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PAOLO MALEDDU
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Il Blog

La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


16/07/2018, 17:01



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 SCHIAVI DELLE BANCHE, di Maurizio Blondet: ... il debitore ideale è lo Stato ... il debito raggiunge finalmente lo stato di eternità ... lo Stato perde la sua sovranità ...



Seconda parte del brano tratto dal Libro di Maurizio Blondet 

SCHIAVI DELLE BANCHE
 
capitolo XIX, La fabbrica dell’inflazione 

In questo senso, il debitore ideale è lo Stato, gli Stati. La banca presta allo Stato comprandone i Buoni del Tesoro, che sono cambiali, promesse di pagamento. Ma nessuno si aspetta mai che lo Stato, alla scadenza dei Bot, paghi se non con l’emissione di nuovi Bot, di pari ammontare , a scadenza più lontana. Questo è l’eterno debito dello Stato; non risulta che nessuno Stato sia mai, nella storia, uscito dall’abisso del debito perpetuo. E’ proprio questo a rendere felice la banca: perpetuamente lucra gli interessi sui Bot, e del resto può in ogni momento rivenderli al pubblico. 
Accade che gli Stati non riescano più nemmeno a pagare gli interessi. Accade sempre più spesso, nel  terzo mondo. Ma i tempi non sono più quelli di re Edoardo d’Inghilterra, che ripudiò il debito coi banchieri fiorentini e li rovinò. Oggi, agli Stati decotti non è consentito ripudiare il debito, non è consentito fallire. Non è più permesso loro rovinare i banchieri.
Quando l’Argentina o la Costa d’Avorio, debitori eterni, non ce la fanno proprio a pagare nemmeno gli interessi, la banca li socorre nel proprio interesse. Se il debitore si dichiara insolvente, la banca dovrà cancellare il prestito dai suoi libri contabili, e pagare con i soldi dei suoi azionisti e padroni la perdita corrispondente. In fondo, basta che il debitore continui a pagare gli interessi su quel debito (non le quote-capitale), sicchè la voce continui ad essere un attivo nei libri della banca, e il lucro della banca continui a piovere. Non ha soldi per gli interessi? Ma ci pensa la banca: apre al debitore un altro prestito, creando dal nulla il denaro necessario perché quello paghi gli interessi. E’ il miracoloso prestito-ponte, tanto praticato verso il  terzo mondo. Il denaro fresco non entra nemmeno nel paese; passa da una all’altra scrittura contabile della banca creditrice. Miracolo: il vecchio prestito andato a male resta nei libri come attivo, anzi l’attivo è addirittura accresciuto dal nuovo prestito, e produce ulteriori interessi per la banca. 

Ma, prima o poi, il debitore comincia ad entrare in affanno. Si accorge che non può costruire una scuola o un ospedale, perché tutto quel che riceve dalle tasse va a pagare gli interessi alle banche creditrici. A quel punto, Argentina e Costa d’Avorio smettono di pagare gli interessi. 
I banchieri si stracciano le vesti. Fanno la faccia feroce. Minacciano il debitore insolvente: d’ora in poi nessuna banca gli farà più credito. Le due parti s’incontrano, l’autorità politica interviene (lo Stato delle banche creditrici), interviene il Fondo Monetario; alla fine della sceneggiata, immutabilmente, viene raggiunto un compromesso. Il debitore riceve un altro prestito (e sono tre), non solo per pagare gli interessi sui due prestiti precedenti, ma per poter costruire il suo stupido ospedale. E la banca può iscrivere nei suoi libri contabili un altro attivo più grosso, che frutta ancora più interessi e più profitti. 
In una fase ulteriore - il debitore è ormai nei debiti fino al collo - si ricorre a un altro sistema già perfettamente sperimentato. Le banche vi ricorrono quando tutti gli introiti dello Stato debitore, imposte e guadagni delle esportazioni, vengono risucchiati dal pagamento degli interessi. In questo caso, le banche soccorrono: propongono al debitore una  rinegoziazione  del debito.   Che significa questo: il debito viene prolungato nel tempo. Gli interessi che il debitore deve pagare sono ridotti un poco, ma ora li deve pagare per un numero superiore di anni, di decenni. Il debito raggiunge finalmente lo stato di eternità: lo Stato indebitato intanto paga e paga interessi. Nei libri delle banche, resta il famoso attivo. 
Ma il gioco, direte voi, non può continuare all’infinito. ci sarà pur un momento in cui uno Stato sovrano, che affonda in debiti sempre più giganteschi e impagabili, trova il coraggio - come l’antico re Edoardo - di ripudiare il debito. Trascinerà nella rovina le banche? Niente affatto.

Anzitutto, va detto che le banche hanno già guadagnato tanto, sugli interessi, da poter assorbire una eventuale insolvenza sovrana. Nel 1989, quando si presentò uno dei ricorrenti rischi di bancarotta degli Stati latinoamericani, una rivista americana del settore ammetteva: "a parte i prestiti al terzo mondo, le nostre maggiori banche (statunitensi) funzionano con buon profitto ... ai livelli di profitto dell’anno scorso, esse possono, in teoria, assorbire l’intero loro credito all’America Latina in due anni".
In teoria. Perché in pratica, le banche non sono per nulla disposte ad accollarsi le conseguenze della loro folle gestione. Gli azionisti non vedrebbero dividendi per un paio di anni - oh sciagura - e i direttori centrali, magari, potrebbero venir licenziati. E poi, è una questione di principio: se si spargesse la voce che le banche, almeno una volta, hanno rimesso i debiti, l’intero business andrebbe a catafascio. 

Accade dunque questo. Il ministro delle Finanze del paese indebitato e il capo dei capi del consorzio bancario che l’ha indebitato vanno insieme dal capo del governo del paese dove hanno sede le banche creditrici. Mettiamo che sia il presidente degli Stati Uniti; gli viene fatto presente che se il debitore smette di pagare, i mercati saranno sconvolti,  la finanza internazionale verrà scossa, il credito mondiale si ridurrà a un rigagnolo, il paese debitore cesserà di importare merci made in Usa, insomma il popolo americano ne soffrirà grandemente. la solfa viene ripetuta - con i toni più apocalittici - ai senatori e deputati del congresso, agitata sui giornali, alle tv dagli esperti consulenti ed economisti famosi. 
In definitiva, il governo e il Congresso (o il parlamento) vengono convinti che è necessario che loro forniscano denaro fresco - denaro dei contribuenti - al paese debitore, in forma diretta o indiretta, con l’assicurazione che il debitore pagherà gli interessi, non solo, ma con quel denaro fresco attiverà programmi economici lucrosi, che lo renderanno capace di restituire tutto. 
Di solito, a questo punto, il debitore deve accettare rigidi programmi di austerità, perché non scialacqui quel denaro, ma lo metta a frutto per poter pagare i creditori. Di solito è il Fondo Monetario a coprire questa funzione, come agente dei creditori: di fatto, lo Stato perde la sua sovranità, viene governato dal  pignoratore mondiale, che occhiutamente taglia ogni programma sociale - strade, scuole, ospedali - come spese inutili, che sviano denaro dallo scopo supremo: ripagare i creditori. 
In compenso, le banche accettano - generose - di cancellare una parte del debito. Di solito una parte minima. E’ un gesto utile. Altrimenti, lo Stato sarebbe stato dichiarato insolvente, e il debito cancellato sarebbe stato, per le banche, totale. invece, con quel piccolo gesto, può continuare la pioggia lucrosa degli interessi. 
A quel punto, inoltre, il governo Usa - che ha stanziato per legge aiuti finanziari straordinari allo Stato indebitato - diventa garante del debito; se il debitore non dovesse farcela a pagare, pagheranno gli americani. I contribuenti. 
Già. Perché quel denaro, mobilitato da agenzie internazionali, aiuti allo sviluppo, sussidi diretti, importazioni, che finisce per tornare alle banche via via che il debitore faticosamente paga, è denaro dei contribuenti. O peggio: denaro creato dal nulla dalla Federal Reserve. 
E via via che questo denaro creato dal nulla arriva alle banche, esse lo prestano, lo iniettano di nuovo nell’economia statunitense e mondiale: dove si mescola col denaro circolante, e ne diluisce il valore. 

A quel punto la massaia si lamenta che le zucchine sono aumentate, e incolpa il fruttivendolo. Perché i prezzi salgono, è il dollaro - o l’euro - che perde valore, perché ci sono troppi dollari o euro in circolazione. E chi li ha messi in circolazione? La banca. La madre di tutte le inflazioni. 




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