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PAOLO MALEDDU
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La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


21/05/2018, 01:01



Johann-Gottlieb-Fichte-:-LO-STATO-SECONDO-RAGIONE-O-LO-STATO-COMMERCIALE-CHIUSO


 SI E’ TRASCURATO IL PIU’ ESSENZIALE DOVERE DELLO STATO, QUELLO, CIOE’ , DI PORRE CIASCUNO IN POSSESSO DI CIO’ CHE GLI E’ DOVUTO.



Presentiamo qui di seguito la Prefazione redatta dal figlio Immanuel Hermann Fichte, anch’egli stimato filosofo.

PREFAZIONE


     FICHTE, come sappiamo per sicura tradizione orale, considerava  lo Stato commerciale chiuso  come la migliore delle sue opere, certo come la meglio pensata; nondimeno essa, tra i contemporanei, non ottenne il meritato favore, e gli procurò il rimprovero assai comune di aver data una prova novella di quanto poco la filosofia sia adatta a giudicare delle condizioni reali e acconciarsi alla pratica.  Ci sembrano perciò necessarie alcune osservazioni - anche perché la questione di cui si occupa l’opera, è ormai della più grande importanza. 
     Per ciò che riguarda l’affermata impraticabilità del suo disegno, Fichte stesso si è spiegato abbastanza nella dedica del suo libro: egli rinunzia ad ogni attuazione immediata, e mostra come lo scopo di siffatte costruzioni ideali sia quello di offrire agli uomini pratici, collo stabilimento di principi razionali, un criterio elevato per giudicare dei fatti reali. Ciò che ha un significato generale non può essere, come tale, applicato in tutte le circostanze, ma deve essere adottato con modificazioni convenienti a circostanze determinate. E l’uomo di stato, a cui è dedicato lo scritto, lo Struensee, ministro delle finanze di Prussia, sembra accordarsi con lui, poiché trovava nello scritto medesimo "rappresentato l’ideale d’uno stato, al quale dovrebbe tendere chiunque prenda parte al governo di questo"; e aggiungeva che, "quantunque l’autore stesso dubitasse che il suo ideale potesse essere raggiunto, pure ciò nulla togliesse alla perfezione dell’opera" (cfr. Fichte’s Leben und literarischer Briefwechsel, II, p. 437).
    Il pensiero fondamentale di tutta l’opera si può compendiare così:
    Finora il còmpito dello stato si è inteso soltanto parzialmente; perché si è considerato lo stato come un istituto il cui ufficio sia di mantenere, mediante le leggi, il cittadino nel possesso di ciò che si trova di avere. Si è trascurato il più essenziale dovere dello stato, quello, cioè, di porre ciascuno in possesso di ciò che gli è dovuto. 
Tanto, per diritto, spetta a ciascuno del dominio comune, quanto vale la sua attività. Onde è che la parte di possesso che, in tal misura, spetta a ciascuno, è di diritto il suo; ed egli deve averlo, se ancora non gli è stato attribuito.  Còmpito dello stato che si approssima alla ragione - di questo solo parla Fichte - è, dunque, di  procurare a ciascuno il suo. "Egli è non fondato nel diritto che uno pretenda al superfluo, mentre un altro suo concittadino manchi del necessario; e mentre quello ha di che pagare il superfluo e gli oggetti di lusso, questo resti privo del necessario: ciò non può dirsi conforme al diritto, e, in uno stato conforme a ragione, il proprio di ciascuno". Si sa che il comunismo parte da uguali principii, ma i suoi procedimenti e le sue applicazioni riescono alla violazione del diritto. Qui è mostrato esser compito dello stato, nel suo graduale sviluppo, mediante l’alta sua vigilanza, e la giusta ripartizione del lavoro e degli acquisti (in cui appunto consiste il concetto politico della proprietà: cfr. l. I, c. VII), procurare tale condizione di cose per i suoi cittadini, che come tutti siano servitori della comunità, così tutti abbiano giusta parte dei beni di essa. Nessuno può in particolar modo arricchire, ma nessuno neanche impoverire. A ciascuno è assicurata una condizione durevole, e con ciò anche alla comunità una tranquilla stabilità. 
                                                 EMANUELE ERMANNO FICHTE 



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SI E’ TRASCURATO IL PIU’ ESSENZIALE DOVERE DELLO STATO, QUELLO, CIOE’ , DI PORRE CIASCUNO IN POSSESSO DI CIO’ CHE GLI E’ DOVUTO.

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