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PAOLO MALEDDU
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Il Blog

La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


19/04/2018, 06:49



LA-VERA-STORIA-DELL’ISLANDA-:-IL-FALLIMENTO,-IL-DEBITO-E-IL-MITO-DELLA-RIVOLUZIONE.--IL-LIETO-FINE-:-CONDANNA-DEI-BANCHIERI-E-MENO-FINANZA--=---GRANDE-RIPRESA-ECONOMICA


 UN ESEMPIO PER LE POPOLAZIONI MONDIALI - INIMMAGINABILE (PER ORA) IN ITALIA



L’articolo che segue, datato 4 Gennaio 2012,  è apparso sulla testata online genova.erasuperba.it. C’è naturalmente da aggiungere il lieto fine con le scarse   notizie apparse sulla stampa nostrana degli avvenimenti successivi : la condanna di 26 banchieri per un totale complessivo di 74 anni di carcere. Il Pil islandese è cresciuto nel 2016 del 7,2 per cento (Giovanni Galli su ItaliaOggi del 17 Marzo 2017) grazie soprattutto all’incremento del turismo sul quale si è deciso di puntare: 1.5 milioni di turisti su una popolazione di 332 mila persone. 

Partecipazione attiva della popolazione, buon senso e giustizia sociale; più economia ( = oculata ripartizione tra tutti i membri della comunità della ricchezza prodotta dallo sfruttamento delle risorse disponibili) e sempre meno finanza (= arte degli speculatori di rubare ai lavoratori la ricchezza prodotta col lavoro fisico) : tutto molto semplice e chiaro.  


Lavera storia dell’Islanda: il fallimento, il debito e il mito dellarivoluzione


Suinternet sono sempre di più i video e gli articoli che narrano legesta eroiche dell’Islanda che, dopo il fallimento del 2008, avrebberifiutato di pagare il debito con il FMI... La realtà, però, èleggermente diversa

4GENNAIO 2012
L’Islandaè uno stato che conta poco più di 300 mila abitanti, un’isolaappollaiata lassù nel nord dell’Europa, uno dei paesi europei conil Pil procapite più elevato, senza un proprio esercito e conun’economia incentrata sulla pesca. Una nazione che nel2008 dichiarò bancarotta, dopo il fallimento di tutte e tre lebanche nazionali conun debito estero pari a 50 miliardi, una cifra enorme e spropositatase rapportata alla modesta economia locale. 

Sonopassati 4 anni da allora, il fallimento dell’Islanda trovò pocospazio nelle cronache del tempo, soffocate dall’esplosione deimutui americani e della nascente crisi globale. Negli ultimi tempi,però, in Italia l’attenzione verso il lontano paese nordico èaccresciuta notevolmente grazie al mitodella "rivoluzione islandese",che racconta la trionfale uscita dal crac finanziario condita dalrifiuto del pagamento del debito estero e delle condizioni impostedal FondoMonetario Internazionale.Sul web si contano diversi video e tanti contributi appassionati cheraccontano le gesta eroiche degli islandesi, si tratta di racconti edocumenti visualizzati da migliaia e migliaia di persone. Ma inrealtà le cose non sono andate esattamente come da più partivengono narrate.Proviamo a ricostruire quanto accaduto in Islanda negli ultimi 4anni.

ILCRAC FINANZIARIO DEL 2008

Dopol’ondata di liberalizzazione che investì l’isola negli anniottanta, dal 1998 inizia il processo di privatizzazionedelle banche edei fondi di investimento sino a quel momento di proprietà delloStato. Le banche non furono vendute a gruppi bancari stranieri comeaccaduto nell’Est dell’Europa, ma a privati islandesi moltovicini ai partiti di governo. Con le banche libere dal controllostatale (in realtà primo complice), questi soggetti si diedero allapazza gioia, concedendo e riscuotendo prestiti in grande quantità,come mai avvenuto in passato, facendo impennare il credito internodel sistema bancario dal 100% del Pil nel 2000 al 450% del 2007. 

Lakrona islandese è storicamente una valuta fluttuante, espostaall’influenza dei mercati mondiali e perciò facilmentesopravalutabile, per questo si decise di puntare sul cambiocon le monete estere esugli altitassi di interesse (5-6%,contro il 2-4% dell’area euro-USA, e soprattutto lo 0-1% delGiappone) per attirare investitori stranieri, sia sotto forma dicorrentisti che di speculatori.

Ecosì il "fratello" islandese del nostro Conto Arancio, Icesave,vide crescere vertiginosamente in pochi anni il numero di correntistida tutto il nord Europa. Simili condizioni, ovviamente, attiraronogli speculatorifinanziari di tutto il mondo.Un esempio? Immaginiamo di chiedere in prestito cento euro al paese"x" a un ipotetico tasso di 1%, sapendo quindi di doverrestituire 101 euro; a quel punto si va in Islanda con i nostri centoeuro e si acquista un titolo di stato (in pratica "prestando" amia volta i cento euro all’Islanda...), il tasso islandese,infatti, garantisce che mi verranno restituiti 106 euro, ovvero 5euro di guadagno senza aver investito un centesimo. 

L’Islanda,però, non avrebbe mai potuto reggere un simile indebitamento,basti pensare che nel 2007 i debiti a breve termine verso l’esterodel sistema bancario arrivano ad essere quindici volte superiori alleriserve in valuta estera della banca centrale d’Islanda.

Nell’estatedel 2008 viene dichiarato il fallimento delle tre banche del paese,l’Islanda si ritrova a picco con un debito estero di 50 miliardi dieuro (per l’80% rappresentato dal debito delle banche) a fronte diun Pil di 8,5 miliardi! La moneta nazionale subisce una pesantesvalutazione sino al -35% rispetto all’euro e l’ inflazione saleal 14%. Intanto, più di mezzo milione di correntisti esteri siritrovano con il conto congelato.

L’INTERVENTODEL FMI

Aquesto punto il governo islandese non ha altra scelta chenazionalizzarele banche fallite e affidarsi al Fondo Monetario Internazionale.L’Islanda accetta il finanziamento di 2,1 miliardi di prestitosecco dal FMI a cui si aggiungono 5 miliardi dagli istituti centralidella banca scandinava e dalla banca del Giappone e accetta anche lecondizioni imposte dal Fondo e dettate dal programma diristrutturazione dell’economia interna. 
Contemporaneamente i paesidell’Ue, in primis Inghilterrae Olanda, risarciscono i propri risparmiatori (correntistidi Icesave) convinti poi di potersi rifare sul "colpevole", labanca islandese, che però adesso è nuovamente di proprietà delloStato. In parole povere, il debito delle banche contratto da ricchiimprenditori del credito, dopo la "nazionalizzazione obbligata"diventadebitopubblico dell’Islanda esi aggiunge a quello con il FMI.Inghilterra e Olanda, con laregia del Fondo, propongono all’Islanda un programma per larestituzione in 15 anni di quasi 3,4 miliardi e il governo islandese"gira" la patata bollente sui cittadini chiedendo loro poco piùdi 100 euro al mese per quindici anni. Siamo nei primi mesi del 2009.

LAPROTESTA DEGLI ISLANDESI

Nasconofra i cittadini movimenti spontanei e comitati organizzati,nella capitale Reykjavík si accendono protestedi piazza emanifestazioni. Gli islandesi chiedono che a pagare siano i realicolpevoli, invocano e ottengono le dimissioni del primo ministro GeirHilmar Haarde e con una raccolta firme chiedono al presidente dellaRepubblica di bloccareil rimborso del debito con Olanda e Inghilterra per i congelamentidei conti Icesave.Il presidente della Repubblica cede alle richieste e blocca ildisegno di legge proponendo un referendum:nelmarzo 2010 il 93% degli islandesi confermerà di non volersiaccollare quel debito contratto da privati verso privati.

Nelfrattempo un altro movimento indipendente di cittadini aveva propostola redazionedi una nuova Costituzione chesostituisse quella in vigore dal 1944 e che difendesse il paese danuove speculazioni. Il 27 novembre 2010 furono indette delle elezionida cui risultarono eletti, nonostante la scarsa affluenza alle urne(36% degli elettori), i 25 cittadini della Consulta Costituzionale.Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essereliberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di esseremaggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La’Consulta Costituzionale’ che venne eletta era composta dadocenti universitari, avvocati, giornalisti, da un sindacalista, uncontadino, un pastore e un regista. 

Originalee vincente è stato il modo con cui questa Consulta ha redatto lanuova Costituzione... Via internet! Socialnetwork, forum, videoconferenze, le assemblee potevano essere seguitein tempo reale e ogni cittadino era libero di intervenire, proporreriforme e discussioni. Al termine dei propri lavori, il 29 luglio2011, il movimento ha presentato al Parlamento islandese la bozzadella Costituzione che e’ attualmente al vaglio di una commissioneparlamentare edovrà essere sottoposta ad approvazione tramite referendum popolareprima delle elezioni presidenziali che si terranno fra maggio egiugno di quest’anno.

L’ISLANDAPAGA I SUOI DEBITI

Unmese dopo, agosto 2011, si è concluso il piano del FMI con tanto diannunci e soddisfazione da parte di tutti. L’Islandafinirà di pagare il debito con FMI nel 2014,fino all’ultimo centesimo, fra tagli delle spese pubbliche eaumento dei tributi sulla testa della popolazione. Eche cosa ne è del debito Icesave dopo il risultato del referendum?Nelmarzo 2011, con un nuovo referendum, i cittadini hanno respinto laseconda proposta di restituzione. Olanda e Inghilterra hanno alloraconcesso un rinvio dei pagamenti, poi, lo scorso settembre,l’annuncio del ministro dell’economia islandese ha rassicuratotutti: "...entrola fine del 2012 il patrimonio della nuova Landesbanki (Icesave erauna filiale di Landesbanki n.d.r) sarà sufficiente per coprire idebiti della vecchia gestione privatae risarcire le perdite dei risparmiatori. Per questo motivo cambiaradicalmente la nostra interpretazione della disputa relativa adIcesave - ha detto il ministro in quell’occasione - Non c’èpiù alcun motivo di contendere".Anche il debito di Icesave verrà quindi regolarmente pagato ma,stando alle dichiarazioni del politico islandese, nonsaranno direttamente le tasse dai cittadini a finanziarlo.Se invece il patrimonio della Landesbanki non dovesse bastare lepossibilità sono due: o si continuerà a respingere proposte direstituzione all’infinito o si arriverà ad un accordo tra leparti. 

Inconclusione, l’Islanda non è ancora uscita dal terremotofinanziario che l’ha sconvolta, ma piano piano ha risalito la chinae lo ha fatto seguendo scrupolosamente il piano del Fondo MonetarioInternazionale. Insomma, nessun rifiuto irriverente... Inoltre, nel2009, ha ufficialmente presentato richiesta per essere ammessanell’Unione Europea.Certo, la leggendaria rivoluzione islandese raccontata sul web,quella dell’impertinente e coraggioso rifiuto di sottostare alleregole dell’economia globale, il complotto dei media di tuttaEuropa che nascondono la verità su quel che è accaduto nell’isoladi ghiaccio... beh, sarebbe stata una bella storia da raccontare,sicuramente più avvincente come lettura, ma accontentiamoci: nellarealtà rimane l’attesa per la decisione della commissione chedovrà esprimersi sull’entrata in vigore di una costituzionecompilata sul web e partecipata dai cittadini, rimane la caparbietàdi un popolo che stretto nella morsa del crac finanziario è riuscitoa far sentire la propria voce ed il proprio peso politico, regalandoall’Europa, qualunque sia l’epilogo della disputa Icesave, unalezione di democrazia. 

GabrieleSerpe e Giorgio Avanzino


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