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PAOLO MALEDDU
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25/02/2018, 15:44



SALVATE-IL-SOLDATO-RYAN-:-HOLLYWOOD,-L’USIA-E-LA-PROPAGANDA-DI-STATO-AMERICANA


 La recensione di John Kleeves (Stefano Anelli) del film "Salvate il soldato Ryan" e Hollywood : la falsa rappresentazione della realtà americana



Mondart, nella sua opera di accurata analisi delle tecniche subliminali e psicologiche di controllo mentale con le quali l’élite dominante ci tiene sottomessi, ci offre nel suo blog questa recensione di John Kleeves. L’articolo è fondamentale per capire quanto siano importanti i ruoli  dell’USIA (United States Information Agency) e della cinematografia americana in generale, nell’ambito dell’opera di colonizzazione mondiale portato avanti dai gruppi di potere al comando negli Stati Uniti.  La storia falsificata e la costante rappresentazione di una immagine positiva della politica di Washington nel tentativo di attenuare nell’immaginario collettivo il criminale protrarsi di una infinità di sanguinose guerre di conquista che tanta miseria e sofferenza provocano nel mondo intero. E’ solo il primo di una serie di articoli dedicati all’opera di John Kleeves, che ci offriranno una visione alternativa e più veritiera della realtà americana.


05 marzo 2011 
HOLLYWOOD E PROPAGANDA:SALVATE IL SOLDATO RYAN 
Recensione di John Kleeves 

La seguente è la recensionedel film Saving Private Ryan (Salvate il soldato Ryan), uscito nel1998 e diretto da Steven Spielberg per Ablin Entertainment; ilprotagonista principale è Tom Hanks.
 Occorre unapremessa. Io non tratto i film di Hollywood come fanno i criticicinematografici italiani, ed anche la maggioranza di quelli europei.Non li tratto come pure produzioni filmiche, realizzate a solo scopodi fare cassetta. Io so che lafilmografia americana - per antonomasia Hollywood - non è unafilmografia libera, che segue le sole leggi del mercato. Hollywooddeve sottostare a due condizioni: essa deve sì produrre filmeconomicamente validi, che permettano all’industria di automantenersie di creare pure dei profitti, ma 
deve anche fare in modo che isuoi film soddisfino le esigenze della Propaganda di Stato americana. 

Questo a partire dalla finedella seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti iniziarono unapolitica estera micidiale nei confronti del mondo, specienaturalmente del Terzo Mondo, e dovevano nasconderla. A sua volta pernascondere tale politica dovevano anche celare e travisare molte coseriguardanti la realtà americana, come la sua storia e la sua verasituazione sociale e politica. Quindi: propaganda. Hollywood erafondamentale per questo e fu costretta ad allinearsi. Ciò avvennenell’arco di tempo che va dal 1947 al 1953. Tecnicamentel’asservimento di Hollywood alle esigenze della politica nazionale -ciò che si potrebbe in verità chiamare la sua nazionalizzazione -fu ottenuto tramite le inchieste dell’HUAC (House Committee onUn-American Activities), che con la scusa di trovare deicomunisti nell’ambiente del cinema in realtà miravano solo esoltanto a tale scopo.

I produttori di Hollywood (perintenderci: Samuel Goldwin, Louis B. Mayer, David O. Selznik e cosìvia) sottoscrissero la loro resa con la celeberrima Dichiarazione delWaldorf del 3 dicembre 1947.
Quindi il 1 agosto 1953 fu creatal’USIA (United States Information Agency), un’Agenziagovernativa pubblica nell’esistenza ma segreta nell’operatività(esattamente come la Cia, istituita nel 1947), che aveva ilcompito statutario di curare l’immagine all’estero degli StatiUniti, e da allora tutti i prodotti di Hollywood dovetteroconformarsi alle sue direttive. Il tutto con infinita circospezione:il segreto più gelosamente custodito dall’US Government non è unasuper bomba, ma il suo controllo su Hollywood.

Ciononostante eccociqui a parlarne. La situazione non è cambiata e così a tutt’oggi ognifilm esce da Hollywood con l’imprimatur dell’USIA, che
oltre adesercitare una censura spesso carica tali prodotti con valenzepropagandistiche di sua creazione (l’USIA - che non si occupasolo di Hollywood - attualmente può contare su circa 30.000dipendenti fissi, sparsi in più di 120 paesi; il suo direttore sichiama Joseph Duffey e dipende dal Segretario di Stato, ora lasignora Madeleine Albright). La situazione è nota nell’ambiente diHollywood e oltre ai produttori (e cioè le Case di produzione e didistribuzione), anche gli attori e i registi sanno come si devonocomportare per sperare di poter fare carriera. Quelli che meglioconiugano l’abilità professionale con la disponibilità a farepropaganda diventano rispettivamente i Divi e i Registi di Stato,come da me definiti nell’articolo "Divi di Stato" stampatosul numero di aprile 1998 su questa rivista.
 Nei film di Hollywood io dunque cerco le falsificazioni storiche, le mistificazioni culturali, i dettagli fuorvianti; tutto ciò che costituisce propaganda premeditata, consapevole, a favore degli Stati Uniti.

 
Edeccoci a Salvate il soldato Ryan. Con Steven Spielberg e Tom Hanksabbiamo a che fare con due dei massimi esponenti delle categorietestè nominate. Il film non delude le aspettative. É cioè caricodi propaganda politica e culturale.
 La trama èsemplice. Il film immaginaun episodio della seconda guerra mondiale, avvenuto nel contornodello sbarco in Normandia. Il capitano John Miller (Hanks) del IIRangers incursori conduce la sua Compagnia nella prima ondata disbarco, subendo forti perdite (gli è capitato il punto più difeso,denominato in codice Omaha Beach, come storicamente). Tre giorni doporiceve l’incarico di trovare il soldato semplice (private) JamesRyan, paracadutato da qualche parte dietro le linee nemiche : ilComando ha scoperto che i tre fratelli di James sono morti quasicontemporaneamente su altri fronti e vuole che almeno lui possatornare a casa dalla madre. Conduce la ricerca con una squadra diincursori, che sarà quasi interamente annientata; alla fine muoreanche Miller mentre il soldato Ryan si salva. 
 Lefalsificazioni in grande stile sono le seguenti.
 Si dice esplicitamente che gli StatiUniti partecipavano alla guerra per la Libertà; partecipavano inveceper preservare la Balanceof Power in Europaminacciata dalla Germania e per preservare il Mercato dell’Oriente,dove dal 1937 il Giappone aveva iniziato l’invasione della Cina.Partecipavano cioè per salvare i profitti delle loro Multinazionali(evidente a riguardo della Cina, mentre l’Equilibrio di Potenza inEuropa serve per bloccare gli europei uno contro l’altro impedendoglidi portare una penetrazione commerciale aggressiva nel mondo). 

  Si presenta lo sbarco inNormandia, condotto massimamente dagli statunitensi, come l’eventodecisivo della guerra. Ilturning point della seconda guerra mondiale, come sanno anche ibambini, fu invece la battaglia di Stalingrado. Gli statunitensitemevano - e a gran ragione - lo scontro di forze di terra controi tedeschi.
 Per ciò avevanoevitato di aprire prima ilsecondo fronte nei Balcani, come era andato chiedendo con insistenzaChurchill, e per ciò lo sbarco in Normandia fu quasi ininfluentesull’andamento del conflitto : per compierlo attesero che l’esercitotedesco fosse prima stato sfasciato dai russi; attesero cioè che laguerra fosse già stata vinta da qualcun altro. Poi con tale sbarcoandarono a raccogliere almeno qualche briciola (il piatto forte delpranzo lo aveva divorato la Russia, che era giunta all’Elba;Churchill propose subito al grande Alleato di attaccare insieme laRussia, ma questi di nuovo giudicò, di nuovo a gran ragione, di nonessere in grado). 

Si presenta il Capo diStato Maggiore del periodo, gen. George C. Marshall, come unbrav’uomo preoccupato della sorte dei suoi uomini e delle loro madri;è lui infatti che nel film -Bibbia alla mano - prende la decisione di tentare di salvare ilsoldato Ryan, distogliendo dalle operazioni un fior di capitanod’assalto come Miller. La Storia dice che il generale Marshall forseera un brav’uomo, ma certo non era uno che tenesse in gran conto lavita dei suoi soldati: a suo tempo egli, d’accordo con i verticimilitari e politici dell’Amministrazione Roosvelt, e naturalmente conRoosvelt stesso, aveva manovrato affinché il progettato attaccogiapponese a Pearl Harbor riuscisse, provocandoquei tanti danni materiali e quei tanti morti che erano forsenecessari per scendere il paese in guerra contro Giappone, Germania,Italia.
 E magari, chissà,fra i 2.300 soldati americani morti durante l’attacco a Pearl Harborc’erano stati dei fratelli, magari tre. Qualunque persona di mediacultura negli Usa è a conoscenza di tale fatto, quindi ancheSpielberg. Marshall avrebbe effettivamente potuto prendere unadecisione del genere in tali frangenti, ma nel caso lo avrebbe fattoper motivi propagandistici, una eventualità che nel film non èadombrata. C’è quindi la propaganda spicciola. 

 I soldati americani sonodei coscritti non felici di trovarsi nella fattispecie ma convintidella necessità, della giustezza, di quella guerra. Nonc’è pertanto molta disciplina nei ranghi, né timore dei superiori,i cui ordini possono tranquillamente essere discussi e anchesbeffeggiati. Non era così naturalmente, come fu testimoniato dallenumerosissime fucilazioni sul campo avvenute fra gli altri luoghi inparticolare proprio a Omaha Beach : gli episodi sono adombrati nelfilm e proposti come dovuti a divergenze fra subordinati sul comecondurre con più zelo le operazioni (il sergente che minaccia con lapistola un soldato nell’indifferenza del capitano Miller; erano icapitani invece a ordinare le fucilazioni durante le azioni, e ilmotivo quasi sempre era il rifiuto di avanzare sotto il fuoconemico). 

Sono proposti degli squarcidella vita civile dei soldati americani, in modo da presentarcelinella loro umanità, e quindi familiari, non minacciosi. Cisi dice che lo stesso capitano Miller era un coscritto, non unmilitare di carriera, e che faceva l’insegnante di letteratura, conuna moglie che potava i rosai del giardino usando i suoi guantitroppo grandi. Figuriamoci se un tale elemento poteva esserearruolato come ufficiale tra gli assalitori, che erano invece sceltitra i semi delinquenti.
 Il soldato Carpazo muore per la sua ostinazione nel voler salvare una bambinafrancese. L’episodio vuole richiamare naturalmente la bambinaitaliana Angelina trovata sulla spiaggia di Anzio da un soldatoamericano e protetta, un fatto vero poi ampiamente sfruttatopropagandisticamente; per aiutarci il regista ci dice che il cap.Miller aveva partecipato ancheallo sbarco di Anzio. 
 Inquietante la figura del fuciliere scelto, o cecchino, Jackson:prima di ogni tiro invoca il Dio del Vecchio Testamento, il Dio degliEserciti che aiuta a sterminare i nemici del popolo eletto. E sembrache tale Dio lo assecondi davvero. E’ un concetto blasfemo, propinatocon noncuranza. Alla fine però Jackson muore, centrato dallacannonata di un Tigre:pure per una causa giusta, approvata da Dio, però si è macchiato dimolto sangue. Un martire, dopotutto.
 Per il restoabbiamo dei soldatiamericani tutti dei valorosissimi combattenti, quale più quale meno.Il caporale poliglotta non fa realmente eccezione: è unintellettuale, un pacifista, e non è tagliato per la guerra, ma siriscatta nel finale uccidendo il suo bravo tedesco. Ciò noncorrisponde alla verità : se i soldati americani fossero stativalorosi un decimo di quanto raccontato dal film gli Stati Uniti nonavrebbero avuto il bisogno della Guerra Fredda per rimediare alladebacle sul campo (i russi all’Elba = fine della Balance of Power inEuropa).

  I soldati tedeschi invecesono presentati non realmente come esseri umani, ma come automi,marionette che combattono senza ripensamenti, soloperché così è stato ordinato loro. Quando li si esamina da vicinorisultano essere disprezzabili: nel film unprigioniero tedesco prega in tutte le lingue perchè gli siarisparmiata la vita ma poi, ottenuto lo scopo, torna con i suoi acombattere con ancora maggiore ferocia, sino ad uccidere di baionettacon deliberata lentezza un soldato americano. 
 Non manca un omaggio all’aviazione americana della seconda guerramondiale, bisognosa infatti di potenti maquillage dopo il discreditoportatole dai bombardamenti di civili: la piccola scaramuccia finaleper il ponte è risolta dai P51 che improvvisamente irrompono inscena (come il VIICavalleggeri deiwestern) centrando il Tigretedesco. Oltretutto il P51 non era afftto un "cacciacarri"come definito nei dialoghi; gli americani non disponevano di taletipo di aereo, che avrebbe dovuto essere del tipo a tuffo (come gliStukatedeschied i IL-2 russi) visti gli ordigni trasportabili al tempo. Il P51 erasemplicemente un caccia, particolarmente adatto per eseguiremitragliamenti al suolo in volo radente di bersagli non corazzati;veniva infatti impiegato in coda ai bombardieri strategici permitragliare le persone che fuggivano all’aperto e non era sicuramentein grado di distruggere un carro armato.

Allafine, visti tanti e talmente triti spunti propagandistici, Salvate ilsoldato Ryan sembra un film girato a Hollywood nel periodo 1942-1945.
 C’è però una interessantenovità rispetto ai film di mera propaganda bellica di quel periodo:i combattimenti sono presentati con realismo. Specie nei venti minutiiniziali dedicati allo sbarco a Omaha Beach è mostrato cosa capitadavvero in battaglia: i colpiti non cadono a terra morti o feritigiusto esalando un "ah!",ma spesso sono spappolati, le schegge strappano loro gli arti o leviscere, il campo è così intriso di sangue da risultare scivoloso.Molti feriti sfortunatamente non svengono e gridano per i doloritremendi, anche per ore prima di svenire, o di morire. Ciò haindotto qualche critico cinematografico a parlare delfilm diSpielberg come di un lungamente atteso miracolo: dopo centinaia difilm americania favore della guerra, o almeno non antimilitaristi, finalmente unlavoro pacifista,di condanna della guerra. 
 Nonè così, il film non è antimilitarista. L’USIAinfatti non permette che si facciano film antimilitaristi ( gli USAsono sempre in guerra). Ciò risulta chiaramente dal monologo delcap. Miller, quando dice che la morte di ogni suo soldato ha salvato "dieci,cento, forse mille altre vite -americane-". Ciòè una assoluzione, una giustificazione, della guerra guerreggiata,della guerra sul campo : si combatte non per ammazzare - il che nonsuona bene in nessuna lingua - ma per salvare altri. E’ lostesso concetto che a suo tempo espresse il presidente Truman pergiustificare le bombe atomiche sulle città giapponesi. Del restolostesso Spielberg come si vedrà appresso ha negato che il film fossecontro la guerra. Solo i critici italiani hanno pensato il contrario. 
 Spielberg non ha però detto il verosignificato che la produzione ha voluto dare al film. Non c’èproblema, lo diciamo noi.

  Il messaggio del film -che è sul piano subliminale - è il seguente. Vistoi sacrifici che abbiamo fatto noi americani per la Libertàdell’Europa? Non siate quindi ingrati, non buttateci a mare. Inoltre:abbiamoin quel modo acquisito dei diritti sull’Europa Occidentale. Unmessaggio del genere è opportuno in questi anni di Perestroika. Lospauracchio dell’URSS è scomparso e l’Europa Occidentale stapensando a un cambio di campo che le converrebbe grandemente:sganciarsi dagli USA e ottenere la protezione militare russanecessaria per competere efficacemente - ad armi pari - con gliStati Uniti nel mondo.
 USA ed Europa Occidentale sono infatti nemici economicinaturali, mentre invece la russia notoriamente non è interessata aicommerci (preferisce ricevere i tributi dei vassalli che commerciano,come Germania e Italia hanno cominciato a versare; a breve seguiràl’UE intera e il Giappone.)
  Aquesto punto non ci si può esimere da una considerazione. Gliamericani sono davvero degli inguaribili commercianti trappoloni, chevendono cara la loro merce scadente e che con niente voglionoottenere guadagni mirabolanti. Nello sbarco in Normandia ebbero circa10.000 morti, e poco più nel resto della campagna europea, cioècirca 20.000 in tutto, e con ciò accampano diritti sullEuropaOccidentale. Cosa dovrebbero allora dire i russi? Nella solabattaglia di Stalingrado ebbero circa 100.000 morti, mentre loscontro con la Germania costò loro globalmente circa 20 milioni divittime (in grande maggioranza civili). Oppure gli americanicalcolano che ogni vita loro vale 1.000 vite degli altri.
 Ilrealismo di Spielberg è dunque un realismo peloso, strumentale,asservito ad una esigenza politica di propaganda. Ciò è dimistratoda una semplice osservazione : solo i soldati americani nel film sonomartoriati, dilaniati, sventrati. I soldati tedeschi no : muoionosubito, cascando come birilli, con tanti "ah","oh", uh". Propriocome gli indiani deiwestern. Possonoanche essere inceneriti col lanciafiamme; gridano solo un po’ di più.
 
Potremo concedere a Spielberg- e a Hollywood tutta se è per questo - di aver realizzato unfilm di guerra realistico ed onesto solo quando tale film mostreràgli orrori subiti da entrambe le parti. In particolare, trattandosidi un film sulla seconda guerra mondiale, quando mostrerà i realieffetti sulle persone dei bombardamenti a tappeto di città, e deibombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki; quando mostrerà ibambini, le donne e gli uomini dilaniati, sventrati e schiacciatidalle schegge e dalle macerie, e arsi vivi dal fosforo bianco, dalNapalm e dal vento nucleare. Ma ciò non sarà mai.

Ilrealismo nel dipingere le durezze dei soldati americani in battagliaserve anche per lucrare dei vantaggi collaterali. E’ per tali durezze- suggerisce il film - che ai soldati americani può capitare diuccidere prigionieri, o di torturarli, come oramai si sa che feceroappunto nella seconda guerra mondiale, e poi nella guerra di Corea,del Vietnam, di Panama, del Golfo (dove una colonna pare di 30.000soldati iracheni disarmati e in fuga, e che facevano gesti di resa,fu incenerita col Napalmlanciato da cacciabombardieri. 
O erano dei P51 "cacciacarri",signorSteven Spielberg?). Analogamenteè per tali durezze che può aversi un alto numero di propri soldatiuccisi da commilitoni, in realtà in maggior parte fatti fucilare sulposto dai comandanti. Negli ultimi anni la causa di tali decessi èsegnalata dalla stampa come dovuta a "fuoco amico". Non èuna bugia in effetti.
 A mio parere il film è stato commissionato direttamente dall’USIA,o suggerito; non credo che quest’ultima si sia limitata, come ingenere fa, ad approfittare di una trama presentata da un produttoreper inserirvi temi propagandistici ad hoc. Possiamo ascoltare alcuneaffermazioni di Spielberg e Hanks contenute in una intervistaraccolta dal giornalista Giovanni Bogani del Restodel Carlino
 Spielbergha detto qualcosa sul terrorismo: 
 "Va fermato intutti i modi. Anche con i bombardamenti, sì. Ma ci vogliono proveconcrete di responsabilità, non ipotesi. Non si può bombardare unsimbolo. Insomma, ci vogliono degli ottimi servizi segreti".
 Ilriferimento naturalmente è ai bombardamenti con missili effettuatidagli USA nell’agostodel 1998 in Sudan e Afghanistan, che Spielberg viene a presentarecome benefici. Invece i missili gettati nell’Afghanistan degli amiciTalebani erano dei diversivi per confondere le idee, edhanno danneggiato infatti una loro fazione rivale; mentre con quelligettati in Sudan si è colta la scusa del terrorismo per danneggiareun paese che assolutamente non appoggia il terrorismo, ma chedispiace agli americani né può reagire : hanno distrutto unafabbrica di medicinali (una fabbrica di medicinali in Sudan, comedire un pastificio nel Bangla Desh, e l’ONU non ha fiatato).
 Spielberg appoggia insomma la nuova scusa escogitata dal Dipartimentodi Stato per sovvertire il Terzo Mondo al posto di quella delcomunismo. Dice anche che occorre aumentare l’efficienza della CIA:così ancora più CIA nel Terzo Mondo, non per sovvertire la carità: per prevenire il terrorismo.

Dice poi il Regista: 
"Laguerra può essere, in alcuni casi, inevitabile. Per esempio, letruppe americane, sbarcando in Normandia, hanno salvato la culturaoccidentale".
 Chiara la posizione a favore della guerra di Spielberg : per la loropolitica neocoloniale gli Stati Uniti devono far guerre incontinuazione, e quindi non bisogna fare film antimilitaristi. Perquanto riguarda il salvataggio della cultura Occidentale, questoconcetto rientra nell’ottica del messaggio subliminale del film chesi è vista. 
Hanksha detto: 
 "Seci fosse una guerra giusta, contro un regime totalitario, che mettein pericolo la sicurezza del mondo, non esiterei un minuto: ciandrei".
 Giustificatutte le guerre e guerricciole statunitensi nel mondo, che avvengonoal ritmo di una all’anno fra le grandi e le piccole: sono infattisempre - a detta degli Stati Uniti d’America - guerre "giuste",contro"regimitotalitari" chemettono in pericolo la "sicurezzadel mondo". Inrealtà l’unico regime totalitario che mette in pericolo la sicurezzadel mondo sono gli Stati Uniti: secondo Hanks bisognerebbe fargliguerra, e lui parteciperebbe. 
 QuindiHanks ammette tranquillamente l’appoggio dato dal Pentagono allarealizzazione del film: 
 "Abbiamo fatto alcuni giorni di addestramento con unufficiale dei Marines, Dale Dye ...".
 Glisiamo grati, ma non occorreva la sua ammissione. La partecipazionedel Pentagono risulta dai mezzi militari dell’epoca usati per leriprese, che giacevano nei magazzini del medesimo: sono visibili atutti. Dovrebbe essere superfluo osservare che il Pentagono presta isuoi mezzi solo con l’assenso dell’USIA. Queste non sono intervisteda normali registi e attori. Queste sono interviste da funzionarigovernativi. In effetti Tom Hanks, in una intervista pubblicata sulquotidiano NewYorker del28 novembre 1998, ha manifestato l’intenzione di dedicarsi allacarriera politica. Ciò non deve meravigliare, così come a suo temponon avrebbero dovuto meravigliare gli esempi di Shirley Temple, diRonald Reagan, o anche di Clint Eastwood: negli Stati Uniti essereuna star del cinema già significa essere in politica. Significainfatti essere un Divo di Stato, un uomo che coscientemente coniugal’attività professionale privata con le esigenze di Stato. Discorsianaloghi valgono naturalmente per Spielberg.
 Per il resto, dal punto di vista filmico, a me pareche Salvate il soldato Ryan sia un’opera abbastanza riuscita.Valutate però voi se è il caso di spendere diecimila lire pervedere un film di propaganda di uno Stato estero. Di uno Stato esteroi cui interessi sono oltretutto in contrasto con quelli del vostropaese, dell’Italia.
  


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SALVATE IL SOLDATO RYAN : HOLLYWOOD, L’USIA E LA PROPAGANDA DI STATO AMERICANA

25/02/2018, 15:44

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