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PAOLO MALEDDU
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La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


09/04/2018, 18:58



LO-STATO-SECONDO-RAGIONE-O-LO-STATO-COMMERCIALE-CHIUSO-:-J.-G.-FICHTE


 Ora, essendo lo Stato il COMPENDIO GIURIDICO DEI RAPPORTI SOCIO-ECONOMICI e, nel concreto, LO STRUMENTO DELLA CLASSE SOCIALE CHE ESERCITA IL DOMINIO ...




Prima di passare al libro vero e proprio, presento oggi qui di seguito alcuni stralci della splendida introduzione di Francesco Ingravalle del testo di Fichte : da leggere con attenzione,  già un piccolo saggio di per sé sin dal titolo, attualissimo :

          EGEMONIA DEL POLITICO SULL’ECONOMICO

     Siè definita la filosofia di Fichte, "filosofia dell’Io". E l’"Io" è la soggettività trascendentale, ovvero ciòche vi è di comune tra tutti gli "Io" individuali oempirici, l’"umanità" in quanto praticadell’autodeterminazione o della libertà che fonda  ilprocesso conoscitivo. Se Kant distingue l’ Io penso  dall’ Io devo,  Fichte li unifica.

Daquesta unificazione deriva un’immagine dell’umano come tensionecontinua volta a modificare il mondo sensibile, il mondo storico epolitico per realizzarvi, in un processo infinito, il "regnodella libertà".  Nell’ultima fase del suo pensiero,Fichte affermerà che l’"Io" non è infinito, ma che lo èl’"Assoluto" di cui l’"Io" è un riflesso...   

  ... l’"Io mi libero" attraverso lalotta con il "non-Io", la lotta con ciò che non ècoscienza umana e che non è autodeterminazione, ovvero libertà.    

 Condizionedella libertà, della proprietà e della conservazione di ogni ioempirico è necessariamente lo Stato, che sorge dalla formazionedella "volontà generale" in cui siano unificate le singolevolontà.     

Soltantonello Stato i diritti dell’uomo e del cittadino hanno vigenza.   

  ...Fichte ... aveva sostenuto il diritto fondamentale del popolo allarivoluzione quando lo sviluppo spirituale del popolo stesso richiedanuove istituzioni e la classe politica dominante si ostini a nonrealizzare o a impedire opportune riforme.     

 LoStato è strumento della libertà di tutti i cittadini e in questosuo carattere strumentale risiede la legittimazione della suaesistenza e la giustificazione della sovranità.    

  ...il diritto naturale cui fa riferimento Fichte parte dalla libertà diogni individuo come diritto naturale e dalla conseguente uguaglianzadi tutti gli individui.   

  ...non ha alcun senso che ceti non produttivi, come la nobiltà e ilclero, siano titolari di diritti politici superiori a quelli deiproduttori.    

  Inluogo della gerarchia per ceti, si configura una gerarchia per censoche poggia sulla contraddizione tra l’eguaglianza formale deidiritti e la diseguaglianza sostanziale che struttura i rapporticoncreti di cui consta la società civile. Difronte a questa contraddizione, si dividono le strade: fra chiconsidera le classi subalterne  oggetto  didiritti che altri devono amministrare, e chi vuole farlediventare soggetto  deidiritti grazie alla diffusione dell’educazione; fra chi consideralo Stato come il tutore di soggetti in qualche modo in condizione diminorità e chi lo considera promotore dell’uguaglianza sociale emorale. La prima strada è seguita, a esempio, da Kant, il quale negail diritto di voto alle categorie sociali più basse, afferma lanecessità di sottostare anche a un’ingiusta imposta di guerra eteorizza la stessa necessità dell’obbedienza assoluta alleistituzioni dello Stato; la seconda strada, invece, è seguita daErhard e da Fichte. 

LoStato non è il mero garante delle procedure di acquisizione, diconservazione e di accrescimento della proprietà privata, ma deveassicurare a tutti  i cittadini lavoro e benessereregolando la produzione e lo scambio senza interferenze; lo deve fareper realizzare la ragion pratica, per garantire il pienodispiegamento della libertà di ciascuno attraverso la libertà ditutti.  

    Fichtesa bene che il povero non può essere libero, quali che siano idiritti formali che le carte costituzionali gli riconoscono.   

  Nededuce che lo "Stato minimo" non è un vero Stato o, per lomeno, non è uno Stato "secondo ragione", dato che nonriesce a garantire la libertà attraverso una opportunaredistribuzione della ricchezza sociale.    

 Soltantolo Stato è in grado di tutelare il contratto fra i proprietari:"Ufficio dello Stato sia prima di tutto di dare aciascuno il suo, immetterlo  nella suaproprietà, e poi proteggervelo."  
Tuttihanno il diritto di vivere; ma ciascuno vuole vivere il piùagiatamente possibile e se qualcuno vive meno agiatamente deglialtri, ciò deve dipendere da lui solo, non da qualsivoglia altro, inalcun modo (come invece accade nello Stato irrazionale).    

 L’uomodeve lavorare, certo; ma non come una bestia da soma, "che siaddormenta sotto il peso che porta" ......il benessere della nazione non può consistere soltanto nel benesseredi alcuni individui. 

Nellibro II l’Autore muove dal principio secondo il quale la ragionpratica deve innestarsi nella realtà oggettiva, esigendo unacomprensione chiara di quest’ultima: la modifica dell’esistentene richiede la conoscenza, in particolare della realtà costituitadallo Stato moderno.     

Ora,il primo e più importante "dovere dello Stato" è dimettere ciascuno in possesso di ciò che gli spetta; soltanto loStato può garantire che si riceva il denaro emesso "sempre perlo stesso valore rispetto alle merci".    

 CiascunoStato deve chiudersi commercialmente.

Inogni caso sarebbe necessario combattere il lusso, cioè la tendenzapiù ostile alla chiusura commerciale dello Stato. 
UnoStato ha il diritto di separarsi dal resto del mondo; esso non haconfini naturali sotto il profilo politico, ma soltanto sotto ilprofilo geografico; ed è all’interno di questi ultimi che, primadi chiudersi, esso deve stabilirsi, sia avanzando, sia ritirandosi;l’autarchia economica e la netta delineazione dei confini sonogaranzie della pace perpetua tra gli Stati. 
All’internodi ciascuno Stato l’oro e l’argento devono essere sostituiti dauna moneta convenzionale che non possa costituire di per sé unaricchezza, ma che valga esclusivamente come mezzo di scambio: "inuna nazione così chiusa, i cui membri hanno solo rapporti tra loro ,e pochissimi con i forestieri, si stabiliscono un particolare modo divivere, istituzioni e costumi propri donde amore più forte per lapatria, un alto sentimento d’onore e un carattere spiccatamentenazionale". Soltanto il sapere è patrimonio comune,trasversale, per così dire, rispetto alla "comunità"degli Stati commerciali chiusi.

Siamodi fronte a una teoria generale dello Stato: Fichte non si preoccupané della teoria del governo, né delle sue forme e nemmeno dellaselezione della classe politica ...             

L’individuopuò giustificare la propria esistenza soltanto come realizzazioneempirica del genere "uomo".    

  Lavolontà generale esige la rinuncia alla libertà individuale comeunica bussola di comportamento, a vantaggio della libertàcollettiva. Libertà individuale e libertà collettiva collidono ... "neminem laedere" ...     

  Ora,essendo lo Stato il compendio giuridico dei rapporti socio-economicie, nel concreto, lo strumento della classe sociale che esercita ildominio, è difficile individuare concretamente le basi sulle qualidovrebbe ergersi lo "Stato secondo ragione" ...     

 LoStato teorizzato da Fichte sembra avere i caratteri dell’utopia :non ha luogo, non ha radicamento in alcuna realtà sociale, si ponecome istanza normativa razionale della ragione pratica e, come tale,incarna pienamente il "dover essere".PerFichte, l’insieme dei rapporti economici rappresenta evidentementeuna dimensione "altra" rispetto alla ragionefilosofico-politica. Si potrebbe sostenere che ci troviamo di frontenon soltanto a una teorizzazione dell’"autonomia delpolitico", ma addirittura a una netta formulazione dell’egemoniadel politico sull’economico (che si basa, a sua volta,sull’egemonia della morale sul "politico"). 

    ...la pubblica felicità è vista attraverso le lenti dei dirittidell’uomo e del cittadino. Questi ultimi realizzano ... quelbenessere finito ... chiaramente delineato in termini di coperturadei bisogni fondamentali e di realizzazione della dignità umana. Lapubblica felicità è vista, però, da Fichte come esito dellavolontà morale, non come conseguenza dei meccanismi di funzionamentodell’economia; lo stesso contratto sociale su cui si basa lo Statoè possibile solo con atto volontario e non si risolve assolutamentein un processo meccanico.

   Lateoria fichtiana dello Stato non è né una forma di "socialismo",né la prefigurazione di un modello totalitario; è la ragion praticailluministica che cerca di definire i termini della propriarealizzazione politica.

                                                    FrancescoIngravalle




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