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29/10/2018, 01:21



"La-creazione-di-moneta-dal-nulla,-a-volontà-dello-Stato,-rende-SUPERFLUA-LA-TASSAZIONE."--:-Maurizio-Blondet,-"Schiavi-delle-banche",-pag.-149


  "grazie al controllo della Banca Centrale e una moneta inconvertibile (cioè senza copertura aurea), uno Stato sovrano è finalmente libero da ogni problema di denaro e non ha più bisogno di imporre tributi allo scopo di rifornirsi di soldi".




Ho scritto il libro "PERCHE’ LE TASSE NON SONO DOVUTE", perché anche persone che ritenevo avessero capito a fondo il sistema, non riuscivano a comprendere l’inganno delle tasse da pagare. Quindi, ogni volta che trovo una conferma da fonti diverse e da altri periodi, è per me motivo di grande soddisfazione e conforto : mi sento meno solo. Questo breve brano è tratto da SCHIAVI DELLE BANCHE, scritto nel 2004 da Maurizio Blondet.



Ma c’è un’altra conseguenza da chiarire. E’ la più esplosiva, la più rivoluzionaria delle conseguenze. La creazione di moneta dal nulla, a volontà dello Stato, rende  superflua la tassazione.  Lo Stato, facendo monetizzare i suoi titoli di debito dalla Banca Centrale, può procurarsi tutto il denaro che vuole. Provoca così facendo l’inflazione, che è già un tributo (anzi il più iniquo dei tributi, perché colpisce i pensionati, i lavoratori a reddito fisso; perché penalizza chi risparmia e favorisce chi fa debiti) : ma appunto per questo, che bisogno c’è di altri tributi?

E’ possibile che questa prospettiva appaia al lettore incredibile. Che si convinca che noi stiamo sragionando. Perciò citeremo alcuni passi che un banchiere di nome Beardsley Ruml scrisse nel 1946, quando ricopriva l’incarico di presidente della Federal Reserve Bank di New York (la banca centrale americana, Federal Reserve, è formata da una dozzina di filiali): 


                                                                               "grazie al controllo della Banca Centrale e una moneta inconvertibile (cioè senza copertura aurea), uno Stato sovrano è finalmente libero da ogni problema di denaro e non ha più bisogno di imporre tributi allo scopo di rifornirsi di soldi".


Ripetiamolo: sono, nero su bianco, le parole di un banchiere centrale. Un tipo di personaggio cui non capita spesso di parlare con tale franchezza dei trucchi del suo mestiere. E naturalmente, sta parlando per paradosso. Perché in realtà, Ruml in quell’articolo del 1946 dice: nonostante la creazione di denaro renda superflua la tassazione, è raccomandabile continuare a tassare i cittadini. E perché? Ecco la sua risposta:


                                                                                         "i dollari che il governo prende attraverso i tributi non possono essere spesi dalla gente, e dunque questi dollari non possono più essere usati per comprare le merci in vendita. La tassazione, quindi, è uno strumento d’importanza fondamentale nella politica fiscale e monetaria".


E poi prosegue con il vecchio discorso sulla tassazione progressiva, come metodo per ridistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri. E’ puro e semplice bla bla, mascherato sotto falsi argomenti sociali.  La verità sfuggita a Ruml è questa : le tasse servono, perché i cittadini - i lavoratori, i consumatori - devono continuare a credere che il denaro è scarso. E per loro è davvero scarso: se ne guadagnano di più, le tasse glielo tolgono.                Su consiglio dei banchieri. 


E questo, detto dalla bocca di uno che invece conosce il trucco per creare a volontà denaro dal nulla. La distinzione, e la diversità sociologica, fra servi e padroni, non è mai stata più chiaramente delineata.

Non è mai stata del resto così forte nella storia. Non lo è mai stata nel Medio Evo, non nell’Impero Romano, non quando la moneta era d’oro o convertibile in oro. Solo oggi ci sono veri servi, e veri padroni. Chi crea denaro, col quale  comanda lavoro  a tutti noi, quello è il vero padrone che ci rende servi. 





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