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09/05/2019, 20:04

Controllo mentale, Prepotenza militare



"E’-dovere-degli-intellettuali-dire-la-verità-e-smascherare-la-menzogna--...--per-l’intellettuale-moderno-non-è-affatto-ovvio-----N.-Chomsky


 Andrea Segatori : Che ci faccio da queste parti? Che cosa c’entra un medico, uno psichiatra in un contesto strettamente politico e sociale?



CHE CI FACCIO DA QUESTE PARTI?


Una domanda che spesso mi è stata rivolta, e che sicuramente mi sarà posta in seguito a questo scritto, è la seguente : "Che cosa c’entra un medico, uno psichiatra in un contesto strettamente politico e sociale?".
...
Innanzitutto : "La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze e che opera in un mondo di valori", perciò diventa inalienabile l’impegno della  techne iatrike (dell’arte della cura) ad agire verso, e contro, un sistema che ha ridotto l’uomo ad un marchingegno da riaggiustare e calibrare secondo le esigenze storiche della società, e ha abbassato il medico a funzionario dell’impresa sanitaria. Poi, dobbiamo considerare, dopo il lungo periodo oscurantista del meccanicismo (che, per altro, tende a perdurare), che: "La filosofia si estrinsecava nell’ecologia del rapporto uomo-natura, calato nel contesto ippocratico de  aeris, aquis et locis; e si estrinsecava nell’etica della polis, nella politica della convivenza (...). Non per nulla il rappresentante medico della civiltà greca, Ippocrate, aveva assicurato, che  iatros philosophos isotheos  (il medico che è anche filosofo diventa simile a dio), e Galeno, rappresentante medico della Roma imperiale, aveva avvertito che  quis optimus medicus sic quoque philosophus  (il miglior medico è anche filosofo). 


Chiarito questo indirizzo, appare evidente il ruolo classico, organico, del medico ed il suo rapporto con la cura: il confronto diadico tra medico e malato si prolungava nel rapporto olistico tra medico e società.  Il dia-logo tra curatore e paziente si ampliava a tutto il sistema di vita, che governava con modalità sia esplicite che allusive oltre al comportamento dei singoli anche la realtà associativa e la condotta di tutti. 
La mia presenza qui, per ciò, non ha nulla di eretico: è un’esortazione a ritornare all’originario, a quel  milite politico della salute  in opposizione all’attuale docile funzionario dell’azienda sanitaria e, come psichiatra, un tentativo di rivendicare il ruolo di  psiche iatros  (curatore dell’anima) in opposizione a quello di impiegato cerebroiatrico del braccio sanitario dello Stato Terapeutico. 


La profanazione consiste nel denunciare la perversità della cura vista come una manutenzione, nel contestare una visione del mondo  carica di significati meccanicistici e defraudata di ogni componente che trascenda la pura fisio- e psicopatologia, nel rivendicare la necessità di affrontare i problemi comunitari in maniera grandiosa,  come dice Hillman (non è pensabile accettare la logica riparatoria all’interno di un sistema ritenuto immodificabile), nel ribadire l’essenzialità della forma in opposizione alla transitorietà della sostanza. 


Compito sanitario è anche dare un significato transpersonale agli avvenimenti che coinvolgono il singolo, per inserirli nel campo più vasto, più complesso e più ricco della comunità in cui agisce. Per l’Arbeiter  del pensiero, rapinando il concetto di  Lavoratore, fedelmente intraducibile di Junger, evidenziare gli inganni dovrebbe essere una missione morale: "E’ dovere degli intellettuali dire la verità e smascherare la menzogna (...) per l’intellettuale moderno non è affatto ovvio". (Noam Chomsky)

 
Una volta era seducente credere che il Sistema non potesse essere cambiato, ma solo abbattuto: ciò non è avvenuto. Ora, piuttosto che maledire il buio è preferibile accendere una candela, secondo una massima orientale: è già onorevole testimoniare l’esistenza di idee chiare e fare un po’ di luce su quelle che non sono altro che idee fisse. 



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