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13/09/2019, 03:15

EZRA POUND



"-...-lo-Stato-potrebbe-avere-"denaro-per-niente"-cioè-potrebbe-avere-denaro-senza-pagare-affitto-o-tributo-ai-grandi-usurai-..."


 " ... una Nazione deve essere proprietaria della sua moneta cartacea e non affidarne la gestione ai banchieri privati."



 Brano conclusivo di "Rassegna Monetaria".


Ezra Pound

 ECONOMIA ORTOLOGICA:DI ALCUNE INTUIZIONI 

da: «Rassegna Monetaria», 1940


 ODON POR in un chiaro e mirabile articolo sulla «Rivista del Lavoro»del 31 agosto dell’anno XV traduce un brano del «Financial News » chemerita di essere esaminato più minutamente. In un certo senso il «FinancialNews » può giustificare l’opinione che nella Provincia di Alberta con lavittoria di Aberhart per «la prima volta un corpo elettorale ha votato afavore di una riforma fondamentale del sistema monetario». Ma la frase nondeve essere accolta senza tener conto della prospettiva storica, coiriferimento specifico alle battaglie fra Stato e banchieri combattute negliStati Uniti dal 1830 al 1840, sotto la condotta di JACKSON e VANBUREN. 

Questi anni gloriosi del mio paese sono stati cancellati dai libri di scuola,ma il corpo elettorale in quella decade mostrò senza alcuna ambiguità la suavolontà di avere un sistema monetario e finanziario corretto ed onesto.Naturalmente gli inglesi d’oggi lo ignorano; come ignorano la storia dellaToscana nei tempi dei granduchi Leopoldo II e Ferdinando III. Anche inItalia mi pare che ci siano ancora professori e specialisti che vedono nelleriforme Leopoldine solamente un preludio «glorioso» al liberalismodell’ottocento senza considerare che il figlio di Leopoldo cogli stessiconsiglieri del padre, coi fautori delle stesse riforme e degli stessiesperimenti, cominciava già a correggere gli eccessi e ad entrarenell’economia controllata, prima che tutto questo tentativo illuminatoaffondasse nella tragedia Napoleonica. Dico tragedia perché terminata conla vittoria della canaglia, della camorra degli usurai, dopo Waterloo, che daallora progressivamente andò oscurando tutto il secolo. 

Circa il significato di queste lotte il «Times» nel 1866, vedendo ilpericolo di quanto del pensiero di VAN BUREN rimaneva nella mente diABRAHAM LINCOLN, stampò il seguente paragrafo: «Se la aberrantelinea di condotta finanziaria adottata nella Repubblica Nord Americanadurante l’ultima guerra interna diventerà stabile, quel governo si procureràdanaro senza spese per pagare il suo debito e resterà libero da qualsiasionere di simile natura, possederà tutto quel che gli occorre per gestire il suocommercio e godrà di una prosperità senza precedenti nella storia deigoverni civilizzati del mondo. L’intelligenza ed i beni di tutti gli altri paesi emigreranno nel Nord America. Tale Governo  delendum est  o distruggeràogni altro nel mondo». Naturalmente il «Times» mente. Il «Times» è semprestato un focolaio di bugie: esso dice la verità spesso, con l’intenzione dimentire dopo con maggiore effetto, mediante la notizia e il commento difatti non importanti, allo scopo di celare quelli utili allo stato ed al popolo. 

Questo è il modo di essere permanente di tutta la stampa controllata dagliusurai; le varianti superficiali sono dovute solamente a diversità di giudiziosul modo più efficace di mentire. Il sistema di governo  delendum  «nonminacciava gli stati, minacciava in realtà solo gli usurai e per questo era dadistruggere. 

Oggi la battaglia avvenuta in Alberta è di interesse mondiale, non comedimostrazione drammatica di certe ben note verità delle idee di DOUGLAS,ma come prova cruciale, come dimostrazione della esistenza o no del genioanglo-sassone e del molto vantato senso politico degli anglosassoni e dellapossibilità che le loro istituzioni cosiddette democratiche possano effettuarequalsiasi riforma utile alla Nazione. 

L’Inghilterra ha sempre seguito la civiltà latina con ritardo, qualche voltacon uno o più secoli di ritardo. La verità economica è stata raggiunta piùvolte, e più volte risepolta o calata ancora nel pozzo.

 Ho già detto in un articolo precedente su questa rivista che è ben difficileristampare in America le teorie interessantissime dei nostri fondatoriamericani. Invece pubblicazioni che insegnano i vicoli senza uscita,abbondano. Nel mio  Jefferson and or Mussolini, edito per il coraggio diSTANLEY NOTT in Inghilterra e della Liveright Inc. a New York, hopotuto pubblicare sei pagine di JEFFERSON, dopo una resistenza accanitadegli altri editori. Tra i brani citati in queste pagine ce n’è uno, scritto aCrawford nel 1816, che dice «...and if the national bills issued be bottomed(as is indispensable) on pledges of specific taxes for their redemption withincertain moderate epochs, and be of proper denominations for circulation,no interest on them would be necessary or just, because they would answerto every one for the purposes of the metallic money withdrawn and replacedby them».

 [«Se i biglietti nazionali emessi fossero basati (come è indispensabile)sulle garanzie di tasse specifiche per la loro conversione entro certi periodinon lunghi e fossero di taglio adatto alla circolazione, nessun interesse su diessi sarebbe necessario o onesto perché adempirebbero alla funzione dimoneta metallica ritirata e sostituita con questo medio cartaceo»]. 

Qui sta il «modo», la «linea di condotta aberrante» che terrorizzerà ipadroni del «Times» 50 anni dopo, il mezzo con cui lo Stato potrebbe avere«denaro per niente» cioè potrebbe avere denaro senza pagare affitto otributo ai grandi usurai, sopra il valore materiale rappresentato dalla carta;cioè la ricchezza prodotta dal popolo e i servizi di esso resi per vivere.

...
Non so se una «Rassegna Monetaria» sia il luogo adatto ai raccontistorici eterocliti. Molti brani di JEFFERSON e di VAN BUREN varrebberoad illustrare i loro caratteri, ad aumentare la conoscenza della lotta frapopolo e banchieri, a testimoniare del buon senso pratico di alcuni padridella mia Patria. Ma, tralasciando gli altri, citiamo il paragrafo seguente cheè strettamente monetario. Nel 1813 JEFFERSON scriveva a EPPES che unaNazione deve essere proprietaria della sua moneta cartacea e non affidarnela gestione ai banchi privati. Egli dice testualmente: «Insured bills bearingno interest never depreciated a single farthing» [«I biglietti garantiti e senzainteresse non perdevano un solo centesimo del loro valore»].Contro il trucco bancario (che ha alzato il vero interesse sulla moneta al60% (cfr. O. POR nella «Rivista del lavoro» del 31 agosto 1937)JEFFERSON scrisse: «Nessuno ha diritto naturale al mestiere di prestatoredi moneta, salvo chi possiede la moneta da prestare». Naturalmente lastampa usuraia ha presentato al mondo una caricatura di JEFFERSON. 

L’11 settembre dello stesso anno (1813) scrisse inoltre: «Se gli Stati Unitipossedessero, come devono possedere, il loro medio circolante, potrebberoripagare tutto ciò che presero in prestito, dollaro per dollaro, in diecipagamenti annuali; ma l’usurpazione di quel fondo, compiuta mediante ibiglietti dei banchi obbliga a contrarre prestiti al 7 1/2, e a ripagare DUEdollari per uno». Citò perfino ADAM SMITH, sostenendo che consigliavala circolazione cartacea SOLAMENTE a condizione che fosse regolata. 

Questi «dieci pagamenti annuali» sono un rozzo equivalente degli 8 annie quattro mesi di GESELL, perché JEFFERSON non intravedeva ilmeccanismo gesellista. JEFFERSON era un uomo pratico, non un illuso; lesue: idee monetarie per forza maggiore si adattavano alle pressioni eall’ignoranza dei tempi; ma credo che questa ignoranza nei circoligovernanti fosse men fitta allora di oggi. Egli vedeva chiaramente l’utilitàdelle banche, che davano ubiquità alla potenza d’acquisto. Ma questa utilitàpuò essere pagata a troppo caro prezzo, può essere pagata ed è stata infattiper più di due secoli pagata, si può dire, dieci volte il prezzo giusto.



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