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13/10/2019, 01:45



"...-il-problema-primo,-base-di-ogni-altro,-è-di-carattere-interno:-rialzarsi,-risorgere-interiormente,-darsi-una-forma,-creare-in-se-stessi-un-ordine-e-una-drittura.-"


  "... l’unico risultato della seconda guerra mondiale è stato il ridurre l’Europa ad oggetto di potenze e di interessi extraeuropei ... la devastazione ... è di carattere soprattutto morale."



Prima di tornare ad Ezra Pound, propongo qui il secondo degli undici punti di Orientamenti, con l’intenzione di proporne sicuramente qualche altro in seguito. Lo faccio per impedire a me stesso e chi segue il blog di dimenticare, frastornati dalla valanga di banalità quotidiane provenienti da Tv e carta stampata, che ci sono verità perenni, valori superiori ai quali puntare per non restare travolti dai bassi interessi  di questa civiltà di materia e di macchine. Per mantenere sempre ben netta la distinzione fra l’essenziale e l’accessorio.


Il primo punto di  Orientamenti  chiudeva con alcune domande alle quali ci ricolleghiamo per riallacciare il discorso di Evola:
 
Ciò che solo conta è questo: noi oggi ci troviamo in mezzo ad un mondo di rovine. E il problemada porsi è: esistono ancora uomini in piedi in mezzo a queste rovine? E che cosa debbono, che cosapossono essi ancora fare?


2. - Un tale problema va invero di là dagli schieramenti di ieri, essendo chiaro che vincitori e vintisi trovano ormai su di uno stesso piano e che l’unico risultato della seconda guerra mondiale è statoil ridurre l’Europa ad oggetto di potenze e di interessi extraeuropei. Devesi riconoscere poi che ladevastazione che abbiamo d’intorno è di carattere soprattutto morale. Si è in un clima di generaleanestesia morale, di profondo disorientamento, malgrado tutte le parole di ordine in uso in unasocietà dei consumi e della democrazia: il cedimento del carattere e di ogni vera dignità, il marasmaideologico, la prevalenza dei più bassi interessi, il vivere alla giornata, stanno a caratterizzare, ingenere, l’uomo del dopoguerra. Riconoscere questo, significa anche riconoscere che il problemaprimo, base di ogni altro, è di carattere interno: rialzarsi, risorgere interiormente, darsi una forma,creare in se stessi un ordine e una drittura. Nulla ha imparato dalle lezioni del recente passato chi siillude, oggi, circa le possibilità di una lotta puramente politica e circa il potere dell’una o dell’altraformula o sistema, cui non faccia da precisa controparte una nuova qualità umana. Ecco unprincipio che oggi quanto mai dovrebbe aver evidenza assoluta: se uno Stato possedesse un sistemapolitico o sociale che, in teoria, valesse come il più perfetto, ma la sostanza umana fosse tarata,ebbene, quello Stato scenderebbe prima o poi al livello delle società più basse, mentre un popolo,una razza capace di produrre uomini veri, uomini dal giusto sentire e dal sicuro istinto,raggiungerebbe un alto livello di civiltà e si terrebbe in piedi di fronte alle prove più calamitoseanche se il suo sistema politico fosse manchevole e imperfetto. Si prenda dunque precisa posizionecontro quel falso « realismo politico », che pensa solo in termini di programmi, di problemiorganizzatori partitici, di ricette sociali ed economiche. Tutto questo appartiene al contingente, non  all’essenziale. La misura di ciò che può esser ancora salvato dipende invece dall’esistenza, o meno,di uomini che ci siano dinanzi non per predicare formule, ma per esser esempi, non andandoincontro alla demagogia e al materialismo delle masse, ma per ridestare forme diverse di sensibilitàe di interesse. Partendo da ciò che può ancora sussistere fra le rovine, ricostruire lentamente unuomo nuovo da animare mediante un determinato spirito e un’adeguata visione della vita, dafortificare mediante l’aderenza ferrea a dati principi ecco il vero problema.



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