     … essendo lo Stato il compendio giuridico dei rapporti socio-economici e, nel concreto, lo strumento della classe sociale che esercita il dominio …


     … lo Stato teorizzato da Fichte sembra avere i caratteri dell’utopia …


     … ci troviamo di fronte non soltanto a una teorizzazione dell’”autonomia del politico”, ma addirittura a una netta formulazione dell’egemonia del politico sull’economico (che si basa, a sua volta, sull’egemonia della morale sul “politico”).


     … la pubblica felicità è vista attraverso le lenti dei diritti dell’uomo e del cittadino. Questi ultimi realizzano … quel benessere finito … chiaramente delineato in termini di copertura dei bisogni fondamentali e di realizzazione della dignità umana. La pubblica felicità è vista, però, da Fichte come esito della volontà morale … lo stesso contratto sociale su cui si basa lo Stato è possibile solo con atto volontario … il processo di rinnovamento dello Stato debba vedersi come l’esito di una minoranza illuminata …


     La teoria fichtiana dello Stato non è né una forma di “socialismo”, né la prefigurazione di un modello totalitario; è la ragion pratica illuministica che cerca di definire i termini della propria realizzazione politica.




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