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09/10/2019, 01:01

PERCHE' LE TASSE NON SONO DOVUTE



Altrettanto-avviene-nella-società-moderna-nella-quale-l’unico-autentico-beneficiario-rimane-colui-che-emette-la-moneta.-Ma-questa-volta-non-è-un-bisognoso,-ma-un-Usuraio:-il-banchiere.


 É la circolarità del dono (innescato da Madre Natura, prima donante) che mitiga il bisogno e determina il benessere all’interno della comunità.



Continuiamo il nostro cammino tra moneta e spiritualità (sempre meno Moneta, sempre più Spiritualità man mano che procediamo), con un altro estratto dal capitolo VI di 


PERCHE’ LE TASSE NON SONO DOVUTE


Proseguendo col capitolo 15 del Deuteronomio, i versetti dall’undicial diciotto recitano: 


11. Ci saranno sempre poveri nella vostra terra: perciò vi ordino diessere generosi con i vostri connazionali poveri e bisognosi.


 12. Se, fra i vostri connazionali ebrei, un uomo o una donnasaranno costretti a vendersi a voi come schiavi, vi serviranno persei anni, e al settimo li lascerete liberi. 


13. Quando li libererete, non fateli andare via a mani vuote 


14. gli regalerete pecore e capre, grano e vino: tutte cose chedovete alla benedizione del Signore. 


15. Non dimenticate mai che siete stati schiavi in Egitto, e che ilSignore, vostro Dio, via ha liberati. Perciò vi do quest’ordine. 


16. Ma se lo schiavo dice che non vuole andarsene, perchéama voi e la vostra casa e si trova bene con voi, 


17. allora con un punteruolo gli forerete l’orecchioappoggiandolo contro la porta della casa, ed egli sarà vostroschiavo per sempre. Farete lo stesso con una schiava. 


18. Non vi rincresca lasciar libero uno schiavo: durante seianni vi ha reso il doppio del costo di un salariato. E il Signorevi benedirà in quel che farete. 


Non possiamo fare a meno di notare e disapprovare il diversotrattamento riservato ai fratelli ebrei (i soli ad essere rilasciatinell’anno sabbatico) e agli stranieri, e la motivazione squisitamenteutilitaristica che consiglia di lasciare libero lo schiavo il settimoanno: durante sei anni vi ha reso il doppio del costo di un salariato. 

Quindi, non per un ideale rispetto della dignità dovuta ad ogniEssere Umano caduto in disgrazia o per una superiore nobiltàd’animo, ma per puro calcolo economico è concepibile e concedibilela liberazione dalla schiavitù. Nessuna meraviglia se oggi la vitaumana, lungi dall’essere considerata una esperienza spirituale isignificati profondi della quale ancora ci sfuggono, è ridotta ad unbanale mercanteggiare di inutili  cose  materiali. 


Il riferimento al Deuteronomio ci collega direttamente al mamrè (omemrà) che iniziò a circolare tra il popolo ebraico già al tempodell’Esodo dall’Egitto. Il  mamrè  era il riconoscimento di un debito. 

Rifacendosi al credo religioso che imponeva ai credenti di aiutare ifratelli ebrei, il dono di un qualche bene materiale venivariconosciuto per iscritto dal debitore in un documento. Quello scrittocircolava come un credito per il portatore, che avrebbe potutoriscuoterlo da qualsiasi fratello ebreo, obbligato dall’osservanza delprecetto religioso: non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la tuamano davanti al tuo fratello bisognoso; ma gli apriraigenerosamente la tua mano e gli presterai quanto gli occorre pervenire incontro al bisogno in cui si trova. 

Continuando a circolare senza necessità di girata, quel documentomanteneva il valore e poteva acquistare merci, garantito in solidodall’accettazione della popolazione ebraica, trasformata in unagrande cooperativa creditizia


Una piccola parentesi per sottolineare l’importanza della solidarietàall’interno di una comunità di Esseri Umani unita da sentimenti diaffetto, in contrapposizione ad una società di soci divisidall’interesse del business. Il versetto 14 ci ricorda un concetto datenere sempre presente per l’importanza che riveste: tutto ciò cheabbiamo, la Terra e le sue risorse, sono state messe gratuitamente a nostra disposizione dalla benedizione del Signore, per il benesseredi ogni Essere Vivente. É la circolarità del dono (innescato daMadre Natura, prima donante) che mitiga il bisogno e determina ilbenessere all’interno della comunità. Il credito reciproco che noi cifacciamo l’un l’altro accettando un biglietto di carta in cambio di unbene materiale, ne è la conferma. Non competizione sfrenata,guerra commerciale o sottrazione indebita di altrui ricchezza, mal’aiuto reciproco è la base di coesione e benessere. Non ci possonoessere poche multinazionali o multimiliardari che, con sotterfugi ecarte false, riescono ad accumulare per sé ingenti fortune,impedendo ai più perfino di alimentarsi. 

Il  mamrè  assumeva quindi uno  status  di moneta all’interno delpopolo ebraico perché il credo religioso fungeva da autoritàgarante. Nel mondo moderno questa funzione viene svolta dalloStato, che d’autorità impone valore e validità a quel documento(riconoscimento di un credito/debito). Solo lo Stato può assumeretale funzione di garante per tutti i partecipanti, non certo un singoloindividuo privato, che si tratti di un fornaio, di un commerciante, unagricoltore o un banchiere. 

Tra il popolo ebraico il valore monetario del  mamrè  trova origine inun dono iniziale, un atto di carità e fratellanza, manifestato in undocumento di costo nullo, redatto con l’utilizzo di carta e penna.Nelle comunità moderne, laicizzate, nelle quali il dono generoso,non potendo essere istituzionalizzato, rimane relegato all’internodella sfera individuale, partiamo dal dono delle risorse naturali e dallavoro di trasformazione retribuito col certificato del lavoro svolto  emesso dallo Stato, ugualmente a costo zero.


 L’utilizzo del  mamrè  ha creato nel popolo ebraico la consapevolezzadell’origine del valore monetario attribuito ad un documentocartaceo. Come ci spiegano chiaramente Francesco Cianciarelli eGiacinto Auriti nei loro scritti, l’abilità del popolo ebraico è stataquella di utilizzare come valore monetario non la moneta  buona cheha valore in sé (valore intrinseco: oro, argento, grano, capo dibestiame ...), ma quella  cattiva alla quale il valore viene dato: unsemplice biglietto di carta. Così avvenne che la moneta cattiva, dicarta, riuscì a scacciare quella buona, l’oro. 


Nel caso del  mamrè  ebraico, l’unico autentico beneficiario è ilbisognoso che emette inizialmente il riconoscimento di un debito in cambio dei beni ricevuti. La moneta non fa altro che assumerequella funzione di dono iniziale: accorrere in aiuto del povero.I successivi portatori non fanno altro che passarsi di mano undebito/credito, cedendo e prendendo merci in cambio, pareggiandoi conti. Altrettanto avviene nella società moderna nella quale l’unicoautentico beneficiario rimane colui che emette la moneta. Maquesta volta non è un bisognoso, ma un Usuraio: il banchiere. E lecose vengono fatte per grandi quantità. La Banca Centraleemittente, cedendo carta in cambio dei Titoli di Stato si impossessadell’equivalente in beni che quella cifra può acquistare. Già nelprimo passaggio, la ricchezza prodotta col lavoro di tutti vieneceduta alla banca emittente, mentre noi continuiamo a scambiarcidi mano un debito/credito cercando (invano, per il sovrapporsi delletasse) di pareggiare i conti del nostro personale bilancio. Ilpoliticante, complice del banchiere, con l’invenzione delle tasse dapagare ci porta via gran parte del potere d’acquisto, ritagliandosi, inogni passaggio, una sostanziosa tangente. Nel primo scambio traStato e banchiere privato vengono consumati in modo perverso piùinganni, nell’inconsapevolezza di un popolo tenuto appositamenteignorante in materia monetaria. 

Con la nostra accettazione riconosciamo ad un biglietto di carta divalore nullo lo status di denaro, e contemporaneamenteconsegniamo il valore incorporato al banchiere, riconoscendolocome proprietario. 


Continua ...



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