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24/09/2019, 01:13

EZRA POUND



Ci-sono-beni-a-sufficienza,-c’è-un-eccesso-di-capacità-di-produrre-beni-in-sovrabbondanza.--Perché-dovrebbe-esserci-chi-muore-di-fame?--E.--Pound,-1933


 Ingegneri sensati e uomini saggi ci dicono che il problema della produzione è risolto. L’attrezzatura produttiva mondiale può produrre tutto ciò di cui il mondo ha bisogno.



Ezra Pound
ABC dell’Economia, 1933


Capitolo 2


 1. Ingegneri sensati e uomini saggi ci dicono che il problema dellaproduzione è risolto. L’attrezzatura produttiva mondiale può produrre tuttociò di cui il mondo ha bisogno. 

Non c’è la benché minima ragione di dubitarne. 

2. Con l’aumento dell’efficienza meccanica, la suddetta produzionerichiederà progressivamente sempre meno tempo e sforzo umano. 

3. Una economia sana richiede che, per varie ragioni, tale sforzo vadaripartito tra un grandissimo numero di persone. 

Ciò non è assolutamente necessario, ma è consigliabile. Non è necessariopoiché pochi milioni di schiavi o di esseri umani attivi per temperamentopotrebbero senza dubbio fare l’intero lavoro per tutti quanti noi. Ciò accaddenell’Impero romano e nessuno protestò a parte qualche schiavo.

 4. Le obiezioni alla schiavitù sono in parte ideali e sentimentali.Nondimeno, la schiavitù apertamente ammessa è passata di moda. 

5. È un puro dogma asserire che un essere umano adulto dovrebbe esserepronto a fare una quantità ragionevole di lavoro per mantenersi. E unaopinione basata sull’esperienza quella secondo cui un uomo che cercasempre di vivere da parassita e che si rifiuta di fare alcunché di utile per ilbenessere generale o per la conservazione della civiltà è solo un esserespregevole e in definitiva diventa una dannata seccatura non solo per glialtri ma anche per se stesso. 

6. Affermo un semplice postulato: l’uomo dovrebbe avere un qualchesenso di responsabilità nei confronti del genere umano. 

7. Come dato di fatto, pochissimi hanno un tale senso di responsabilità.

 8. Nessun ordine sociale può sussistere molto a lungo a meno che alcuni,almeno alcuni, non posseggano tale qualità. 

La democrazia implica che l’uomo debba assumersi la responsabilitàdella scelta dei suoi governanti e rappresentanti, e della salvaguardia deipropri «diritti» dai possibili e probabili abusi da parte del governo che egliha legittimato ad agire per proprio conto negli affari pubblici. 

9. Questi abusi in quanto erano politici, in quanto erano privilegi specialitramandati dal caos medievale e dagli ordinamenti feudali, sono stati divolta in volta più o meno sistemati. Jefferson e John Adams osservarono cheai tempi della loro giovinezza pochissimi avevano riflettuto sul «governo». 

 C’erano pochissimi scrittori sul «governo». Lo studio dell’economia è cosarecente. Nell’Ottocento bastava un baule per contenere una biblioteca di testieconomici. 

10. Qualche problema economico potrebbe forse essere analizzato peranalogia politica, ma la maggior parte di essi no. 

Probabilmente al giorno d’oggi l’unico problema economico che richiedeuna soluzione di emergenza è quello della distribuzione. Ci sono beni asufficienza, c’è un eccesso di capacità di produrre beni in sovrabbondanza.Perché dovrebbe esserci chi muore di fame? 

Ecco nuda e cruda la domanda retorica. È il problema dei nostri tempi,così come la melancolia di Amleto era il problema del dispepticorinascimentale. 

E la risposta è che nessuno dovrebbe morire di fame.  La «scienza»,ovvero lo studio dell’economia, dovrebbe garantire proprio questo. 


C’è abbastanza - Come si fa a trasferire quel che c’è da dov’è o puòessere, a dove non c’è e ce n’è bisogno? 

Risparmio al lettore la vecchia storia del baratto ecc. Mele in cambio diconigli; biglietti di carta del proprietario che ordina ai servitori di dare alportatore due barili di birra; titoli generali d’oro, di cuoio; carta con suiscritto un «valore» per esempio 16 once di rame; metallo a peso; assegnicon cifre fantastiche, tutti servono o hanno servito per trasferire ricchezza,grano e carne da un luogo a un altro, o per trasportare panni di lana dalleFiandre all’Italia. 


Chi deve possedere questi titoli?  Ovviamente certi uomini vantano meritinei confronti dell’umanità o di un numero limitato di altri uomini. 

I coltivatori di grano, i tessitori e i sellai, coloro che trasportano tali benida dove ce n’è in abbondanza a dove ce n’è bisogno, mediante carretti amano e aeroplani ecc. 

E ANCHE COLORO che sanno dove sono le cose, o che scoprono nuovie più facili mezzi per «estrarle», carbone dal suolo, energia da un’esplosionedi benzina. 

Produttori, trasportatori, intermediari e tutti coloro che contribuiscono alloro piacere o comodità o che essi vogliono favorire ... sequela abituale difigli, se hanno o vogliono avere dei figli, genitori anziani che ne hannoconquistato l’affetto.

 Fin qui tutto sembrerebbe perfettamente semplice e idilliaco, ma quicominciano i guai. 

Alcune di queste persone che lavorano o che potrebbero e vorrebberolavorare restano senza titoli cartacei. 

Qualcun altro ha preso tutti i titoli; oppure qualcun altro ha fatto tutto illavoro «necessario».

 È ABBASTANZA CURIOSO che, nonostante tutte le lagnanze di coloroche erano soliti lamentarsi di essere oppressi e oberati di lavoro, l’ultimacosa che gli esseri umani sembrano voler spartire sia il LAVORO. 

L’ultima cosa che gli sfruttatori sono disposti a lasciare che i lorodipendenti condividano è il lavoro. 

È TUTTAVIA INNEGABILE che se a nessuno venisse permesso dilavorare (in quest’anno I933) per più di cinque (5) ore al giorno, non cisarebbe quasi più alcun disoccupato e alcuna famiglia priva di titoli cartaceisufficienti per consentirle di mangiare. 

Le obiezioni a questa soluzione sono oltremodo misteriose. Non ne homai trovato una valida, anche se ho incontrato spesso «spiegazioni» moltocomplicate dell’ aumento dei costi. 

Sarei pronto a porre come semplice dogma che la riduzione della giornatalavorativa (giornata di lavoro retribuito) è il primo passo da fare. Riconoscoche non è la risposta a tutti i problemi, ma sarebbe un valido inizio far sì cheil credito venga distribuito tra gran parte della popolazione (di qualsiasipaese) e quindi far sì che beni, sia di prima necessità sia di lusso, continuinoa essere distribuiti e a circolare. 

Non è la risposta a tutti i problemi; non lo è nell’attuale situazione diemergenza né la scienza economica consiste solo in questo. 


Continua ...



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