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PAOLO MALEDDU
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Il Blog

La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


15/02/2019, 01:01



--La-Costituzione-tradita--:---Bruno-Tarquini
--La-Costituzione-tradita--:---Bruno-Tarquini


 La Grande Truffa ai danni del Popolo : prima la sottrazione e poi l’addebito della moneta che invece gli appartiene



Riprendiamo il libro del grande Bruno Tarquini, purtroppo recentemente scomparso, con il sesto capitolo che parla del quarto potere, quello monetario occultato, che va oltre la ripartizione del potere in legislativo, esecutivo e giudiziario. 
In questo capitolo l’autore mette giustamente in evidenza il fatto che nella nostra Costituzione, come praticamente in tutte quelle dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, la questione dell’emissione monetaria sia stata completamente omessa, al contrario della Costituzione americana che chiarisce sin dal primo articolo che il potere di battere moneta viene attribuito al Congresso. 
A completamento di questa osservazione ci sarebbe da aggiungere, secondo il mio modesto parere, che tutto ciò ha una spiegazione ben precisa: mentre la Costituzione americana venne scritta al termine  della vittoriosa guerra d’Indipendenza dalla ex-Madre Patria, scoppiata  appunto (diversamente da ciò che riportano i libri di storia del Pensiero Unico imposto) per il divieto dell’Inghilterra alle colonie di continuare a battere quella moneta che aveva reso possibile il loro notevole sviluppo economico, quella italiana segue immediatamente la Seconda Guerra mondiale, scoppiata per impedire a Germania ed Italia di continuare a dimostrare al Mondo intero a quali straordinarie possibilità si sarebbe potuto accedere con una moneta nazionale emessa a costo zero, senza creazione di debito verso i Banchieri apolidi. 
Entrambe le guerre scoppiate quindi per aggiudicarsi l’emissione della moneta: nel primo caso le colonie americane vincitrici chiarirono sin dal primo articolo che il Congresso (il Popolo, in teoria) avrebbe battuto moneta, nel secondo caso la vittoria di una singolare alleanza tra Unione Sovietica comunista con Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, capitalisti e nemici, fece sì che nelle costituzioni di Italia (soprattutto) e Germania (in parte) non si parlasse di emissione monetaria.
Curioso poi il fatto che, nonostante alla assemblea Costituente italiana del 1947 prendesse parte Luigi Einaudi, al tempo Governatore  in carica  della Banca d’Italia e  contemporaneamente  Ministro dell’Economia (nonché futuro Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica), nella tanta elogiata Costituzione italiana la parola moneta viene riportata una sola volta negli ultimi articoli. Essendo la moneta il pane quotidiano del Governatore della Banca d’Italia e del Ministro dell’Economia, Luigi Einaudi si dimenticò di parlare di emissione monetaria o la sua presenza era invece a garanzia del fatto che si impedisse di parlarne?
Ai posteri l’ardua sentenza, ha detto qualcuno.


Bruno Tarquini
Un potere (non autonomo e indipendente ma) incontrollabile    
La Costituzione tradita  -   Cap. VI


Inoltre può legittimamente dubitarsi che questo potere abbia le carte in regola con la Costituzione della Repubblica Italiana, o almeno con il suo spirito informatore *: la nostra Costituzione non brilla certo per sinteticità, poiché, anzi, dopo aver trattato dettagliatamente nella prima parte della posizione del cittadino, inteso come individualità e poi anche nei suoi rapporti con la società nelle sue diverse manifestazioni, nella seconda parte si diffonde nel disciplinare la società politica in tutte le espressioni (Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo e Magistratura), ricalcando proprio la classica tripartizione di Montesquieu, ed omettendo qualsiasi accenno, anche solo indiretto, al problema della moneta ed agli enti che ne dovrebbero regolare la politica nell’ambito del Sistema economico dello Stato. 
Né questa omissione potrebbe in ipotesi trovare una giustificazione nella considerazione che il problema della moneta e del suo governo sia sorto in epoca successiva alla entrata in vigore della Costituzione, perché è vero proprio il contrario e cioè che tutte le leggi principali e gli statuti sulla materia sono di data precedente al 1° gennaio 1948, e che, quindi, i nostri costituenti avevano davanti il modello della Banca d’Italia, quale era stato già delineato da quelle leggi. 


Quale significato può, pertanto, darsi al silenzio dei costituenti italiani sulla Banca Centrale, come ente investito di una pubblica funzione così preminente sulle altre, qual è l’emissione della moneta e il governo della politica monetaria, nonché sulla sua posizione di assoluta autonomia e indipendenza da ogni altro potere dello Stato, tanto che non se ne può nemmeno immaginare una nuova e diversa disciplina legislativa? **


Può, di fatto, il nostro Istituto di Emissione riempire questo vuoto costituzionale, pur essendo legittimato da una produzione di leggi soltanto ordinarie, che però non trovano nella Carta Costituzionale alcun titolo che possa giustificare la loro appartenenza all’attuale ordinamento giuridico nazionale, per quanto riguarda sia la posizione di potere assoluto della Banca d’Italia, in tema di politica monetaria, svincolato da quel delicato assetto di equilibri e di contrappesi che interessa invece gli altri poteri; sia il contenuto stesso di quel potere, che, come si è visto, stravolge il concetto di proprietà (pur garantita dalla Costituzione) con riferimento alla moneta, consentendo all’ente di emissione di prestare alla comunità nazionale quella moneta che le è dovuta, e trasformando perciò da creditrice a debitrice quella stessa comunità?


Perché la Carta Costituzionale repubblicana, pur così attenta ai diritti dei cittadini ed al valore fondante del lavoro, ha mantenuto un così colpevole silenzio sulla "grande usura" che si consuma a danno del popolo, e sul suo asservimento alla moneta addebitatagli a titolo di prestito, nonostante che il suo valore le derivi proprio, per un processo di induzione, dalla convenzione sociale di accettazione? Non è vero, infatti, a ben considerare il fenomeno nella sua profonda essenza, che la Banca d’Italia non crea la moneta, ma fabbrica solo i simboli monetari, ai quali i cittadini conferiscono con la loro accettazione (ed il loro lavoro) quel valore indotto che si traduce, poi, nel potere d’acquisto?


A queste domande è certamente difficile rispondere se non ponendo in evidenza il carattere segreto, misterioso, iniziatico di tutto ciò che circonda il problema della moneta: non c’è alcun dubbio che ogni discorso su tale problema viene avvolto dalla cortina fumogena di un linguaggio oscuro, di difficile comprensione per i profani, che riesce ad occultare il vero significato delle parole: con questo ricorso ad una semantica distorta si riesce a far credere al popolo, in tema di moneta, una situazione completamente opposta a quella reale, come quella di fargli accettare, acriticamente, la posizione di debitore di una moneta che è invece di sua proprietà. Tutto ciò è, quindi, effetto di un vero e proprio disegno, cui presta determinante ausilio, per disonestà o ignoranza, tutto un mondo di politici, di banchieri e di opinionisti, che ha l’unico scopo di tener nascosta la verità.
 
 *Nella stessa situazione italiana, di silenzio costituzionale sul potere monetario e sull’autonomia delle rispettive Banche centrali, si trovano le Costituzioni di tutti gli Stati aderenti all’Unione Europea, ad eccezione della Germania, la cui Costituzione invece prevede espressamente l’autonomia della Bundesbank.  Naturalmente ora il Trattato di Maastricht prevede espressamente l’autonomia della BCE (Banca Centrale Europea) e delle Banche Centrali degli Stati aderenti. Del tutto diversa è invece la situazione costituzionale nord-americana, perché negli Stati Uniti la Costituzione va in direzione opposta, addirittura conferendo esplicitamente al Congresso (cioè ai rappresentanti del popolo) il potere di emettere moneta e di regolarne il valore. Essendo violata anche questa norma costituzionale di natura positiva, è lecito affermare che negli Stati Uniti la situazione di illegalità ha dimensioni ancora più gravi. Infatti la Costituzione degli Stati Uniti (articolo I, sezione 8, parte 5) dispone: "Il Congresso avrà le seguenti attribuzioni (...) battere moneta, stabilire il valore di quest’ultima e quello delle monete straniere (...)".


** Giova rilevare che la sovranità monetaria risulta delegata alle Banche Centrali in tutti gli Stati moderni, nonostante che in tutte le Costituzioni si ponga come punto essenziale del sistema politico che la sovranità risiede nel popolo. Ma giova anche aggiungere: a) che il popolo sovrano avrebbe delegato questo immenso potere per mezzo di leggi ordinarie, su cui non è stato mai chiamato ad esprimere alcun parere, anzi (per meglio dire) senza che ne fosse mai stato consapevole;     b) che anche negli Stati che sono stati retti da governi dittatoriali (come l’Unione Sovietica e l’Italia, durante il regime fascista) il potere monetario era nelle mani delle rispettive Banche Centrali. Sotto questo profilo si può affermare che nella storia del XX secolo il solo stato veramente totalitario sia stato quello organizzato in Germania, dal regime nazista, il quale, infatti, con la nazionalizzazione della Reichsbank, restituì allo Stato anche la sovranità monetaria. Si può anzi aggiungere che nello stesso anno (il 1937) mentre in Germania avveniva la nazionalizzazione della Banca Centrale, in Unione Sovietica, molto significativamente, si dava luogo alla privatizzazione della Gosbank (l’Istituto di Emissione sovietico), del cui consiglio di amministrazione fu chiamato a far parte anche il multimiliardario ebreo-americano Armand Hammer, amico personale di tutti i segretari del Pcus da Lenin fino al 1989, anno della sua morte (cfr. MAURIZIO BLONDET, Complotti II, Ed. Il Minotauro, 1996, pag. 70-71).  



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