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PAOLO MALEDDU
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La moneta è uno straordinario strumento di creazione e distribuzione di benessere per tutta l'Umanità. Non può esserlo solo per una esigua schiera di Usurai malati di delirio di onnipotenza.


30/12/2017, 04:19



MONDART-:-LA-GUERRA-:-E’-VERAMENTE-UN-"MALE-NECESSARIO"--?


 In questo post Mondart ci spiega, tra le altre cose, come lo Stato furfante ci impoverisce con le tasse usando il Debito Pubblico come pretesto e la guerra come CONFLITTO DI CLASSE per mantenersi al Potere.



 02 marzo 2011
LA GUERRA E’ VERAMENTE UN "MALE NECESSARIO"? 

Ad ognuno rispondere; io, anziché dare una risposta esplicita, pongo innanzitutto una serie di domande:

Il pretesto generalmente addotto appena sotto il primo filtro mediatico e ideologico, e quello maggiormente accreditato anche dal popolo più criticamente "consapevole", è che le guerre si combattono effettivamente per il petrolio, per l’energia, per la crisi, in una parola per motivi di ordine ECONOMICO ... 

Bene: fingiamo di prendere per buona questa interpretazione per introdurre una "reductio ad absurdum":

1) La causa delle guerre sarebbe dunque l’economia (?), la crisi, l’energia ...
 2) Ma stranamente l’economia è gestita e pilotata apposta perchè conduca prima alle crisi "cicliche", infine alla crisi "sistemica" ... 
 3) La leva principale usata per indurre la crisi è quella del Debito Pubblico ... 
 4) ed il conseguente obbligo per la popolazione di risarcire un Debito impossibile e fasullo mediante tassazione, tagli, insomma il prelievo di risorse del "volgo" ed il suo conseguente impoverimento ... 
 5) Tutto questo viene giuridicamente attuato e giustificato attraverso "lo Stato", che quindi in realtà si rivela essere nient’altro che una furfantesca macchina a delinquere atta a:

 a) Sostituirsi decisionalmente al singolo individuo, delegittimandolo giuridicamente ed impoverendolo socialmente 
b) Impoverirlo proprio per poterlo tassare (altro bel paradosso "kantiano" !) 
c) Utilizzare le tasse non per ristabilire l’economia, ma proprio per scopi "altri", taciuti alla popolazione 
d) Fornire le basi legali e giuridiche, sociali e mediatiche, affinchè una ristretta cerchia di "Nobili" (o chiamatela come vi pare) sia il solo "autista" della macchina medesima. 

 PER INCISO: Lo stato, soprattutto nel suo ordinamento "democratico", si rivela dunque essere una macchina perfetta per il perpetuarsi al potere di una "Nobiltà" senza opposizione di sorta che "celatamente ma direttamente" vive alle spalle del volgo ed in sua diretta competizione, con una perfezione nella finzione che sarebbe stata impossibile, per esempio, nelle vecchie monarchie ! ... 
 per corollario con quanto visto sopra abbiamo che chi vede nel puro fattore economico o energetico la causa prima delle guerre cade automaticamente in contraddizione coi punti a, b, c ...

 Personalmente propendo quindi per considerare la leva energetica-economica come una eventuale "concausa secondaria", restando la causa vera una precisa scelta che non è economica ma POLITICA, ossia il conflitto di classe, vero ed assai temibile per una oligarchia parassita e nascosta, conflitto alla fine riassumibile semplicemente nella guerra ai poveri e nella necessità difensiva di un loro sfoltimento numerico.

Non a caso la cosiddetta Comunità Internazionale, ossia la "Nobiltà" al comando, è sempre magicamente ed unanimemente in accordo quando si tratta di intraprendere una nuova guerra, non a caso si tace ignobilmente di fronte a genocidi che poco hanno a che vedere con il petrolio. Petrolio che comunque potrebbe essere frutto di un normale scambio economico in una civiltà paritaria.

 Non a caso si applicano assurde tattiche stragiste, nonchè la pratica della tortura e del terrore, dove una bomba anche stupida, o un’operazione mirata dei servizi, sarebbe sufficiente, che ne so, a rendere inutilizzabile l’oleodotto concorrente; parallelamente si delegittimano grandi masse del volgo togliendoli il controllo giuridico delle rispettive nazioni e l’ impossibilità dell’autodeterminazione, ma solo per pervenire ad uno stato più esteso e controllabile da una cerchia ristretta di oligarchi ... non a caso l’esercito Usa è talmente crudele da non fare prigionieri, da uccidere i feriti, da aprire il fuoco anche su donne e bambini, o su popolazioni inermi, da cospargere il territorio invaso col micidiale uranio impoverito che impedirà un normale ricambio della popolazione per i secoli a venire ... tutte cose che nulla c’entrano in un’ottica di puro controllo energetico ed economico, ma sono perfettamente spiegabili in un’ottica di spietata lotta di classe di una "Nobiltà" che nella "numerosità del volgo" vede un’ovvia minaccia.

 Non mi inoltro oltre per questo impervio sentiero (cosa che richiederebbe altra trattazione), ma voglio solo portare alla luce alcuni paradossi e contraddizioni, ormai entrate a tal punto nel "Pensiero Collettivo Unico" da non essere più nemmeno oggetto di discussione.

 UN ALTRO MOTIVO generalmente portato a giustificazione dei conflitti è la fondamentale "cattiveria" umana, per cui si giustifica l’attacco dicendo: "se non lo faccio io lo fa lui" (e questo concetto è stato talmente inoculato nella mentalità occidentale che vale dappertutto, dal far la spesa al semplice andare in automobile ... o prevarico o verrò prevaricato. Amen.) 

 Tornando quindi a scomodare ancora il nostro Kant, ormai andato completamente fuori di melone, (e prendo lui perché a lui ancora oggi si rifà sostanzialmente tutta l’ipocrisia del pensiero e dell’agire sociale), e mettiamo ancora in discussione (anzi, facciamolo fare a Kubrick) il suo assunto filosofico (?) di "Male Radicale", (comodo pretesto oggi preso proprio a giustificazione della guerra nella sua formulazione più eclatante, ossia quella dell’"attacco preventivo" ... !), per il quale "L’uomo, pur razionalmente consapevole del bene, è portato irrazionalmente a scegliere il male" ... con buona pace di tutto l’impianto logico-aristotelico e del principio di "non contraddizione", mandato bellamente a cagare proprio da un filosofo, mica da un bambino dell’asilo ... !

 Comunque, fingiamo di prendere per buono anche questo assunto, ed applichiamo ancora il "reductio ad absurdum":

 DUE OBIEZIONI :

 1) Studi sociologici dimostrano, statistiche alla mano, che il numero dei conflitti aumenta esponenzialmente proprio con l’aumentare della civilizzazione (mentre dovrebbe essere il contrario, stando al principio del male kantiano e dello stato quale "regolatore" della sua naturale malvagità) 
2) Se davvero l’uomo è fondamentalmente malvagio, perché occorre un lungo tirocinio di "lavaggio del cervello" per indurre un soldato ad uccidere ???

 ECCO: Stanley Kubrick si pone quest’ultimo problema in "Full Metal Jacket": la sua risposta ce la dà, non esplicitamente ma affidandola al linguaggio specifico filmico, nei pochi minuti finali del film.

 Un finale che Kubrick lascia VOLUTAMENTE APERTO A PIU’ INTERPRETAZIONI LOGICHE (come se stesse proponendo un dibattito) dandoci però la chiave di lettura in via squisitamente "subliminale" ...


Purtroppo non sono riuscito a caricare il video postato da Mondart. Cercate in youtube :  Full Metal Jacket Ita Scena Finale La Marcia di Topolino



 Per introdurre il nostro discorso prendo spunto da questo finale di "Full Metal Jacket" di Stanley Kubrick, per il semplice motivo che Kubrick è solito lasciare i suoi film con finale "aperto", ossia non vuole imporci la sua chiusura tranquillizzante attraverso un’interpretazione finita e calata dall’alto (espediente peraltro pregevolissimo e con il quale prende le distanze dai canoni classici hollywoodiani), ma lasciare allo spettatore lo sforzo interpretativo e la libertà di trarne le proprie personali conclusioni. In altre parole genera nell’osservatore un senso di spiazzamento atto a far in modo che sia lo spettatore stesso a dover "chiudere" la storia secondo quanto ricavato dalla sua personale visione.
 Questo non significa certo che il regista non abbia opinioni in merito a quanto racconta, anzi ... non le comunica espressamente, ma ce le fa capire proprio attraverso gli elementi subliminali della narrazione: in questo caso la strana musica usata a far da sottofondo alla scena finale e la scelta del tipo di fotografia.

  Questo particolare non lo notiamo solo in Full Metal Jacket, ma praticamente in ogni film di Kubrick: per fare solo qualche esempio ricordo il finale di "2001: Odissea nello Spazio", o quello di "Arancia Meccanica", o ancora lo stesso enigmatico finale di "Shining" ... tutti "finali aperti", aventi lo scopo di piazzare lo spettatore che solitamente si aspetta un’opinione di comodo, ed indurlo necessariamente a chiedersi: "Perché?" ... "perché questo strano finale, perché, cosa avrà voluto dire?"
 Così, in questo caso, molti si saranno inevitabilmente chiesti: "Ma perché questo finale? Perché chiudere un film così altamente drammatico proprio con questa "Marcetta di Topolino"? I più attenti avranno anche notato lo scarto emotivo tra il proprio senso di repulsione per la guerra, appena evocato dalla scena precedente, e questa fotografia finale dai toni caldi e rassicuranti, che sembrano quasi idealizzarla ...
 Aggiungiamo subito che Kubrick è tra l’altro uno dei non moltissimi registi per il quale la Fotografia, la sceneggiatura, insomma tutto lo "specifico filmico" assumono un ruolo portante nella narrazione e ai fini interpretativi, e non solo un ruolo di puro rivestimento della trama: Kubrick (che non a caso nasce artisticamente come fotografo) tiene sempre in altissima considerazione la potenza evocativa dell’immagine, e la usa sempre a fini interpretativi, affidandole spesso proprio la parte più importante della narrazione. Ma procediamo con una cosa alla volta:

La Marcia di Topolino 
 Siamo al minuto 5.40 del filmato: dopo la straziante scena precedente (senza la quale non potremmo capire la scena finale) il plotone americano si accinge al rientro, su uno scenario di incendi, morte e devastazione, al suono di "Viva Topolin" ... perché? Perché questa strana scelta del regista?
 1) La narrazione "esplicita" e il monologo finale: A questo punto riassumiamo mentalmente il messaggio manifesto della narrazione, che è tutto un crescendo sulla spersonalizzazione che la macchina bellica opera sull’individuo trasformandolo in pura macchina di morte ... Fino ad arrivare alla scena conclusiva, dove anche il più sensibile ed intelligente tra i soldati arruolati abdicherà dai suoi sentimenti più umani, sparando alla ragazzina moribonda, per poi pronunciare quel (raggelante) monologo finale che possiamo così sintetizzare: "In fondo l’importante è essere vivi, speriamo che io me la cavo, e a culo tutto il resto" ... 

Ora osserviamo che, estraendolo dal contesto filmico, sarebbero probabilmente 3 le possibili interpretazioni da parte del pubblico di tale monologo: 

 1) Joker adesso è "veramente un duro", adesso è "pronto" alla guerra (giudizio guerra-sintonico)
 2) Joker ha fatto semplicemente il suo dovere (astensione del giudizio e presa di distanza emotiva) 
 3) Joker ha una sana reazione vitale di fronte alla morte (giudizio di inevitabilità e necessità delle cose) in fondo non è quel che si pensa anche tornando da un comune funerale? ... con una piccola differenza: che qui la morte è volutamente inferita. Ma con grande sapienza e maestria Kubrick ci spiazza, introducendo in modo subliminale la sua interpretazione: 

 2) Il messaggio subliminale: è tutto un perverso gioco infantile. La Marcia di Topolino evoca istintivamente l’infanzia, i fumetti, un mondo dove lo scarto tra reale e non reale non è ancora ben definito, dove il carattere di "gioco" porta simbolicamente a poter uccidere un’altra persona senza che ne scaturiscano nè conseguenze reali, nè dilemmi morali ... insomma, una "sospensione del giudizio" data da una regressione dell’individuo all’infanzia: Joker ora non è più un uomo, ma un bambino che ha perso il senso del reale e le connotazioni di un’emotività "adulta" (che implicherebbe un minimo di empatia verso un altro essere umano) per regredire ad un’emotività infantile, in un gioco puerile dove le azioni non comportano mai tragiche conseguenze, e dopo aver giocato alla guerra si pensa, con la stessa leggerezza, al prossimo gioco: una scopata, perchè "l’importante è essere vivi".
 A rafforzare tale "forma mentis", facendo accettare per "giusta" senza nessuna possibilità di critica o dubbio, proprio la figura iconica di "Topolino", che nell’immaginario collettivo infantile è "l’esempio da seguire", l’incarnazione dell’Adulto "giusto" (in contrapposizione al simpatico ma pasticcione e socialmente fallito Paperino) che sempre sa cosa fare, che risolve brillantemente ogni situazione, che non ha mai dubbi, anzi, che spesso aiuta la giustizia stessa nella lotta contro il male. Come mettere in discussione un’icona talmente potente? Joker, l’umanità di Joker, (e questo è il messaggio introdotto dal regista tramite il linguaggio non verbale) sono quindi irrimediabilmente persi e morti proprio nel momento della totale accettazione acritica del gioco, proprio nel momento in cui dichiara così di "essere vivo". E tutto il plotone è composto da adulti regrediti ad un’emotività infantile, ad uno stato "limbico" dove giocano da bimbi questo perverso gioco, in cui si uccide per gioco, dichiarando poi paradossalmente che la sola cosa che conta è la vita !

  Ed ecco la grande maestria di Kubrick: dirci tutto in una frazione di secondo ed in modo talmente forte da far star male, da causare spiazzamento e vivo disagio: con le sole parole non avrebbe mai potuto fare altrettanto. Ma non è finita: ci rimane da analizzare la fotografia. 

Eroi? No; portatori di morte, svuotati da ogni caratteristica umana.
 Analizziamo ora la fotografia della scena finale: i soldati appaiono in controluce secco, sagome scure sullo sfondo infuocato, ed alla fine l’intero plotone non è costituito d’altro che da "ombre", da pure silhouettes marcianti.
 L’uso del controluce assoluto in fotografia significa "togliere individualità" al personaggio e renderlo pura ombra, puro profilo incorporeo, puro logo, astrazione grafica, significa togliere al soggetto ogni specialità per ridurlo a pura rappresentazione simbolica, rivestire la persona con una divisa d’ombra esattamente come la mimetica riveste il soldato ...
 Abbiamo quindi spersonalizzate ombre scure che si muovono su uno sfondo reso vivido dalle fiamme in una perversa inversione dei significati di vita e di morte, perfettamente espressa attraverso il ribaltamento cromatico: l’uomo che è vita viene rappresentato come nera ombra, mentre il fuoco della distruzione assume una tonalità vivida e vivace, a simboleggiare il paradosso di un gioco dove l’unico vero vincitore è proprio la morte ...

Concludendo quindi, a livello di fotografia l’ultima scena ci dice che: "l’accettazione della guerra è resa possibile solo a costo di un totale ribaltamento dei valori e abdicazione da ogni prerogativa umana"; quelli lì, più semplicemente, "non sono più uomini" ma figure di morte, mentre la sola cosa vivida della scena rimane proprio il trionfo infuocato della distruzione.

  Ecco: ora abbiamo una comprensione più precisa sia del pensiero del regista sia del perché abbia voluto provocare in noi quello "spiazzamento filmico": per indurci a coscientizzare quanto, comunque, ci stava subliminalmente inducendo a pensare.
                               (Mondart)


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