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PAOLO MALEDDU
PAOLO MALEDDU

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La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


22/04/2018, 18:45





 



Dopo il post del 24 Marzo, "Il Movente Storico", con la conquista del Mercato d’Oriente, la Balance of Power in Europa e la necessità storica della guerra alla Russia, riprendiamo il discorso sugli Stati Uniti con un altro bellissimo articolo di Mondart, integrato da un contributo di John Kleeves. Capire cosa sono gli Stati Uniti e come  funziona  la Potenza Dominanteè di grande aiuto per capire l’attuale geopolitica mondiale.  


20/04/2018, 19:07



MONDART-----CELEBRIAMO-LA-NUOVA-GUERRA-SANTA-?


 GLI AVVOLTOI, STATI UNITI ED UNIONE EUROPEA (compresa la nostra Italia), SI SPARTISCONO LA LIBIA DI GHEDDAFI



MONDART  presenta il 18 Marzo del 2011, pochi giorni dopo l’inizio della  Rivoluzione Colorata contro la Libia di Gheddafi (sulla quale presto torneremo con una versione da opporre alle menzogne del Pensiero Unico dominante), questo articolo di Marco Cedolin, tratto dal blog Il Corrosivo, che preannuciava il peggio che stava per arrivare.


18marzo 2011

CELEBRIAMOLA NUOVA GUERRA SANTA?
                                             diMarco Cedolin (Il Corrosivo) 

Allafine ce l’abbiamo fatta.
 I ruggenti cannonidell’Occidente, che fremevano da settimane dentro ad un recintotroppo stretto, teleguidati dai baliosi generali affamati di eroismo,hanno ricevutodall’ONU il via libera, sotto forma del viatico a spendersi in nuovegloriose imprese,come già lofurono e lo sono quelle in terra d’Afghanistan ed’Iraq. 
Nellatarda serata di ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hainfatti approvato con 10 voti favorevoli e 5 astensioni (Germania,India, Brasile, Russia e Cina) una risoluzione che autorizzal’imposizione di una no-flyzone sulla Libia"con tutti i mezzi a disposizione", incluso il ricorsoall’uso della forza. 

Inpratica le armate occidentali, con alla testa Francia e Stati Unitiche più degli altri si sono spesi nel fare pressione nei confrontidi quegli stati che manifestavano perplessità, sono da stanotteautorizzate ad usare aerei e missili contro l’esercito di Gheddafi(che altro non è se non l’esercito libico) nella misura e nellamaniera che ritengano più opportuna al fine di tutelare l’incolunitàdelle truppe degli insorti, che nella risoluzione vengono definiti"civili" nonostante abbiano i connotati di un esercito inarmi, e in sostanza garantirne il successo militare.

Ladecisione non stupisce più di tanto, dal momento che l’insurrezionein libia, organizzata dagli oppositori di Gheddafi, con il sostegnoangloamericano e dei seguaci della monarchia, stavafallendo miseramente e senza un intervento armato occidentale sarebbestata destinata a spegnersi entro un paio di giorni ... 
 A poco era servita l’operazione mediatica volta a presentarla comeuna grande rivolta popolare, dal momento che di folle oceaniche se neerano viste pochine e gli insorti, armati di tutto punto a bordo difuoristrada nuovi fiammanti, sembravano molto più interessati aipozzi di petrolio, piuttosto che non a quel pane che in verità inLibia sembra non essere mai mancato. 

Apoco era servito partorire sensazionalismi disancorati da qualsiasirealtà, nel tentativo di dipingere Gheddafi come uno stragistasanguinario che mandava gli aerei a bombardare i cortei seimanifestanti inermi e faceva scavare fosse comuni dove stipare decinedi migliaia di di civili assassinati. Dal momento che Gheddafi, purnon essendo certo un’anima pia, non ha mai bombardato i cortei deimanifestanti, né fatto ammazzare decine di migliaia di civiliinermi. 
Apoco era servita la demonizzazione di stampa posta sulla testa"dell’amico del giorno prima", diventato dittatoreimpresentabile e criminale da isolare politicamente efinanziariamente, attraverso l’appropriazione indebita di tutti isuoi denari, investiti nel gotha della finanza internazionale. Dalmomento che nonostante questa operazione politica e finanziaria,Gheddafi stava dimostrando inequivocabilmente di godere ancora di undiscreto ascendente su larga parte del popolo libico e di avere tuttii mezzi necessari perfar fronte ad una rivolta che andava spegnendosilentamente come una candela consunta. Allaluce dei fatti le potenze occidentali, fallita l’improvvidaoperazione messa in atto, si sono trovate di fronte all’alternativadi consentire a Gheddafi, ormai da loro sconfessato e buttato nelcestino della spazzatura, di rimanere al potere a tempo indefinito,incassando in tal modo uno smacco per molti versi inaccettabile osostituirsi di fatto alle truppe degli insorti, affermando che seGheddafi non lo caccia il popolo, perché "in fondo gli vuoleancora bene", vorrà dire che lo cacceremo noi, per far piacereal popolo che molte volte non sa cosa è meglio per lui. Oltretutto,a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, in questo modo sarà anchepiù semplice e "lecito" appropriarsi di quei pozzi dipetrolio che certo a lui non serviranno più, dal momento che finiràimpiccato da qualche tribunale fantoccio o suicidato in un carceresconosciuto.

Restasolo da scoprire cosa accadrà nelle prossime ore e nei prossimigiorni. Se l’operazione si svolgerà tutto sommato in maniera"indolore" o se i cannoni d’Occidente si produrranno in unaguerra come quella afghana e irachena, che falcerà quelle migliaiadi vite umane fino ad oggi uccise solo con la fantasia. Senza dubbio la possibilità di condurre nel "baratro dellademocrazia" un altro paese,come già accaduto a Kabul e Bagdad èquanto mai concreta. Sprofondare una nazione nella guerra civile,difficilmente può essere considerata una buona idea. Convincersi chelo si sta facendo per il bene del popolo, poi lo è ancora meno, comei popoli afgani ed iracheni stanno tristemente a testimoniare.
 Restano solo i pozzi di petrolio, allacui protezione, più che non a quello di un fantomatico popolo,l’Occidente sembra interessato davvero seriamente.
19/04/2018, 06:49



LA-VERA-STORIA-DELL’ISLANDA-:-IL-FALLIMENTO,-IL-DEBITO-E-IL-MITO-DELLA-RIVOLUZIONE.--IL-LIETO-FINE-:-CONDANNA-DEI-BANCHIERI-E-MENO-FINANZA--=---GRANDE-RIPRESA-ECONOMICA


 UN ESEMPIO PER LE POPOLAZIONI MONDIALI - INIMMAGINABILE (PER ORA) IN ITALIA



L’articolo che segue, datato 4 Gennaio 2012,  è apparso sulla testata online genova.erasuperba.it. C’è naturalmente da aggiungere il lieto fine con le scarse   notizie apparse sulla stampa nostrana degli avvenimenti successivi : la condanna di 26 banchieri per un totale complessivo di 74 anni di carcere. Il Pil islandese è cresciuto nel 2016 del 7,2 per cento (Giovanni Galli su ItaliaOggi del 17 Marzo 2017) grazie soprattutto all’incremento del turismo sul quale si è deciso di puntare: 1.5 milioni di turisti su una popolazione di 332 mila persone. 

Partecipazione attiva della popolazione, buon senso e giustizia sociale; più economia ( = oculata ripartizione tra tutti i membri della comunità della ricchezza prodotta dallo sfruttamento delle risorse disponibili) e sempre meno finanza (= arte degli speculatori di rubare ai lavoratori la ricchezza prodotta col lavoro fisico) : tutto molto semplice e chiaro.  


Lavera storia dell’Islanda: il fallimento, il debito e il mito dellarivoluzione


Suinternet sono sempre di più i video e gli articoli che narrano legesta eroiche dell’Islanda che, dopo il fallimento del 2008, avrebberifiutato di pagare il debito con il FMI... La realtà, però, èleggermente diversa

4GENNAIO 2012
L’Islandaè uno stato che conta poco più di 300 mila abitanti, un’isolaappollaiata lassù nel nord dell’Europa, uno dei paesi europei conil Pil procapite più elevato, senza un proprio esercito e conun’economia incentrata sulla pesca. Una nazione che nel2008 dichiarò bancarotta, dopo il fallimento di tutte e tre lebanche nazionali conun debito estero pari a 50 miliardi, una cifra enorme e spropositatase rapportata alla modesta economia locale. 

Sonopassati 4 anni da allora, il fallimento dell’Islanda trovò pocospazio nelle cronache del tempo, soffocate dall’esplosione deimutui americani e della nascente crisi globale. Negli ultimi tempi,però, in Italia l’attenzione verso il lontano paese nordico èaccresciuta notevolmente grazie al mitodella "rivoluzione islandese",che racconta la trionfale uscita dal crac finanziario condita dalrifiuto del pagamento del debito estero e delle condizioni impostedal FondoMonetario Internazionale.Sul web si contano diversi video e tanti contributi appassionati cheraccontano le gesta eroiche degli islandesi, si tratta di racconti edocumenti visualizzati da migliaia e migliaia di persone. Ma inrealtà le cose non sono andate esattamente come da più partivengono narrate.Proviamo a ricostruire quanto accaduto in Islanda negli ultimi 4anni.

ILCRAC FINANZIARIO DEL 2008

Dopol’ondata di liberalizzazione che investì l’isola negli anniottanta, dal 1998 inizia il processo di privatizzazionedelle banche edei fondi di investimento sino a quel momento di proprietà delloStato. Le banche non furono vendute a gruppi bancari stranieri comeaccaduto nell’Est dell’Europa, ma a privati islandesi moltovicini ai partiti di governo. Con le banche libere dal controllostatale (in realtà primo complice), questi soggetti si diedero allapazza gioia, concedendo e riscuotendo prestiti in grande quantità,come mai avvenuto in passato, facendo impennare il credito internodel sistema bancario dal 100% del Pil nel 2000 al 450% del 2007. 

Lakrona islandese è storicamente una valuta fluttuante, espostaall’influenza dei mercati mondiali e perciò facilmentesopravalutabile, per questo si decise di puntare sul cambiocon le monete estere esugli altitassi di interesse (5-6%,contro il 2-4% dell’area euro-USA, e soprattutto lo 0-1% delGiappone) per attirare investitori stranieri, sia sotto forma dicorrentisti che di speculatori.

Ecosì il "fratello" islandese del nostro Conto Arancio, Icesave,vide crescere vertiginosamente in pochi anni il numero di correntistida tutto il nord Europa. Simili condizioni, ovviamente, attiraronogli speculatorifinanziari di tutto il mondo.Un esempio? Immaginiamo di chiedere in prestito cento euro al paese"x" a un ipotetico tasso di 1%, sapendo quindi di doverrestituire 101 euro; a quel punto si va in Islanda con i nostri centoeuro e si acquista un titolo di stato (in pratica "prestando" amia volta i cento euro all’Islanda...), il tasso islandese,infatti, garantisce che mi verranno restituiti 106 euro, ovvero 5euro di guadagno senza aver investito un centesimo. 

L’Islanda,però, non avrebbe mai potuto reggere un simile indebitamento,basti pensare che nel 2007 i debiti a breve termine verso l’esterodel sistema bancario arrivano ad essere quindici volte superiori alleriserve in valuta estera della banca centrale d’Islanda.

Nell’estatedel 2008 viene dichiarato il fallimento delle tre banche del paese,l’Islanda si ritrova a picco con un debito estero di 50 miliardi dieuro (per l’80% rappresentato dal debito delle banche) a fronte diun Pil di 8,5 miliardi! La moneta nazionale subisce una pesantesvalutazione sino al -35% rispetto all’euro e l’ inflazione saleal 14%. Intanto, più di mezzo milione di correntisti esteri siritrovano con il conto congelato.

L’INTERVENTODEL FMI

Aquesto punto il governo islandese non ha altra scelta chenazionalizzarele banche fallite e affidarsi al Fondo Monetario Internazionale.L’Islanda accetta il finanziamento di 2,1 miliardi di prestitosecco dal FMI a cui si aggiungono 5 miliardi dagli istituti centralidella banca scandinava e dalla banca del Giappone e accetta anche lecondizioni imposte dal Fondo e dettate dal programma diristrutturazione dell’economia interna. 
Contemporaneamente i paesidell’Ue, in primis Inghilterrae Olanda, risarciscono i propri risparmiatori (correntistidi Icesave) convinti poi di potersi rifare sul "colpevole", labanca islandese, che però adesso è nuovamente di proprietà delloStato. In parole povere, il debito delle banche contratto da ricchiimprenditori del credito, dopo la "nazionalizzazione obbligata"diventadebitopubblico dell’Islanda esi aggiunge a quello con il FMI.Inghilterra e Olanda, con laregia del Fondo, propongono all’Islanda un programma per larestituzione in 15 anni di quasi 3,4 miliardi e il governo islandese"gira" la patata bollente sui cittadini chiedendo loro poco piùdi 100 euro al mese per quindici anni. Siamo nei primi mesi del 2009.

LAPROTESTA DEGLI ISLANDESI

Nasconofra i cittadini movimenti spontanei e comitati organizzati,nella capitale Reykjavík si accendono protestedi piazza emanifestazioni. Gli islandesi chiedono che a pagare siano i realicolpevoli, invocano e ottengono le dimissioni del primo ministro GeirHilmar Haarde e con una raccolta firme chiedono al presidente dellaRepubblica di bloccareil rimborso del debito con Olanda e Inghilterra per i congelamentidei conti Icesave.Il presidente della Repubblica cede alle richieste e blocca ildisegno di legge proponendo un referendum:nelmarzo 2010 il 93% degli islandesi confermerà di non volersiaccollare quel debito contratto da privati verso privati.

Nelfrattempo un altro movimento indipendente di cittadini aveva propostola redazionedi una nuova Costituzione chesostituisse quella in vigore dal 1944 e che difendesse il paese danuove speculazioni. Il 27 novembre 2010 furono indette delle elezionida cui risultarono eletti, nonostante la scarsa affluenza alle urne(36% degli elettori), i 25 cittadini della Consulta Costituzionale.Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essereliberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di esseremaggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La’Consulta Costituzionale’ che venne eletta era composta dadocenti universitari, avvocati, giornalisti, da un sindacalista, uncontadino, un pastore e un regista. 

Originalee vincente è stato il modo con cui questa Consulta ha redatto lanuova Costituzione... Via internet! Socialnetwork, forum, videoconferenze, le assemblee potevano essere seguitein tempo reale e ogni cittadino era libero di intervenire, proporreriforme e discussioni. Al termine dei propri lavori, il 29 luglio2011, il movimento ha presentato al Parlamento islandese la bozzadella Costituzione che e’ attualmente al vaglio di una commissioneparlamentare edovrà essere sottoposta ad approvazione tramite referendum popolareprima delle elezioni presidenziali che si terranno fra maggio egiugno di quest’anno.

L’ISLANDAPAGA I SUOI DEBITI

Unmese dopo, agosto 2011, si è concluso il piano del FMI con tanto diannunci e soddisfazione da parte di tutti. L’Islandafinirà di pagare il debito con FMI nel 2014,fino all’ultimo centesimo, fra tagli delle spese pubbliche eaumento dei tributi sulla testa della popolazione. Eche cosa ne è del debito Icesave dopo il risultato del referendum?Nelmarzo 2011, con un nuovo referendum, i cittadini hanno respinto laseconda proposta di restituzione. Olanda e Inghilterra hanno alloraconcesso un rinvio dei pagamenti, poi, lo scorso settembre,l’annuncio del ministro dell’economia islandese ha rassicuratotutti: "...entrola fine del 2012 il patrimonio della nuova Landesbanki (Icesave erauna filiale di Landesbanki n.d.r) sarà sufficiente per coprire idebiti della vecchia gestione privatae risarcire le perdite dei risparmiatori. Per questo motivo cambiaradicalmente la nostra interpretazione della disputa relativa adIcesave - ha detto il ministro in quell’occasione - Non c’èpiù alcun motivo di contendere".Anche il debito di Icesave verrà quindi regolarmente pagato ma,stando alle dichiarazioni del politico islandese, nonsaranno direttamente le tasse dai cittadini a finanziarlo.Se invece il patrimonio della Landesbanki non dovesse bastare lepossibilità sono due: o si continuerà a respingere proposte direstituzione all’infinito o si arriverà ad un accordo tra leparti. 

Inconclusione, l’Islanda non è ancora uscita dal terremotofinanziario che l’ha sconvolta, ma piano piano ha risalito la chinae lo ha fatto seguendo scrupolosamente il piano del Fondo MonetarioInternazionale. Insomma, nessun rifiuto irriverente... Inoltre, nel2009, ha ufficialmente presentato richiesta per essere ammessanell’Unione Europea.Certo, la leggendaria rivoluzione islandese raccontata sul web,quella dell’impertinente e coraggioso rifiuto di sottostare alleregole dell’economia globale, il complotto dei media di tuttaEuropa che nascondono la verità su quel che è accaduto nell’isoladi ghiaccio... beh, sarebbe stata una bella storia da raccontare,sicuramente più avvincente come lettura, ma accontentiamoci: nellarealtà rimane l’attesa per la decisione della commissione chedovrà esprimersi sull’entrata in vigore di una costituzionecompilata sul web e partecipata dai cittadini, rimane la caparbietàdi un popolo che stretto nella morsa del crac finanziario è riuscitoa far sentire la propria voce ed il proprio peso politico, regalandoall’Europa, qualunque sia l’epilogo della disputa Icesave, unalezione di democrazia. 

GabrieleSerpe e Giorgio Avanzino


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