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20/08/2019, 01:22



"-La--ricchezza--non--è--il--denaro,--ma--il--lavoro"


  "... il denaro non rappresentava nient’altro che la contropartita di un lavoro e che pertanto non aveva più valore della misura rappresentata da un lavoro effettivamente compiuto. " SALVADOR BORREGO : DERROTA MUNDIAL, 1953



 Un grande autore messicano morto nel Gennaio del 2018 a 102 anni, molto noto in Sudamerica, Salvador Borrego Escalante, iniziava a scrivere nel 1938 la sua opera più importante, "DERROTA MUNDIAL", riuscendo a farlo pubblicare nel 1953. Il libro offre un punto di vista alternativo della storia della Seconda Guerra mondiale e degli avvenimenti che la causarono, e la sua diffusione è stata naturalmente ostacolata ed oscurata dai media dei padroni. Quello che segue è uno stralcio di un brano in cui l’autore parla del programma economico del nazionalsocialismo e di come, in una Germania povera e priva di oro (quindi, in pieno GOLD STANDARD, impossibilitata ad emettere banconote garantite da riserva aurea) si era riuscito in soli 3/4 anni a dare lavoro a sei milioni di disoccupati. Il brano non può non richiamare alla mente la moneta-lavoro di Ezra Pound, ultimamente molto presente in questo blog. Il brano, tratto dal terzo capitolo, è titolato "Il Trono dell’Oro spinge l’Occidente". E’ sempre molto utile conoscere punti di vista alternativi alla Narrazione ufficiale raccontata dai vincitori nei libri di testo, in Tv, al cinema e sulla stampa in generale: non per  tranciare giudizi affrettati, quanto per meditare con più cognizione di causa.


"C’era un altro fattore ugualmente interessato a che "il mondo intero" si allineasse contro la Germania. Quel fattore era il Trono dell’Oro. Lì il giudaismo si muoveva con destrezza ancestrale e attraverso astruse teorie pseudoscientifiche mascherava il proprio dominio sulle fonti economiche. L’influenza di quel trono era stata appena messa al bando a Berlino.
Hitler aveva proclamato che la ricchezza non è l’oro, ma il lavoro, e lo stava dimostrando con la realtà concreta dei fatti.


Stava lentamente venendo allo scoperto la falsità che il denaro debba aver la meglio sulla forza dello spirito. Il fatto che così succedesse non era prova determinante che così si dovesse proseguire. L’economia nazionalsocialista di Hitler
si avventurò decisamente per un nuovo cammino davanti agli occhi increduli del mondo. Aveva preso in consegna una Germania esausta a causa dell’ultima guerra, e dalla
miseria risorgeva come una potenza internazionale.


Con un territorio 19 volte più vasto della Germania e con risorse naturali ed economiche infinitamente maggiori, Roosvelt non aveva dato un lavoro ai suoi undici milioni di disoccupati. Nonostante le loro vaste risorse coloniali, gli imperi
britannico e francese ugualmente non si liberavano di quel crimine rappresentato dal regno dell’oro. In cambio, nella minuscola Germania, nonostante la carenza di vasti campi da coltivare, di petrolio, di oro e argento, l’economia "nazi" aveva dato lavoro e pane ai 6.139 disoccupati avuti in eredità dall’antico regime.


Se i saccenti della "scienza economica" eretta a "tabù" avevano presunto che un certo terreno non poteva essere coltivato né potevano stabilirsi lì un determinato numero di disoccupati, per il fatto che non ci fossero soldi, questa era una ragione
sufficiente. Al contrario, all’economia nazionalsocialista non interessava che in banca ci fossero o no contanti o riserve d’oro; emetteva carta moneta, creava una nuova fonte di lavoro, dava lavoro ai disoccupati, aumentava la produzione e quello stesso  aumento era garanzia del denaro emesso. Invece dell’oro a garanzia della banconota, era il lavoro che la sosteneva. In altre parole, la ricchezza non era il denaro, ma il lavoro stesso, secondo la formula adottata da Hitler. Se un luogo aveva
uomini adatti al lavoro e opere da eseguire, l’economia giudaica si chiedeva se ci fosse anche denaro, e senza questo terzo requisito l’opera non aveva inizio e i disoccupati continuavano a restar tali. L’economia nazionalsocialista, invece, non badava  al denaro; il lavoro degli uomini e la produzione realizzata erano di
per sé un valore. Il denaro seguiva quindi solo come simbolo di quel valore intrinseco e autentico.


Perciò Hitler proclamò: "Non abbiamo oro, però l’oro della Germania è la capacità di lavoro del popolo tedesco ... La ricchezza non è il denaro, bensì il lavoro." Più i mistificatori del regno dell’oro gridavano che questa era una eresia contro la
"scienza economica", più Hitler contestava che il crimine era tenere disoccupati milioni di uomini sani e forti e non violare certi principi della pseudoscienza economica travestita con abiti rilucenti di astruse disquisizioni.


"L’inflazione - disse Hitler - non è provocata dall’aumento della circolazione monetaria. Sorge il giorno in cui si esige dal compratore, per la stessa fornitura, una somma superiore a quella richiesta il giorno prima. Lì è dove si deve intervenire. Ho dovuto iniziare a spiegare questa verità elementare persino a
Schacht : la causa essenziale della stabilità della nostra moneta era da ricercare nei campi di concentramento. Quando gli speculatori vanno in un campo di lavoro la moneta rimane stabile. Ho dovuto ugualmente far capire a Schacht che i
profitti eccessivi devono essere esclusi dal ciclo economico.


Tutte queste cose sono semplici e naturali. L’essenziale è non permettere che i giudei ci mettano naso. La base della politica commerciale ebrea sta nel far sì che i commerci diventino incomprensibili per un cervello normale. Uno va in estasi
davanti alla sapienza dei grandi economisti. Chi non capisce è qualificato come ignorante! In fondo, l’unica ragione di esistere di tali sofismi è di confondere tutto ... Solo i professori non hanno capito che il valore del denaro dipende dalle merci che ci stanno dietro.


Dare denaro è unicamente un problema di fabbricazione di carta. Tutto consiste in sapere se i lavoratori producono tanto da stare al passo con la stampa della carta. Se il lavoro non aumenta e pertanto la produzione rimane ferma, l’accresciuta quantità di denaro non permetterà loro di comprare più cose di quelle che compravano prima con meno denaro. Evidentemente questa teoria non avrebbe potuto fornire materia per una dissertazione scientifica. Al distinto economista importa soprattutto esporre
idee avvolte in frasi ambigue ...
Dimostrai a Zwiedineck che il sistema oro (il Gold Standard, NdT), la copertura della moneta, erano pura finzione, e che mi sarei negato in futuro a considerarle degne di venerazione e
intoccabili; che ai miei occhi il denaro non rappresentava nient’altro che la contropartita di un lavoro e che pertanto non aveva più valore della misura rappresentata da un lavoro effettivamente compiuto. Precisai che quando il denaro
non rappresenta lavoro, per me non ha valore.


Zwiedeneck fu preso dall’orrore al sentirmi. Mi spiegò che le mie idee scuotevano le nozioni più salde della scienza economica e che la loro applicazione avrebbe portato inevitabilmente al disastro. Quando, dopo salito al potere, ebbi occasione di
tradurre in fatti le mie idee, gli economisti non sentirono il minor imbarazzo, dopo aver cambiato completamente opinione, nello spiegare scientificamente il valore del mio sistema."


"Qualsiasi azione economica è l’espressione di una attività del pensiero", scrisse Oswald Spengler in "Decadenza dell’Occidente". E in effetti il nazionalsocialismo modificò
l’economia della nazione in quanto riuscì ad orientare la disposizione mentale del popolo verso traguardi ideali. La falsificazione giudaica dell’Economia Politica, secondo la quale
il lavoro è solo una merce e l’oro la sola base di una moneta sana, venne evidentemente scoperta.


Come era stata possibile quella trasformazione miracolosa se in Germania c’era carenza d’oro nelle banche, se c’era carenza d’oro nelle miniere e di valuta straniera nelle sue riserve? Da quale arca misteriosa era venuto fuori il denaro per
intraprendere opere gigantesche che diedero lavoro ai 6.136.000 disoccupati esistenti nel gennaio del 1933? Aveva per caso trovato la pietra filosofale ricercata dagli antichi alchimisti per trasformare il piombo in oro?


La formula non era un segreto, ma suonava incredibilmente semplice tra tante menzogne fatte circolare nel mondo dalla pseudoscienza economica giudaica. Consisteva, fondamentalmente, nel principio che "la ricchezza non è il denaro, ma il lavoro". Di conseguenza, se mancava il denaro, si faceva, e se i profeti del regno dell’oro gridavano che era un’eresia, bastava aumentare la produzione e regolare i salari e i capitali affinché nessun cataclisma economico potesse accadere.


 ... si mise in atto un razionamento spartano e il commercio internazionale si portò avanti col baratto delle merci. 


L’ex Primo ministro francese Paul Reynaud dice nel suo "Rivelazioni" che "nel 1923 si lavoravano in Germania 8.999 milioni di ore e in Francia 8.184 milioni. Nel 1937 (con il sistema nazionalsocialista che assorbì tutti i disoccupati) si lavoravano in
Germania 16.201 milioni di ore, e 6.179 in Francia".
Nei suoi "Discorsi alla Nazione Tedesca" Johann G. Fichte aveva detto nel 1809 che "si deve convincere l’alunno che è vergognoso guadagnarsi da vivere in altro modo che non sia il lavoro".


Naturalmente tutto ciò entrava in contrasto con gli interessi di una parte degli ebrei che trova più comodo accumulare fortune con abili speculazioni, monopoli o transazioni di Borsa piuttosto che costruire patrimoni col lavoro fisico. Questa implacabile ambizione che non si ferma davanti a niente era già stata percepita anni prima dal filosofo francese Gustave Le Bon, che scrisse in "La Civiltà degli Arabi" :


"I re del secolo nel quale stiamo per entrare, saranno coloro che meglio sapranno impadronirsi delle ricchezze. I giudei posseggono questa attitudine ad un livello che nessuno ha ancora eguagliato".
Certamente Hitler ripudiava questi re dell’oro e dal 1923 aveva scritto che il capitale deve essere sottomesso alla sovranità della nazione, invece di essere una potenza internazionale indipendente. Inoltre, il capitale deve operare - diceva - a favore
della sovranità della nazione, invece di farsi padrone di quest’ultima. È intollerabile che il capitale pretenda governarsi con leggi internazionali cercando unicamente il proprio tornaconto. In democrazia l’economia è riuscita ad avere la meglio sull’interesse della collettività, e se per convenienza utilitaristica è più vantaggioso finanziare gli speculatori piuttosto che i produttori di viveri, può farlo liberamente. Allo stesso modo può aiutare i capitali stranieri più di quelli locali, se così facendo
ottiene dividendi maggiori. Il bene della patria e della nazione non contano niente nella "scienza economica" del Regno dell’Oro.


Naturalmente, quell’egoismo praticato e propiziato dall’ebreo fu implacabilmente spazzato via in Germania. E una volta consolidata l’economia nazionalsocialista, Hitler poté annunciare il 10 dicembre del 1940:


"Sono convinto che l’oro è diventato uno strumento di oppressione dei popoli. Non ci preoccupa che scarseggi. L’oro non si può mangiare. Abbiamo in cambio la forza produttrice del popolo tedesco ... Nei paesi capitalisti il popolo esiste per l’economia e l’economia per il capitale. Tra noi succede il contrario: il capitale è al servizio dell’economia e l’economia del popolo. In primo luogo viene il popolo e tutto il resto sono solamente mezzi per arrivare al benessere del popolo. La nostra industria degli armamenti potrebbe ripartire dividendi del 75, 140 e 160 per cento, però non dobbiamo consentirlo. Credo che un sei per cento sia sufficiente ... Ciascun membro di un consiglio di amministrazione - nei paesi capitalisti - partecipa una volta all’anno ad una assemblea; ascolta una relazione, che a volte suscita discussioni. E per tale lavoro riceve annualmente 60.000, 80.000 o 100.000 marchi. Quelle pratiche inique sono state  cancellate da noi. A coloro che con il ingegno o laboriosità hanno fatto o scoperto qualcosa di molto utile per il nostro popolo, gli riconosciamo - e lo meritano - un’appropriata ricompensa. Però non vogliamo approfittatori fannulloni!"


Molti approfittatori fannulloni dentro e fuori della Germania rabbrividirono di odio e di paura.


Così si spiega che il 7 di agosto del 1933 - sei anni prima che si iniziasse la guerra - Samuel Untermeyer, presidente della Federazione Mondiale Economica Ebraica, aveva detto in un discorso a New York :


"Ringrazio per la vostra entusiastica accoglienza, anche se capisco che non è indirizzata a me ma alla "Guerra santa" per l’umanità, che stiamo portando avanti. Si tratta di una guerra da combattere senza tregua e a tutto campo, sino a che saranno disperse le nubi dell’intolleranza, dell’odio razziale e il fanatismo che occupano ciò che era Germania e adesso è hitlerlandia. La nostra campagna consiste, in uno dei suoi aspetti, nel boicottaggio di tutte le merci, navi e tutti gli altri servizi tedeschi ... Il primo Presidente Roosvelt, la cui visione e doti di governo
sono la meravoglia del mondo moderno, lo sta invocando per la realizzazione del suo nobile concetto di riordinamento tra capitale e lavoro."


È importante notare come sei anni prima che si trovasse il falso pretesto della Polonia per lanciare l’Occidente contro la Germania, già la federazione Mondiale Economica Ebraica le aveva dichiarato la guerra del boicottaggio. La lotta armata fu,
in seguito, un allargarsi della guerra economica.


Carlos Roel aggiunge nella sua opera citata:


"Il giudaismo si allarmò, essendo l’accaparramento dell’oro e il controllo della banca i suoi mezzi di dominio mondiale, significava un grave pericolo il trionfo di uno Stato che poteva fare a meno dell’oro e, inoltre, svincolare i propri istituti di
credito dalla rete internazionale israeliana, dal momento che molti altri si affrettavano ad imitarlo. Come evitare quel pericolo? Non c’era che una maniera : annientare la Germania".
Si aggiunga che quei padroni del credito realizzavano favolose speculazioni ai danni del popolo; fondano monopoli e provocano crisi e carestie. E dal momento che hanno la possibilità di far salire o scendere a piacimento i valori di Borsa, le loro
prospettivi di lucro si fanno praticamente infinite. Anche Henry Ford ne parla e riferisce come gli americani siano stati testimoni per 15 mesi di una di quelle tipiche manovre: "Il denaro - disse - fu sottratto al suo obiettivo legale e fu prestato al sei per cento agli speculatori, i quali a loro volta lo prestarono nuovamente al 30%." Era, pertanto, così favorevole la situazione dei re dell’oro,
che naturalmente si prepararono con odio incontenibile a combattere il regime nazionalsocialista. Il suo esempio screditava la sottile ragnatela di pseudoscienza economica dietro alla quale si trovavano i magnati ebrei pronti a derubare le loro vittime.


Anche il sistema tedesco di commerciare internazionalmente attraverso il baratto delle merci e non con scambio di moneta era allarmante per quegli speculatori di professione. In risposta alle critiche contro il baratto, Hitler disse il 30 di gennaio del 1939:


"Il sistema tedesco di scambiare un lavoro nobilmente realizzato con un prodotto altrettanto nobilmente realizzato, costituisce una pratica più onorevole che il pagamento in valuta che un anno dopo viene un tanto per cento.


Oggi ridiamo di quei tempi nei quali i nostri economisti pensavano con tutta serietà che il valore di una moneta fosse determinato dall’esistenza dell’oro e di valuta straniera depositata nelle casse delle banche di Stato e, soprattutto, che il loro valore fosse garantito da queste riserve. Abbiamo invece capito che il valore di una moneta risiede nella forza di produzione di un popolo."
La dimostrazione di questo principio metteva automaticamente in evidenza l’inganno di cui erano vittime altri popoli. Il giudaismo si senti ferito in due delle sue più brillanti creazioni: in Oriente, il suo Impero marxista era prossimo al suo funerale; in Occidente, il suo sistema economico supercapitalista si vedeva screditato davanti agli occhi dei popoli occidentali che erano le sue vittime. E lì nacque l’allora tacita alleanza tra Oriente e Occidente per annientare la Germania nazionalsocialista. Né gli iugoslavi, né i belgi, né i francesi, né gli inglesi, né gli americani avevano motivo di buttarsi in quella lotta, ma per gli interessi israeliti era
indispensabile spingerveli. Con gli stessi popoli che erano sue vittime, il giudaismo politico andava a consolidare la sua egemonia mondiale!


Henry Ford scrisse nel 1920 che "esiste un supercapitalismo che si appoggia esclusivamente nell’illusione che l’oro sia la felicità massima. Ed esiste ugualmente un supergoverno internazionale il cui potere è maggiore di quello che aveva l’Impero Romano."


Ebbene, quel supergoverno andava a realizzare la favolosa impresa di far entrare i popoli occidentali in una guerra estranea ai propri interessi e persino per loro controproducente.



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