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PAOLO MALEDDU
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La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


18/04/2018, 17:59



MONDART---ISLANDA-:-UNA-RIVOLUZIONE-MESSA-A-TACERE


 QUANDO L’INGIUSTIZIA SI FA LEGGE, LA RIBELLIONE E’ D’OBBLIGO




In questo post del 2011  MONDART  riportava un articolo del Prof. Aragués riguardante gli eventi che in Islanda avevano portato la popolazione ad una ribellione contro i governanti e al rifiuto di pagare il debito con varie banche straniere. Le descrizioni della ribellione del popolo contro il sistema bancario apparse in quel periodo in numerosi siti web erano forse un po’ romanzate, e nel prossimo post presenteremo una versione un po’ più veritiera.
 La grande lezione che si può comunque trarre da quegli avvenimenti è che la popolazione deve sempre rimanere protagonista della vita pubblica, non può permettersi di delegare la classe politica senza più intervenire. Noi perdiamo la nostra libertà nel momento del voto, mettendo il nostro futuro nelle mani di coloro che dovrebbero rappresentarci. Non funziona, se non restiamo vigili e non interveniamo ogni volta che i soprusi dei potenti diventano legge. C’è bisogno di una partecipazione costante, e quando l’ingiustizia si fa legge la ribellione è d’obbligo.


18marzo 2011

ISLANDA: UNA RIVOLUZIONE MESSA A TACERE 

     Rebellion, diManuel Aragués 

 Gliislandesi si sono ribellati contro il proprio governo, chiedendo dinon pagare il debito delle banche. 
 Ciòche non appare nei media, non accade. Questa è la massima che sideve applicare allo strano caso dell’Islanda. Sì, l’Islanda.L’Islanda dovrebbe essere notizia, titolo principale dei giornali.Perché? Bene, perché in Islanda la gente è scesa per le strade,pentole in mano, per mostrare la sua radicale opposizione al governo.E la mobilitazione dei cittadini non solo ha provocato due crisi digoverno, ma ha imposto un governo costituzionale, la stesura di unanuova Costituzione per evitare il ripetersi di situazioni simili comequelle che si sono verificate nel corso di questa crisi globale.Quali sono queste situazioni?

Letre principali banche islandesi si lanciarono, protette dalneoliberismo rampante, in una politica di acquisto di attivi eprodotti al di fuori dei loro confini. Come è successo con moltebanche, quei prodotti sono risultati spazzatura, di quella che aRodrigo Rato sembrava una stupenda scommessa finanziaria quando eradirettore del FMI, che ha portato queste istituzioni alla bancarottaper i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna. Il governo islandese haprovveduto a nazionalizzare le banche e ad assumersi i loro debiti.Questo ha significato che ogni cittadino dell’Islanda si ritrovassecon un debito di 12.000 euro. Come accade in tutto il mondo, lacattiva gestione degli enti privati deve essere supportata dalleistituzioni pubbliche e, quindi, dalla cittadinanza nel suo insieme.

Ladifferenza è che i cittadini islandesi, di fronte allo scandalodella situazione - scandalo che è paragonabile a quello chesuccede in tutti i paesi occidentali - si sono ribellati contro illoro governo. Così, sono scesi in strada, chiedendo di non pagare ildebito degli altri. Altri che quando non hanno profitti non siricordano dei cittadini e degli stati, ricorrono ansiosi ad essiquando si trovano in situazioni d’emergenza. Il governo, che hainsistito per pagare il debito, sotto la pressione fatta dal FMI edei governi olandesi e britannici, si è visto costretto a convocareun referendum, nel quale il 93% della popolazione si è rifiutata dipagare il debito degli altri. Questo ha causato una crisi politica diprofonde dimensioni che ha condotto a due crisi di governo e allacreazione di una commissione di cittadini incaricati di scrivere unanuova Costituzione. Gli islandesi si sono stancati di essere presi ingiro ed hanno deciso di prendere il loro destino nelle proprie mani.

Ilcaso è sorprendente. Ma forse più sorprendente è che questoprocesso, che si sta verificando in questi ultimi due anni, e che èin pieno fervore, con un’offensiva del Partito Conservatore perdichiarare illegale il processo costituente (che paura che hanno iconservatori della forza dei cittadini!), che questo processo,insisto, non ha meritatone anche un solo commento sui mass media.Quando i vulcani d’Islanda sono scoppiati mesi fa, le sue cenerihanno coperto l’Europa ed hanno causato un enorme caos aereo.Probabilmente, il timore che le ceneri del vulcano politico islandeseprovocasse effetti sociali in Europa, è una spiegazione plausibileper questo silenzio. L’effetto contagio, lo abbiamo visto nel Magreb,è una caratteristica della società mediatica.Gliislandesi ci mostrano un cammino diverso per uscire dalla crisi.Tanto semplice come dire basta e ricordare che la politica,e chi la esercita, devono essere al servizio della cittadinanza enon degli interessi di entità private la cui voracità, egoismo,mancanza d’etica (vedasi il caso dei recenti bond per 25 milioni dieuro a direttivi del Cajamadrid) è all’origine di questa crisi.

InIslanda è stato adottato l’ordine di fermo contro i dirigenti delleentità in questione. In Islanda, mettendo in un angolo i partitiimpegnati a sottomettersi al diktat dei mercati, la cittadinanza èdiventata protagonista. Gliislandesi l’hanno detto chiaro: che il debito lo paghi chilo crea, che la crisi la paghi chi l’ha prodotta.

JuanManuel Aragues è professore di Filosofia all’Università diZaragoza.


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