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13/06/2019, 01:11

Moneta, Controllo mentale



"-...-lo-stato-vende-se-stesso,-la-sua-indipendenza-...-e-si-cangia-con-ciò-in-provincia-di-altro-stato,-e-in-strumento-degli-scopi-di-esso.-"


 Se non togliamo ai CREATORI DI DENARO DAL NULLA il privilegio di battere moneta, la crescente sofferenza è assicurata, in stridente contrasto con uno spettacolare progresso tecnologico.



Un’altro breve brano tratto da "LO STATO SECONDO RAGIONE O LO STATO COMMERCIALE CHIUSO".

 Le parole di Fichte, scritte nell’anno 1800,  sembrano una descrizione della situazione che stiamo vivendo ai giorni nostri.
Tasse, scarsità di denaro in circolazione, emigrazione, impoverimento del Paese e perdita di indipendenza per trasformarsi in strumento di altro stato : troppe le analogie, per non dare da pensare.
Con l’enorme progresso tecnologico compiuto in oltre duecento anni, come è possibile che ancora oggi possiamo facilmente individuare i nostri problemi in tasse eccessive, scarsità cronica di denaro, emigrazione forzata dei nostri figli in cerca di lavoro all’estero, spaventoso e crescente impoverimento del Paese (sei milioni di poveri in Italia, secondo le statistiche ancora troppo benevole di questi giorni), assurde cessioni di sovranità ad una entità sovranazionale (governata da inqualificabili personaggi non eletti) di cui siamo diventati strumento ???
Cos’altro ci vuole per comprendere che questa società malata è la naturale conseguenza della totale manipolazione dei Grandi Usurai internazionali ?
Cosa aspettiamo ancora a togliere ai  creatori di denaro dal nulla   quel privilegio che solo può appartenere al Popolo sovrano ?


Le parole di Fichte:
"Ogni imposta è una breccia fatta all’interno benessere della nazione: questo è il suo effetto costante. Il cittadino deve tanto più guadagnare, senza godere del suo guadagno, quanto più deve pagare allo stato. Se le imposte in una nazione che va impoverendo restano sempre le stesse, scemerà ogni anno più il suo benessere. 
...
Ora, perché non esistono nazioni prive di denaro, se pure, come pare, in molte si verificano le tristi condizioni descritte? Povere in denaro molte, certo, son divenute. La povertà completa e le sue pubbliche manifestazioni sono coperte da un’economia nazionale sempre più cattiva, per cui tutto è dato a buon mercato o cambiato in merci, onde viene intaccato il capitale e la stessa nazione, giacché gli interessi, il lavoro della nazione, non bastano più. Il risultato di tale economia è poi questo: gli uomini, tra cui è diviso il meschino resto della ricchezza nazionale, divengono sempre più pochi, il paese si spopola continuamente, e perciò a quei pochi tocca sempre una parte maggiore di quella che, senza questo spopolamento, toccherebbe; gli uomini emigrano e cercano sotto altro cielo un rifugio contro la miseria, a cui non possono sottrarsi nella patria terra; ovvero il governo li cambia in merce, e per mezzo di essi trae denaro dall’estero. Diminuite le braccia che elaborano le materie prime, queste si possono anche vendere.  Questo commercio si allarga, e i fabbricanti ancora restanti nel paese non possono più comprarne i prodotti, e cadono in bisogno. Il loro mantenimento è una pura speculazione per l’esportazione. Colla diminuzione del consumo interno, si risparmia merce per l’estero. Il prezzo dei terreni decade, e questi restano deserti come in regioni spopolate. Per qualche tempo lo straniero li compra per speculazione, ed ecco trovato un nuovo ramo di commercio. Ancora una merce, a cui non si sarebbe dovuto por mano: lo stato vende se stesso, la sua indipendenza ... e si cangia con ciò in provincia di altro stato, e in strumento degli scopi di esso." 



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