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12/10/2019, 01:31



La-distinzione-tra-l’essenziale-e-l’accessorio


 LA FORZA ESSENZIALE DELLE VERITA’ PERENNI



Tenendoci, per quanto possibile, a debita distanza dall’indegno teatrino della politica onnipresente su schermi Tv e carta stampata, e con un forte desiderio di una boccata d’aria pura, andiamo a riscoprire la forza essenziale delle verità perenni. Qui di seguito riporto la presentazione di ORIENTAMENTI  di Julius Evola, nella collana GLI INATTUALI delle  Edizioni di Ar.


SULLA NATURA TRASCENDENTALE DELLA FORMA INTERNA


Il magistero della dottrina politica e metapolitica di Julius Evola può condensarsi in questo precetto: "Occorre tornare alle origini: attraversando e superando la sostanza erronea della modernità - colonizzata dal razionalismo e dal materialismo -, si deve riscoprire e riassumere la forza essenziale delle verità perenni".
Con il potere di un cantus firmus, simile insegnamento è diffuso nelle stesse pagine di Orientamenti, breve ma solenne testo che l’Autore scrisse nel 1950, con l’intento particolare di rivolgersi, nella voragine carsica della sconfitta, alla nobiltà degli sconfitti: quegli "scudieri" che, rispondendo alla chiamata del loro Capo, si erano levati in armi nella milizia della Rsi. Essi avrebbero dovuto opporre il proprio "spirito legionario" alla Stimmung della modernità, avvertendo nel suo individualismo "umanistico" il loro nemico elementare - ma oltrepassando l’angustia di una avversione semplicemente "politica", connaturata nell’indole di quei proscritti dal cuore avventuroso.


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Il perno su cui si innestano Orientamenti è l’uomo nella sua qualità spirituale, il vir nelle sue virtù dell’anima, nella sua formazione caratteriale - non il sistema ideologico, il programma politico  o l’organizzazione partitica. A quest’uomo, la permanenza della fisionomia legionaria avrebbe richiesto, ora, di proseguire la propria milizia per un Ordine considerato come luogo dello spirito, con il proposito di fondare le condizioni normative, interiori ed esteriori, dello Stato giusto, di trasformare l’operato politico: da gestione del potere in esercizio della potenza come pratica dell’idea. 
L’avvertimento che il testo destinava ai giovani guidati dal "giusto sentire" può quindi compendiarsi in questi termini: "L’idea deve incarnarsi in terra, attraverso gli uomini in ordine; costoro devono disincarnarsi in idea per diventare uomini dell’Ordine; per edificare, in terra, lo Stato dalle radici ultraterrene occorre al contempo edificare sé stessi - per sprofondarsi nella politica occorre approfondirsi nella metapolitica".
Le undici tesi in cui si articolano gli orientamenti evoliani riguardano dunque questioni nodali, passi politici e metapolitici dell’esistenza dell’uomo che persevera, ricomposto, nella sua lotta "stataria". Per la sua vita terrena, essi sono veri e propri punti della decisione: immanente, questa scelta, nel complesso del suo operare mondano, in quanto essa permane eco e riflesso conseguente da una decisione-elezione trascendentale.  E quest’ultima, in quanto agisce, rispetto alla risoluzione mondana, in qualità di condizione a priori, di funzione mediatrice superiore e precedente, in quanto sia, a sua volta, l’emissione di un centro di proiezione: la forma assolutamente oltremondana, la realtà trascendente. In un certo senso, possiamo dire che è secondo le proprietà di questa metodica proiettiva che l’evoliana "idea gerarchica integrale" si profonda nel tempo, si getta nella storia.


Orientamenti è un testo dalla tessitura grave che solo per generica approssimazione risulta scomponibile in elementi costitutivi precisi. La sua scrittura - la sua, possiamo ben dire, normografia - si lascia sottoporre non tanto a una procedura di ricerca espositiva quanto a un rapporto di consonanza e comunione: di "cerca" evocativa di affinità. L’esame del suo contenuto è non analitica valutazione di sintassi ideologica  (pur deducibile dalla regolazione degli elementi di quest’ultimo), ma intuitiva apprensione di simboli, approfondimento sintetico  di immagini esemplari, unificazione immediata di ispirazioni e accordi. Studio, insomma, che, senza risultare  da una sillabazione di concetti , perviene a una "pronuncia" sincronica, a una modellazione sintonica di idee.
Per una giusta raffigurazione prospettica del suo argomento - che risulti pure efficace rappresentazione prospettiva di esso: così da "permettere di vederlo" - valgono le impressioni, induttive, suscitate dalla lettura del commento che gli dedica Roberto Melchionda, dalla quale si dispiega anche questa nota. In primo piano di questa maestosa allocuzione si dispongono i motivi mondani del portamento dell’anima, mentre all’orizzonte, indistinti ma incombenti, si percepiscono i motivi oltremondani dello spirito: la trascendenza che può farsi "imperium". Là, in rarefatta lontananza = in der Ferne, nello sfondo: con i tratti spengleriani di un punto lontano cui si aneli -, la misteriosa, ipotetica eppur necessaria élite spirituale; qui, in densa vicinanza, la milizia mondana chiamata a preparare  l’evento e insieme l’"estrema difesa": a questi uomini di milizia Evola detta le regole di stile dell’anima.


Orientamenti  richiama condizioni formative di simboli e miti, rimanda a una misteriosa forma generativa, essenziale e immateriale, che dall’alto sgorga e fluisce nello spazio dello Stato vero, rendendolo così corpo mitico e mistico dell’idea di Stato. "Fluido" invisibile ma reale, essa non può non inerire - in grado germinativo pur elementare - nella religiosità politica dei sodalizi che aspirano al vero regimen della comunità. Ma, anche qui, occorre insistere sul fatto che l’Autore non corrisponde col Lettore mediante le parole della logica, i confronti della dialettica, i ragionamenti discorsivi, ma con lui comunica quasi percorrendo insieme tracciati analogici, suggerendogli l’<evidenza dell’idea>, la sintesi simbolica dello "stile", l’espressione emblematica dell’<esempio>.


Nel linguaggio concentrico di Orientamenti, conclusivo di contenuti  latenti  che "si danno" per manifestazione intuitiva, punto di intersezione è la nozione di "visione del mondo". E’ questo il puro centro di gravità della "forma interna" per un Lettore che avverta in sé, in qualche modo e misura, la vocazione a guardarla e custodirla. Una Weltanschauung  fondativa, che non viene mediata dalla dialettica e dalla retorica, né distratta dalle verifiche razionali, ma è - sul piano dell’anima - originaria intuizione-percezione-contemplazione  (Anschauung) del mondo (Welt ). Nel cuore di questa visione si rivela l’idea del mondo che sta - radicata entro la sfera dello spirito - come realtà trascendente e suprema potenza attrattiva rispetto al senso della vita umana. Si potrebbe dire che il rilievo semantico, il seme normativo di  Orientamenti  sia nel segno di una cattura di forze. Con una immagine derivata dai fenomeni astronomici: lo spirito -astro di grande "massa" - deve attirare nel proprio campo gravitazionale l’anima - astro più piccolo -, e questa rendere satellite il corpo degli uomini in ordine. 


Non solo per le asserzioni e i toni lapidari Orientamenti suggerisce proprietà che hanno la durezza della pietra. Di pietra è la sua stessa, almeno duplice, funzione simbolica: di lapide che chiude tombali luoghi comuni della modernità; di lapide commemorativa di verità arcaiche, scoperta dall’Autore per rievocare, nei migliori, l’idea - la visione - il sentimento del mondo che debbono dar norma alla vita, quale militia super terram  nel processo di consumazione del tempo storico. 



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