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11/08/2019, 01:04

EZRA POUND, USURA



SEMINANDO--L’ORO--NON--SI--RACCOGLIE--ORO--MOLTIPLICATO


 L’uomo ammirando il lustro d’un metallo ne ha fatto catene : Ezra Pound



In questo brano tratto da ORO E LAVORO, Ezra Pound intende chiarire alcuni aspetti della moneta sui quali la grande Finanza internazionale cerca invece di confondere le popolazioni per impedir loro di capire l’inganno di cui sono vittime. 

Il concetto da capire è che  La moneta non è prodotto della natura ma dell’uomo, ed in quanto tale non si riproduce continuamente come avviene in campo vegetale con i prodotti della terra, o in campo animale con greggi e mandrie che aumentano continuamente di numero con nuovi nati. 

Il metallo dura, ma non si riproduce. Quindi, è matematicamente impossibile pagare interessi sull’oro che, appartenendo al mondo minerale, esiste in quantità finita e limitata. Uguale discorso con le banconote di carta: in assenza della volontà umana, non si moltiplicano. Da ciò ne consegue che chi gestisce l’oro o crea le banconote può manipolare a piacimento gli scambi commerciali, privando le popolazioni del mezzo di scambio necessario, o mettendone in circolazione determinate quantità secondo convenienza. C’è poi un elogio di Silvio Gesell e della sua teoria di tassazione del denaro circolante  (di cui abbiamo parlato in post precedenti), e della conseguente possibilità di far lavorare meno (senza diminuire le retribuzioni)  gli impiegati  incaricati di strappare imposte al pubblico, anche pagando i loro stipendi attuali.


TOSSICOLOGIA DELLA MONETA 

La moneta non è prodotto della natura ma dell’uomo. È l’uomo che ne hafatto uno strumento malefico, per mancanza di previdenza. Le nazionihanno dimenticato le differenze fra animale, vegetale e minerale ovvero lafinanza le ha fatto rappresentare tutte tre categorie naturali con un solomezzo di scambio, negligendo di prendere in considerazione le conseguenzedi tale atto. Il metallo dura, ma non si riproduce. Seminando l’oro non siraccoglie oro moltiplicato. Il vegetale esiste quasi per sé ma la coltivazionene aumenta la sua riproduzione naturale. L’animale fa il suo contraccambiocol mondo vegetale, concime contro cibo. 

L’uomo ammirando il lustro d’un metallo ne ha fatto catene. Poi egliinventò una cosa anti-naturale, ovvero fece una rappresentazione falsa, unarappresentazione del mondo minerale che segue la legge dei mondi vegetalee animale.

 L’ottocento, infame secolo dell’usura, andò oltre, creando una specie dimessa nera della moneta. Marx e Mill, malgrado le loro differenzesuperficiali, sono d’accordo nell’attribuire alla moneta stessa proprietà quasireligiose. Si è perfino parlato dell’energia «concentrata nella moneta», comesi parla della divinità nel pane benedetto. Ma il pezzo di cinquanta centesiminon ha mai creato la sigaretta o il pezzettino di cioccolato che usciva (neitempi prebellici) dalla macchina automatica. 

La durabilità conferiva al metallo certi vantaggi commerciali, che lepatate e i pomodori non posseggono. Chi possiede metallo può aspettare ilmomento buono per scambiarlo contro merce meno durevole. Quindi i primistrozzinaggi da parte dei detentori dei metalli, e specialmente dei metalli chescarseggiano e non son soggetti alla ruggine. 

Ma oltre questa potenzialità di agire ingiustamente che la monetametallica assorbiva dall’essere metallo, l’uomo ha inventato una carta munitadi tagliandi per fornire un quadro più visibile dell’usura. E l’usura è un vizio o reato condannato da ogni religione e da ogni moralista antico. Per es., nelDe Re Rustica di Catone troviamo questo frammento di dialogo.

 «E cosa pensate dell’usura?». 

«Cosa pensate, voi, dell’assassinio!» 

Shakespeare: «Il tuo oro è forse pecore e montoni?»

 No! la moneta non è radice del male. La radice è l’avarizia, la brama delmonopolio. «Captans annonam, maledictus in plebe sit!» tuonòSant’Ambrogio: monopolizzatori del raccolto, maledetti fra il popolo! 

La possibilità d’agire con ingiustizia fu già conferita ai detentori d’oroall’alba della storia. Ma quel che l’uomo ha creato, egli può disfare. Bastacreare una moneta che non goda la potenzialità di aspettare nel forziere finoal momento che favorisce il detentore della detta moneta, e le possibilità distrozzare il popolo per mezzo della moneta, coniata o stampata, sparirannoquasi da sé. 

L’idea non è nuova. I vescovi del medioevo già emettevano una monetache fu richiamata alla zecca per essere riconiata alla fine d’un periododefinito. Gesell, tedesco, ed Avigliano, italiano, quasi nello stesso tempoideavano un mezzo ancora più interessante per arrivare ad una maggiorgiustizia economica. Essi proponevano una moneta carta sulla quale fuobbligo d’affiggere una marca del valore dell’un per cento del nominativo alprincipio di ogni mese.

 Il sistema ha dato risultati così lodevoli in zone ristrette che un popolochiaroveggente ha il dovere di meditarci sopra. Il mezzo è semplice. Nonsorpassa le capacità intellettuali d’un contadino qualsiasi. Tutti sono capacid’affiggere un francobollo alla busta d’una lettera, o una marca da bollo a unconto d’albergo.

 Un vantaggio di questa tassa su tutte le altre tasse (dal punto di vistaumanitario) è che non può incidere che sulle persone che hanno in tasca, almomento dell’incidenza, danaro d’un valore cento volte più grande dellatassa stessa.

 Un altro vantaggio è che non impedisce le operazioni di commercio, nédi fabbricazione; cade solamente sulla moneta superflua, ovvero su lamoneta che il detentore non è stato obbligato a spendere nel corso del meseprecedente.

 Come rimedio dell’inflazione, i suoi vantaggi devono essereimmediatamente comprensibili. L’inflazione  consiste in una superfluità dellamoneta. Col sistema gesellista ogni emissione di biglietti si consuma incento mesi, cioè in otto anni e quattro mesi, ovvero porta al fisco unasomma uguale all’emissione originale della moneta. 

(Per rendere questo fatto ancora più chiaro, potete immaginare una notamessa in un forziere per cento mesi; cioè una moneta che fa sciopero, cheper cento mesi non funziona come mezzo di scambio, non riempie il suodestino. Ebbene, la tassa su questa pigrizia uguaglia il nominativo. Inveceun biglietto che passa di mano in mano può servire in centinaia d’operazioniogni mese prima di venire tassato affatto). 

 Le spese dei varii uffici adesso incaricati di strappare imposte al pubblicopotrebbero ridursi al minimo e quasi sparire. Gli impiegati non vanno inufficio per divertirsi. Si potrebbe dare loro opportunità di andar a spasso, oad alzare il livello culturale del loro ambiente, anche pagando i loro stipendiattuali senza diminuire la ricchezza materiale d’Italia d’un solo staio digrano, o d’un litro di vino. A chi non piace lo studio, sarebbe concesso iltempo di produrre qualche cosa d’utile. 

Un grande errore dell’economia detta liberale è stato l’oblio delladifferenza fra cibo, e quel che non si può mangiare, né adoperare comevestito. Un realismo repubblicano richiamerebbe l’attenzione pubblica sucerte realtà basilari. 

Un mezzo scemo, Philip Gibbs, scrivendo dell’Italia agli anglo-assassini,non capisce cosa si può fare con un prodotto che non si vende. L’idead’adoperare il prodotto non entra nella psicologia bolscevico-liberale.



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