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10/10/2019, 01:01

PERCHE' LE TASSE NON SONO DOVUTE



Controllo-sociale-attraverso-un-debito-fittizio-e-permanente-:-le-tasse-da-pagare.--Ecco-la-loro-reale-funzione.


 Ci stiamo avvicinando al crollo totale. Quanto manca ancora a che la misura sia colma?



Parte finale del cap VI di

PERCHE’ LE TASSE NON SONO DOVUTE


Chiunque può emettere valore monetario creditizio se trovaqualcuno disposto ad accettare volontariamente (oppure no) unbiglietto di carta (una ricevuta rappresentativa di una certa quantitàdi una determinata merce deposita a garanzia) in cambio di benireali. Chiunque può anche emettere valore monetario sotto formadi  pagherò, una cambiale, se trova qualcun altro che dà credito atale promessa di pagamento ritardata nel tempo, accettandola incambio di beni reali e servizi. Ma sia nel primo che nel secondo casoquel "chiunque" è il proprietario del valore creato: non può esserloun terzo soggetto privato per di più esterno al patto siglato traemittente ed accettante. Non avrebbe titolo ad emettere un valoreche non gli appartiene: è il caso della banca ordinaria o della Bce.Solo un ente pubblico rappresentativo (l’istituzione) dell’accordo traemittenti ed accettanti (l’autorità istituita: Stato, Regione, Comune)potrebbe emetterlo in rappresentanza dei partecipanti all’accordo, la convenzione con la quale i partecipanti si obbligano a riconoscereil valore creato. 


"Il denaro è una nuova forma di schiavitù, distinguibile dallavecchia forma solo per il fatto che è impersonale, non c’è nessunarelazione umana tra padrone e schiavo.

                                                                  Lev Tolstoj


 L’accostamento tra schiavitù, lavoro salariato e liberazione daldebito (= libertà) ci conduce ad ulteriori considerazioni.


 "Per quanto paradossale ciò possa sembrare, nei quadri delle civiltàin cui la schiavitù massimamente si riferisce, il lavoro definiva lacondizione di schiavo, e non viceversa. Cioè: quando l’attività neglistrati più bassi della gerarchia sociale non fu retta da alcunsignificato spirituale, quando al luogo di una "azione" vi fu solo un"lavoro", allora il criterio materiale doveva prendere il sopravventoe quelle attività, in quanto legate alla materia e connesse ai bisognimateriali della vita, dovevano apparire degradanti e indegne d’ogniuomo libero. Il lavoro - πòvoç - poteva perciò essere solo cosa daschiavo, quasi a titolo di una pena - e, reciprocamente, per unoschiavo non poteva pensarsi altro dharma che il lavoro. Il mondoantico non disprezzò il lavoro perché conobbe la schiavitù, ed eranodegli schiavi a lavorare, ma al contrario perché disprezzò il lavoro,esso disprezzò lo schiavo; perché chi "lavora" non può essere cheuno schiavo, quel mondo volle degli schiavi e distinse, costituì estatuì in una classe sociale chiusa la massa di coloro il cui modod’essere non poteva esprimersi che nel lavoro....In tale mondo, erano l’attività speculativa, l’ascesi, lacontemplazione - il "giuoco" talvolta, e la guerra - ad esprimere ilpolo dell’azione di contro a quello servile del lavoro." 

                       Julius Evola, "Rivolta contro il mondo moderno." 


Le parole illuminanti di un maestro come Julius Evola danno moltoda pensare, e sono una fedele rappresentazione del mondomoderno degradato: "... perché chi "lavora" non può essere che unoschiavo ...".

 Siamo stati trasformati in schiavi lavoratori a beneficio esclusivo dispeculatori, nel senso prettamente finanziario materialista deltermine, non contemplativo metafisico. 

A conferma, un commento di Domenico De Simone:


 " ... difendiamo un lavoro che è di per sé uno strumento dischiavizzazione, invece di batterci per farlo scomparire. È l’equivococontenuto nel diritto al lavoro, che rovescia il senso dell’esistenza.Il lavoro sotto la costrizione di non poter vivere senza, è unaschiavitù e basta."


 Proprio come nell’antichità il mancato pagamento del debitoriduceva la persona in uno stato di schiavitù manifesta, ugualmenteal giorno d’oggi, in maniera meno visibile, il debito riduce inschiavitù. È una schiavitù non percepita, e per tale motivo, piùpericolosa, perché lo schiavo  felice, con l’enorme   flat-screen  nelsoggiorno, non cerca la libertà. Ha ceduto. È vinto. 


"È probabile che la schiavitù venga abolita dalla guerra e laschiavitù come proprietà termini. Io e i miei amici europei siamofavorevoli a che ciò accada, perché la schiavitù altro non è che laproprietà della forza lavoro ed implica prendersi cura dei lavoratori,mentre il piano europeo, sospinto dall’Inghilterra, è che sia ilcapitale a controllare il lavoro controllando i salari."


 Questa citazione è stata estratta da un articolo apparso nel 1862sull’Hazard Circular, pubblicazione della Banca d’Inghilterra, a firmadi un Mr. Hazard, banchiere egli stesso.
 Niente di nuovo all’orizzonte. Il capitale comanda il lavoro e laproduzione; con l’Usura (il prestito a  qualsiasi  interesse, ancheminimo, per l’uso del denaro) indebita le popolazioni di un debitoinestinguibile. Ma è tale la forza creatrice del lavoro umanoapplicato alla generosità di Madre Natura, moltiplicato dalla potenzaesplosiva di una moneta  fiat  che permette la realizzazione deiprogetti, che, onde impedire un accumulo di ricchezza nelladisponibilità dell’uomo comune, un prelievo forzoso si rendenecessario. 

Quindi, per un controllo sociale altrettanto efficace ma non cosìinvasivo, occorre indebitare le popolazioni. Stringerle a sé nella morsa del debito. Sostituire le catene di ferro, ormai impresentabili,con qualcosa di meno impattante. 

Creare un debito fittizio e permanente: le tasse da pagare. 

Ecco la loro reale funzione.


 John Perkins ci ha recentemente spiegato (Confessioni di un sicariodell’economia) come egli stesso, autodefinendosi  sicariodell’economia, sia andato, insieme a tanti altri  sicari, in giro per ilmondo ad indebitare Paesi poveri concedendo loro dei prestiti indollari (cartastraccia internazionalmente imposta dallo strapoterebellico della pre-potenza statunitense) in quantità che economiedeboli non saranno mai in condizioni di restituire. 


Non tutto è negativo in questi anni di cambiamenti epocali: forse ilvoluto deprezzamento delle cose materiali (le merci non sono maicostate così poco), mettono ancor di più in risalto il fatto che, perquelle che ancora costano tanto (automobili, case di lusso ...), nonvale forse la pena di sacrificare tanti anni di vita.L’abbassamento del livello qualitativo di qualsiasi merce èindicativo: quanto ancora deve scendere prima che ci rendiamoconto di star dando via la nostra vita in cambio di paccottiglia, inuna corrispondenza, vita/paccottiglia, di per sé degradante esignificativa allo stesso tempo?


 "La fossa  deve essere completamente colmata ...", diceva Guido DeGiorgio. 


Così come dà molto da pensare l’entità di emolumenti incassati daipoliticanti al comando: questi signori guadagnano cifre esageratedilapidando denaro altrui, del quale, proprio per questo motivo, nonpercepiscono il valore. Può amministrare con parsimonia solo chipuò dare il giusto valore a ciò che ha generato con sacrificio. Puògovernare solo chi ama e si mette al servizio del prossimo: maquesti signori non ci amano e si servono di noi. 

Tanta inefficienza e banalità della classe politica dirigente è casualeo voluta? Perché i vertici del Potere vengono oramai stabilmenteoccupati da non eletti provenienti dal nulla del loro passato? 

Ci stiamo avvicinando al crollo totale. 

Quanto manca ancora a che la misura sia colma?



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