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PAOLO MALEDDU
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Il Blog

La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


16/08/2018, 18:01



"Perché-lo-Stato-ha-rinunciato-alla-propria-sovranità-monetaria?"


 "Perché ha trasferito questa sovranità ad un Ente privato come la Banca d’Italia?"



Proseguiamo con una seconda parte dell’introduzione di Bruno Tarquini del suo:

La banca, la moneta e l’usura - La Costituzione tradita


Ancora oggi succede, mutatis mutandis, la stessa cosa in un duplice ordine di livelli :
a) in un livello più basso, avviene che le banche, confidando nel fatto che la massa di moneta depositata dai clienti non verrà mai ritirata tutta contemporaneamente, prestano, a chi ha bisogno, denaro per un valore enormemente superiore al valore dei depositi; prestano, cioè, denaro che non hanno e dal nulla percepiscono interessi;
b) ancora più grave è quanto succede ad un livello più alto, vale a dire a quello delle Banche Centrali, le quali prestano allo Stato (per i suoi bisogni istituzionali) ed al sistema bancario (e quindi, attraverso questo, al sistema economico nazionale) la moneta che esse stesse creano dal nulla, richiedendo non solo i relativi interessi, ma anche un importo pari alla moneta prestata; perché questa, al momento della restituzione, acquista valore nel corso della circolazione; quel valore che, invece, non aveva al momento della emissione, cioè del prestito (l’unica passività di tutta l’operazione essendo rappresentata dal costo di fabbricazione della moneta).
Ognuno può facilmente rendersi conto che in entrambi i casi si fa esercizio di "usura". Ma mentre nel primo le vittime sono soltanto quei cittadini costretti a ricorrere alle banche per ottenere i finanziamenti necessari alle loro imprese e, qualche volta, alle loro stesse esigenze personali, nel secondo caso la vittima è l’intera struttura economica dello Stato, costretto ad indebitarsi, per ottenere le necessarie risorse finanziarie, con un Ente privato (qual’è la Banca d’Italia), al quale ha trasferito la propria sovranità monetaria e, con essa, il potere di controllare tutta la politica economico-sociale della Nazione.
Questa è dunque la moneta di cui si tratterà in questo libro, l’autore del quale coltiva la speranza non tanto di convincere il lettore della sostanziale fondatezza  delle proprie idee, quanto, soprattutto, di portare a sua conoscenza fatti e situazioni che ruotano intorno al grave problema monetario, e che sono per lo più sconosciuti ai profani perché circondati da un omertoso silenzio o, nella migliore delle ipotesi, trattati con un linguaggio troppo tecnico e scientifico e perciò incomprensibile a chi è digiuno in materia. 
Ha cercato, nel tracciare questi appunti, di esprimersi con la maggiore semplicità possibile, a costo anche di cadere  in imprecisioni nell’uso di termini tecnico-scientifici, ma, in ogni caso, esponendo sempre le proprie idee con schiettezza, non rinunciando neanche a qualche vena polemica, che si potrà cogliere soprattutto nelle note. 
L’autore, inoltre, confida al lettore di essersi sempre domandato, nell’arco ormai lungo della propria vita, se, fatta naturalmente esclusione per tutti i problemi di alto profilo etico e che attengono ai valori superiori della vita, convenisse rimanere nell’ignoranza di quegli altri che, pur riguardando aspetti anche importanti della vita sociale, sono (o forse paiono) indifferenti tuttavia a quelli di più immediata concretezza e che si presentano con maggiore impellenza nella vita di tutti i giorni; oppure se, essendo stati forniti dalla sorte di una sufficiente intelligenza e dalla propria volontà delle dovute cognizioni, convenisse invece accedere ad altre conoscenze, non fosse altro che per spirito di conquista intellettuale e per smentire il monito biblico: "Aures habent et non audient; oculos habent et non videbunt".
Ma per avere orecchie ed occhi aperti bisogna tenere aperta anche la mente; occorre, cioè, avere la curiosità di conoscere le cose di cui si parla poco e, poi, la fantasia di comunicare agli altri le nuove conoscenze. Non perché si convincano a tutti i costi della loro fondatezza, ma soltanto perché sappiano che esistono taluni angoli reconditi di una certa cultura, di cui non si sospetta minimamente neanche l’esistenza.


Ha scritto Honoré de Balzac nella sua Commedia Umana: "Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna "ad usum Delphini" e la storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti: una storia vergognosa." 


E la moneta, nei termini in cui è stata brevemente inquadrata, costituisce senza dubbio uno di quegli angoli nascosti ed avvolti nel buoi del silenzio omertoso. Ed il tema è di così enorme rilevanza per la vita sociale di una Nazione che non può essere ignorato né minimizzato con una semplice alzata di spalle. E’ senz’altro legittimo avere su questo tema un’opinione diversa da quella esposta dall’autore di questo lavoro, ma la cosa veramente importante è quella di essere informati sull’esistenza stessa del problema, perché nei momenti importanti e decisivi della vicenda monetaria si possa essere in condizioni di esprimere un giudizio o, comunque sia, di tentare di non perdere completamente l’orientamento nei suoi oscuri e misteriosi meandri. 
In fondo, a ben pensarci è il percorso culturale seguito da chi scrive, il quale ricorda come ad un certo punto della propria vita (aveva alle spalle già qualche anno di magistratura) il proprio bagaglio di conoscenze, fino ad allora necessariamente costrette nei limiti che sono propri dell’insegnamento scolastico ma che risentono anche di una "libertà" di stampa a senso unico specialmente in tema di storia, di politica e di economia, improvvisamente lievitò e si aprì all’apprendimento di nuove nozioni, sempre stimolanti, che fornivano una nuova visione degli avvenimenti che erano accaduti e che stavano accadendo nel mondo. Egli aveva avuto, fortunatamente,  occhi per vedere ed orecchie per acsoltare e soprattutto una forte disponibilità ad aprirsi ad idee nuove e a non rinchiudersi in un atteggiamento pregiudizialmente negativo.   
e la materia della moneta è tra quelle in cui si è avverato, rispetto all’opinione comune che (anche) in questo campo è chiaramente connotata da ignoranza e da pigrizia mentale, il più radicale capovolgimento, che, prima di tutto, spinge alla formulazione di alcune domande:
- Perché lo Stato ha rinunciato alla propria sovranità monetaria?
- Perché ha trasferito questa sovranità ad un Ente privato come la Banca d’Italia?
- Perché l’Istituto di emissione, pur creando dal nulla la moneta che mette in circolazione, si comporta come se ne fosse proprietario, pretendendo ed ottenendo lucrosi interessi, che sono a carico di tutto il sistema economico nazionale?
- Perché, ciò nonostante, iscrive nei propri bilanci la moneta che crea e presta tra le poste passive?


Continua ...



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