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PAOLO MALEDDU
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Il Blog

La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


15/08/2018, 18:29



"Non-esiste-argomento-più-interessante-e-stimolante-della-moneta,-a-condizione-che-se-ne-colga-l’esatto-significato-e-quindi-se-ne-conosca-l’unica-funzione-cui-essa-dovrebbe-essere-destinata"


 Così un grandissimo Bruno Tarquini, già giudice e Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila, introduce il suo bellissimo "La banca la moneta e l’usura - La Costituzione tradita""



Continua Bruno Tarquini nell’introduzione del suo 

La banca, la moneta e l’usura
La Costituzione tradita


Fra le tante, una definizione soddisfacente della moneta sembra quella che, pur nella sua estrema concisione, contiene tuttavia i suoi dati essenziali e caratteristici: è moneta ciò che è convenzionalmente usato come mezzo di scambio e come misura di valore. 
Quindi non è importante, perché una "cosa" acquisti dignità di moneta, che essa sia fatta di una o di un’altra materia: la storia ricorda come i popoli abbiano conferito valore e funzione di moneta non solo ai metalli preziosi ma anche ai più disparati beni che fossero di difficile o faticoso reperimento (c’è ancora chi ricorda che, in tempi relativamente recenti, in Abissinia il sale costituiva la moneta corrente tra la popolazione?); è importante, invece, porre in evidenza come la nostra moneta debba avere come causa la "convenzione" e come effetto la funzione di "misurare il valore" dei beni e di essere, perciò, lo "strumento per lo scambio" di questi beni.
Se questo secondo requisito sembra abbastanza comprensibile perché l’intermediazione della moneta evita il ricorso all’antico e non pratico sistema del baratto, il primo requisito, quello della convenzione, ha bisogno di una breve riflessione; intento una moneta può adempiere la propria funzione in quanto sia accettata dai cittadini: sono infatti costoro che, accettandola, le danno valore. Per dimostrare questo assioma si ricorre all’esempio dell’isola deserta, dove, evidentemente, il possesso di moneta da parte dell’unico abitatore equivarrebbe al possesso di nulla, proprio per l’impossibilità che quella moneta possa essere accettata.  Questo principio era stato colto anche da Aristotele nella sua Politica
"Taluni ritengono la moneta un non-senso, una semplice convenzione legale, senz’alcun fondamento in natura, perché, cambiato l’accordo, tra quelli che se ne servono, non ha più valore alcuno e non è più utile per alcuna necessità della vita, e un uomo ricco di denari può spesso mancare del cibo necessario".
(Politica, libro primo,9,1257 b; Ed. Laterza,1972).


Quindi il valore della moneta è la conseguenza di una convenzione: se non c’è accettazione da parte dei cittadini, la moneta non acquista o perde valore, e perciò, venendo meno la sua funzione caratteristica, cessa di essere moneta. 
Questo significa che il concetto di moneta ha radice nello spirito dell’uomo e che, perciò, appartiene ad una categoria spirituale. La moneta fu pensata dall’uomo onde potesse servire come strumento per lo scambio dei beni, in un tempo in cui, ampliatisi i commerci, il baratto, fino ad allora utilizzato, cominciò a denunciare la propria inadeguatezza.
In questa sede non è proprio il caso di rifare tutta la storia della moneta, essendo sufficiente, ai nostri fini, ricordare molto schematicamente che all’inizio la moneta veniva emessa dal sovrano in pezzi di metallo prezioso (oro, argento, rame, ecc.), appositamente "coniati"perché fosse garantita la sua provenienza ed il suo peso, e quindi il suo valore. 
In una seconda fase, quando sorsero le prime banche, sia il sovrano sia i cittadini preferirono depositarvi il loro capitale monetario, soprattutto per motivi di sicurezza, ricevendo in cambio una ricevuta (fede di deposito), esibendo la quale ottenevano la restituzione del relativo importo in monete metalliche. 
Successivamente commercianti ed artigiani, al fine di rendere più rapidi ed agili i loro affari, si resero conto che, invece di ritirare i loro depositi bancari, potevano utilizzare per i pagamenti le stesse ricevute dei banchieri, le quali, in tal modo, cominciarono ad adempiere le stesse funzioni della moneta che rappresentavano (banconote). Poiché venivano accettate dai creditori (rassicurati dalla garanzia rappresentata dai depositi bancari), quelle ricevute acquistarono funzioni e valore di moneta vera e propria, nonostante che non avessero alcun valore intrinseco, essendo di carta. 
A questo punto furono i banchieri a rendersi conto di un singolare fenomeno, al quale occorre prestare la massima attenzione perché costituisce il punto di partenza della "grande usura" bancaria. Poiché, dunque, per loro comodità i cittadini  preferivano pagare ed essere pagati con le ricevute bancarie (banconote) invece che con le monete metalliche depositate in banca, i banchieri, essendosi accorti che i depositi erano ritirati in una percentuale molto bassa (diciamo del dieci per cento), escogitarono un "trucco" tanto semplice quanto ingegnoso: emisero un numero di "ricevute" per un valore di gran lunga superiore a quello dei depositi, le quali, sebbene prive della copertura delle monete metalliche e quindi di ogni garanzia, circolarono con le prime ricevute, funzionando anch’esse da moneta in quanto accettate dai cittadini.
E’ chiaro che, mentre le prime ricevute rappresentavano il controvalore di monete metalliche depositate, le altre, invece, non rappresentavano nulla. i banchieri cominciarono così a creare moneta cartacea dal nulla, senza alcun costo se non quello meramente tipografico, ma, ciò nonostante, pretendevano ed ottenevano i relativi interessi. 
 



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15/08/2018, 18:29

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